La nuova batteria plug-in da 2 kWh si collega a una presa standard e punta a superare le barriere che
Lo scorso 7 luglio, gli annunci diffusi da PV Magazine hanno messo nero su bianco ciò che fino a ieri sembrava un controsenso tecnico: una batteria domestica che si collega a una normale presa Schuko, senza forare muri né chiedere permessi. Il Nook Cube da 2 kWh — una scatola compatta pensata per stare in un angolo del soggiorno o in corridoio — non è un esperimento da laboratorio, ma il primo tassello di una strategia a tre livelli con cui Octopus Energy vuole ridisegnare l’accumulo energetico dal basso. Per gli oltre 10 milioni di famiglie in affitto nel solo Regno Unito — e presto anche per quelle italiane — significa per la prima volta poter immagazzinare energia solare senza dover convincere il proprietario di casa.
Il Cube: nessun tecnico, nessuna burocrazia
La rottura degli schemi sta tutta nel connettore. Il Nook Cube non richiede un quadro elettrico dedicato né un interruttore differenziale supplementare: si attacca a una presa standard e inizia a caricarsi quando l’elettricità costa meno, restituendola nelle ore di punta. È la stessa logica di un elettrodomestico — lo sposti, lo scolleghi, lo porti con te quando cambi casa — ed è proprio questo a farne uno strumento concreto per una fetta di mercato finora esclusa dall’accumulo residenziale. Come ha sottolineato TechRadar, il plug-in Nook Cube è stato progettato specificamente per gli inquilini britannici, un segmento che finora restava fuori perché qualsiasi batteria a parete richiede un’installazione fissa e il consenso del locatore. Con 2 kWh di capacità non si alimenta una villetta intera, ma si coprono i carichi di base — router, frigorifero, illuminazione a LED — per diverse ore, spostando i consumi quando la tariffa è più conveniente.
La semplicità tecnica è la vera promessa commerciale. Octopus non ha bisogno di una rete di installatori certificati per il Cube: lo vende come un prodotto da e-commerce, lo spedisce, il cliente lo collega. Questo abbatte il costo di acquisizione e, insieme alla possibilità di gestire la carica tramite l’app dell’operatore, trasforma la batteria in un terminale di servizio più che in un impianto. In Italia l’azienda è entrata nel mercato retail dell’energia nel 2022 e oggi, con oltre 900.000 contatori già serviti, può contare su una base installata abbastanza ampia da rendere credibile la distribuzione di dispositivi fisici. Ma Octopus non si ferma alla semplicità: per chi può contare su spazio e budget, c’è il Nook Colossus.
Colossus e oltre: la sfida ai giganti dell’accumulo
Mentre il Cube abbatte le barriere per gli affittuari, il Colossus guarda ai proprietari di casa che vogliono massimizzare l’autoconsumo. Si tratta di un sistema a parete da 5 o 10 kWh, con la possibilità di impilare più moduli fino a raggiungere 30 kWh, una soglia che lo mette in diretta concorrenza con prodotti come il Tesla Powerwall. La differenza non sta solo nella modularità, ma nel canale di vendita: come ha riportato TechRadar e rilanciato lo stesso Octopus Energy, Octopus è il primo grande fornitore britannico di energia a commercializzare una propria gamma di batterie direttamente ai clienti finali, senza passare da installatori terzi né da rivenditori specializzati. È un cambio di passo che trasforma un’utility in un marchio hardware, con tutto ciò che comporta in termini di assistenza, logistica e gestione delle garanzie.
L’arrivo sul mercato è fissato per il 2027 in cinque paesi europei, Italia compresa. I tempi non sono casuali: servono per mettere a punto la catena di fornitura e, probabilmente, per calibrare le politiche di prezzo su tariffe elettriche che variano molto da uno Stato all’altro. Octopus ha già investito oltre 250 milioni di euro nel nostro paese e l’obiettivo dichiarato — risalente già al 2025 — è di raggiungere un milione di contatori italiani, una massa critica sufficiente a sostenere il lancio di hardware fisico con marginalità ragionevoli. L’incognita, come sempre, è il costo al chilowattora installato: senza cifre ufficiali è impossibile stabilire se il Colossus sarà competitivo rispetto a prodotti già affermati sul mercato europeo, ma la strategia di vendita diretta suggerisce margini di manovra interessanti. E l’orizzonte di Octopus va ben oltre il residenziale.
Swaptopus: batterie che girano come il gasolio
Se la batteria di casa è la base, la batteria su ruote è il futuro. All’Energy Tech Summit del 22 giugno 2026, la stessa occasione in cui è stata presentata la gamma Nook, Octopus ha annunciato Swaptopus, una joint venture con CATL per costruire una rete europea di stazioni di scambio batterie dedicate ai camion elettrici. L’idea è quella di sostituire la sosta di ricarica — che per un pacco batterie da diverse centinaia di kWh può durare ore — con un cambio meccanico di pochi minuti, esattamente come già avviene in Cina dove la tecnologia è stata collaudata sul campo da CATL e dove circolano migliaia di veicoli pesanti predisposti al battery swapping. Portare lo stesso modello nel Regno Unito e in Europa, come ha dichiarato il partner cinese, significa mettere in discussione l’infrastruttura di ricarica ultraveloce su cui stanno investendo la maggior parte degli operatori autostradali.
I dettagli tecnici sono ancora scarsi: non si conosce il formato delle batterie, la potenza di scambio né il numero di hub previsti. Resta da capire se l’Italia, con la sua rete autostradale e il volume di traffico merci su gomma, rientrerà nella prima fase di roll-out oppure dovrà attendere una validazione sui mercati del Nord Europa. Quel che è certo è che Octopus sta provando a occupare tutti gli anelli della catena: dal Cube da appartamento al pacco batterie per un autoarticolato, passando per l’accumulo residenziale di taglia medio-grande.
Dietro l’ingresso di Octopus nell’hardware — dalla presa di casa agli hub autostradali — c’è una scommessa più ampia: che l’accumulo diventi un servizio, non un prodotto. Se la batteria si installa in cinque minuti, si gestisce da app e si porta via quando si cambia casa, allora la leva competitiva non è più la chimica delle celle o la densità energetica, ma la semplicità tecnica e la capillarità della distribuzione. Per gli installatori e i gestori di energia il messaggio è chiaro: prepararsi a un mercato dove ciò che conta non è la potenza bruta, ma la capacità di far arrivare un dispositivo funzionante a un cliente che non ha mai aperto un quadro elettrico.




