La California Energy Commission ha quantificato la spesa per riacquistare i contratti già firmati con le aziende energetiche
I miliardi che non ti aspettavi
Il conto preciso lo ha messo nero su bianco la California Energy Commission: 2,6 miliardi di dollari di fondi pubblici per riacquistare contratti di locazione per l'energia eolica offshore. Non stiamo parlando di incentivi andati a vuoto o di progetti finiti nel dimenticatoio per intoppi burocratici. Qui il governo federale ha scelto attivamente di versare denaro alle aziende per cancellare progetti già autorizzati, con contratti già firmati.
Il meccanismo è semplice: un'azienda ha un contratto valido per sviluppare un parco eolico in mare. L'amministrazione decide che quel parco non si farà. Ma il contratto ha un valore legale, e per uscirne bisogna pagare. Così lo stato compra la rinuncia. Con i soldi di chi paga le tasse. E nel frattempo la bolletta elettrica resta legata al prezzo del gas, che notoriamente non brilla per stabilità. Ma perché spendere tanto per cancellare qualcosa che potrebbe abbassare i costi dell'energia?
La retromarcia a stelle e strisce
Per capire come siamo arrivati a questo punto bisogna tornare indietro di oltre un anno e mezzo. Il 20 gennaio 2025, primo giorno completo del suo secondo mandato, Donald Trump ha firmato un memorandum presidenziale che ritirava l'intera piattaforma continentale esterna degli Stati Uniti dalla locazione per l'energia eolica offshore. Tradotto: stop a qualsiasi nuova concessione in mare. Una decisione drastica, che ha congelato un intero settore con un tratto di penna.
Ma i contratti già in essere non si cancellano per decreto. E qui entriamo nella fase due. Lo scorso marzo, dopo una serie di sconfitte in tribunale nella sua crociata contro l'eolico, l'amministrazione ha raggiunto un accordo con TotalEnergies, colosso energetico francese: due contratti di locazione offshore cancellati in cambio di quasi un miliardo di dollari. La reazione non si è fatta attendere: a giugno sette stati guidati da New York hanno citato in giudizio l'amministrazione proprio per quell'accordo, sostenendone l'illegittimità. Ora la California sta preparando una seconda ondata di cause.
Mentre gli Stati Uniti litigano e spendono miliardi per fermare le turbine, il resto del mondo accelera. Secondo il Global Wind Energy Council, nel 2025 la capacità eolica globale cumulata ha raggiunto 1.299 GW, con 57 paesi che hanno installato nuove turbine nel corso dell'anno. L'eolico offshore in particolare è cresciuto del 16% a livello mondiale, avvicinandosi al traguardo cumulativo di 100 GW, trainato da Cina ed Europa. Sono numeri che raccontano una direzione chiara: l'eolico offshore non è una scommessa sperimentale, è una tecnologia matura su cui le economie competitive stanno investendo massicciamente per ridurre la dipendenza dai combustibili fossili e, a cascata, contenere i costi energetici per cittadini e imprese.
E adesso cosa succede?
Con questi numeri in mente, la domanda è: cosa significa per chi paga le tasse? Al momento, i 2,6 miliardi sono già stati impegnati. Non sono una previsione di spesa, non sono un'ipotesi: sono soldi che l'amministrazione ha destinato ai riacquisti. Le cause legali in corso potrebbero rallentare o bloccare ulteriori accordi simili, ma non recuperano quanto già versato. E nel frattempo quei parchi eolici non producono un chilowattora.
Per un cittadino americano, il conto è duplice: da un lato paga con le tasse la cancellazione dei progetti, dall'altro paga in bolletta un mix energetico che resta più esposto alle oscillazioni del gas rispetto a quanto sarebbe stato con più eolico in rete. Per chi osserva dall'Europa, la lezione è istruttiva: accelerare su una fonte rinnovabile oggi non è solo una scelta ambientale, è una decisione che tocca direttamente il portafoglio. Ritardare costa, in tutti i sensi. La partita legale è ancora aperta, ma il vento non aspetta.
Mentre il mondo scommette sull'eolico per ridurre i costi energetici, gli Stati Uniti scelgono di pagare per restare indietro. Il conto, alla fine, arriva sempre a chi apre la bolletta.




