La strategia di Lisbona punta a raddoppiare lo stoccaggio entro il 2040, mentre Madrid accelera con nuovi fondi
Quando il buio è calato su gran parte della penisola, la differenza tra avere o non avere capacità di risposta rapida si è misurata in secondi. Le turbine di Gouvães, il gioiello da 880 MW del complesso di Tâmega che Iberdrola ha portato a piena operatività già nel 2022, sono diventate in quelle ore la dimostrazione pratica di un principio che i pianificatori energetici portoghesi conoscono bene: in un sistema che genera circa l’80% dell’elettricità da fonti rinnovabili, la stabilità non è un optional, è il prerequisito.
Il complesso di Tâmega, con i suoi 1.158 MW complessivi tra pompaggio e impianti ad acqua fluente, era nato con un’altra missione: assorbire i picchi di produzione eolica e solare. Ma il 28 aprile 2025 ha mostrato a cosa serve davvero lo stoccaggio quando la rete va giù. E se dieci minuti sono bastati a fare la differenza, ecco perché il Portogallo ora vuole molto di più.
La scommessa portoghese: da 3,6 a 5 GW di pompaggio
La rapidità di risposta non è passata inosservata a Lisbona. La strategia nazionale per lo stoccaggio energetico, presentata nei giorni scorsi dal Segretario di Stato per l’Energia Jean Barroca alla presenza del Ministro dell’Ambiente e dell’Energia Maria da Graça Carvalho, fissa obiettivi che ridisegnano la mappa della flessibilità portoghese. Il traguardo intermedio: circa 3,9 GW di capacità di pompaggio entro il 2030. Quello finale: più di 5 GW entro il 2040.
Oggi il Portogallo opera già oltre 3,6 GW di stoccaggio tramite pompaggio, una cifra che lo colloca tra i mercati più attrezzati d’Europa. Il salto a 5 GW significa aggiungere circa 1,4 GW di nuova capacità in quindici anni, un’espansione incrementale ma significativa se si considera la maturità del parco esistente. Il contesto complessivo è ancora più ambizioso: la capacità totale di stoccaggio dovrebbe raddoppiare a 10,5 GW entro il 2040, includendo un’espansione delle batterie che punta a triplicare fino a 4,5 GW.
I numeri vanno letti insieme. Da un lato, il pompaggio fa il lavoro pesante: tanta potenza, lunga durata, inerzia meccanica che tiene su la frequenza della rete. Dall’altro, le batterie coprono i buchi più brevi e veloci. La partita non è tra tecnologie, ma sulla combinazione giusta. Il Portogallo sta sostanzialmente dicendo: abbiamo già molto pompaggio, lo rafforziamo, e intanto costruiamo una flotta di batterie per la risposta in secondi. La domanda è se i tempi di autorizzazione e investimento terranno il passo con le ambizioni. I prossimi mesi, con i due bandi per batterie attesi a settembre, daranno un primo segnale concreto.
Ma la capacità non è solo una cifra interna: la penisola iberica è un mercato unico dell’elettricità, e le scelte di Lisbona si misurano con quelle di Madrid.
La Spagna incalza: 165 milioni per 2,1 GW di pompaggio
Oltre il confine, Madrid non sta a guardare. La Spagna ha già assegnato 165 milioni di euro a sette progetti di stoccaggio idroelettrico tramite pompaggio, per un totale di circa 2,1 GW di potenza e 21 GWh di capacità energetica. È un pacchetto di investimenti che, se portato a termine, raddoppierebbe abbondantemente l’obiettivo di nuova capacità che il Portogallo si è dato per lo stesso orizzonte temporale.
La cifra spagnola è rilevante non solo per i volumi, ma per il segnale politico: lo stanziamento diretto accorcia i tempi tra annuncio e cantieri, un nodo che in Portogallo resta ancora da sciogliere. C’è un effetto competizione tra i due Paesi, ma c’è anche un’integrazione di fatto: la rete iberica è sincronizzata, e la capacità di storage su un lato del confine serve anche all’altro. Chi investe prima e meglio, di fatto, esporta stabilità.
La domanda ora è chi arriverà prima a garantire la tenuta di una rete che, su entrambi i lati della frontiera, diventa ogni anno più dipendente da sole e vento. Il blackout del 2025 ha mostrato cosa succede quando la catena si rompe. Le strategie pubblicate nei giorni scorsi mostrano cosa serve per evitare che si ripeta. La differenza la faranno i permessi, gli investimenti, e soprattutto la capacità di passare dalle presentazioni ministeriali ai primi metri cubi d’acqua sollevati nelle vasche di monte. I prossimi mesi diranno se gli stanziamenti si trasformeranno in cantieri. Il dato da tenere d’occhio, più ancora dei megawatt installati, sarà la capacità di risposta misurata in secondi.




