Dopo il boom del 2022 e 2023 l’offerta ha superato la domanda, con fallimenti e ritiri dal settore
È una scena che si sta ripetendo in molte case europee. Da un lato la voglia di rendersi indipendenti dalle bollette, dall’altro la sensazione che il mercato delle installazioni residenziali sia diventato una giungla. Non è una paranoia: è esattamente la fotografia scattata dallo Zentrum für Nachhaltige Transformation (ZNT) di Berlino nel suo monitoraggio pubblicato il 29 giugno scorso. Dopo il boom esplosivo del 2022 e del 2023, il mercato solare B2C ha raggiunto una cesura: l’offerta ha superato la domanda e molti installatori sono finiti fuori gioco. Ma come siamo arrivati a questo punto?
Un mercato che si raffredda
Per capire, basta guardare i numeri. In Germania, secondo i dati di SolarPower Europe, la capacità solare installata era cresciuta del 214 per cento tra il 2022 e il 2023. Un’impennata che sembrava inarrestabile. Invece già l’anno successivo, tra il 2023 e il 2024, la crescita è crollata ad appena il 6,66 per cento. Il solare residenziale sui tetti, che nel 2023 rappresentava il 28 per cento di tutta la capacità installata nell’Unione europea, nel 2025 è sceso al 14 per cento: una contrazione che SolarPower Europe ha definito un rischio concreto per gli obiettivi al 2030.
Dietro questa frenata ci sono tre fattori che si sono sommati: il calo dei prezzi dell’elettricità, i tassi di interesse più alti e i magazzini pieni di moduli invenduti. Come scrive ZNT, «dopo il boom del 2022 e 2023, il mercato è passato da un eccesso di domanda a un eccesso di offerta». La conseguenza è stata una vera e propria ondata di consolidamento, con fallimenti e ritiri dal business residenziale.
I numeri fanno impressione anche fuori dalla Germania. In Svezia, nel solo 2025 si sono contate 160 insolvenze legate al solare, dopo le 147 dell’anno precedente. E non sono solo le piccole imprese a soffrire: Enpal, uno dei nomi più noti del settore, nel 2024 ha visto scendere il fatturato a 860 milioni di euro, contro i 905 milioni del 2023, con installazioni passate da 31.000 a circa 25.000. Come osserva ZNT, persino alcuni leader di mercato registrano per la prima volta ricavi stagnanti o in calo.
Scegliere con la testa (e non solo di pancia)
Davanti a questi numeri, la domanda è: conviene ancora installare il fotovoltaico? La risposta non è un sì o un no secco. Oggi più che mai conviene a chi sa scegliere. Il mercato è diventato un mercato degli acquirenti: i prezzi sono scesi, ma è cresciuta anche la probabilità di affidarsi a un’azienda che potrebbe non esserci più tra un anno, quando servirà assistenza o manutenzione.
Un indicatore utile è guardare che cosa stanno facendo i player più solidi. 1KOMMA5°, per esempio, ha ormai meno della metà degli ordini legati ai soli pannelli solari: sta diversificando su pompe di calore, batterie e gestione intelligente dell’energia. Non è un dettaglio: significa che le aziende più strutturate si stanno già preparando a un mercato in cui vendere un impianto fotovoltaico non basta più. Secondo una recente analisi di EUPD Research, i tre nomi di riferimento nel solare residenziale europeo sono, in ordine alfabetico, 1KOMMA5°, E.ON Solar ed Enpal.
Avere in mano un preventivo firmato da uno di questi gruppi, o comunque da un installatore con bilanci solidi e una rete di assistenza strutturata, fa una differenza enorme. Non è solo una questione di garanzia sui pannelli, ma di sopravvivenza dell’azienda stessa. E in un mercato dove l’offerta abbonda, il cliente ha il potere di fare domande scomode: quanti impianti avete installato l’anno scorso? Quanti tecnici avete sul territorio? Offrite contratti di manutenzione pluriennali?
La frenata del mercato non significa che il fotovoltaico non convenga più. Significa che si è chiusa la fase in cui si comprava a occhi chiusi. Oggi un preventivo va letto con più attenzione, confrontato, e soprattutto va valutata la solidità di chi lo propone. Il momento è buono per chi ha pazienza: i prezzi sono più bassi di due anni fa, ma il risparmio vero si concretizza solo se l’impianto continuerà a funzionare bene per i prossimi vent’anni. E questo dipende da chi lo installa.




