L’operazione con Sungrow per 240 MWh nel Viterbese è il primo tassello di un piano da quasi 1 GWh in
La scorsa settimana, l’azienda spagnola BNZ ha annunciato una partnership con Sungrow per installare 240 MWh di accumulo a batteria nei propri progetti fotovoltaici in provincia di Viterbo. L’operazione si inserisce in un mercato che, ad oggi, ha già messo in fila complessivamente oltre 1,5 GWh di nuova capacità in fase di sviluppo. Il segnale è inequivocabile: il sistema elettrico italiano sta attirando investimenti di scala che fino a pochi mesi fa si vedevano soltanto nelle economie di accumulo più mature.
La febbre del gigawattora
Il dato aggregato, riportato nelle scorse settimane, non è un’eccezione isolata. Le operazioni recenti – da Sonnedix a RWE, passando per la Strioga Family Foundation e fornitori come LONGi e Sungrow – hanno portato il totale degli annunci di sistemi di accumulo a batteria in Italia ben oltre gli 1,5 GWh. Si tratta di contratti e progetti in fase di sviluppo, non di capacità già in esercizio, ma la progressione rispetto a un mercato che fino al 2024 era principalmente residenziale è impressionante. Dentro questo volume, la quota che sta costruendo BNZ non è marginale: la società prevede di portare a termine quasi 1 GWh di stoccaggio solo in Italia, un dato che da solo ridisegna la mappa concorrenziale.
La domanda, a questo punto, è scontata: chi c’è dietro questa accelerazione? E perché proprio ora?
Chi spinge sull’acceleratore
BNZ è un produttore indipendente di energia (IPP) sostenuto da Nuveen Infrastructure. Già ad aprile aveva svelato l’ambizione di aggiungere fino a 850 megawatt (MW) di potenza di accumulo a batteria al proprio portafoglio solare fotovoltaico in Spagna, Italia e Portogallo. Un piano che si tradurrà, in una prima fase, in 530 MW distribuiti tra i tre Paesi nel 2026 e nel 2027. Non si parla di ipotesi vaghe: sono numeri che arrivano direttamente dalla comunicazione finanziaria della società, riportati da fonti di settore.
Misurata in energia – la metrica che conta per chi deve decidere per quante ore un impianto può erogare potenza – la quota italiana da sola vale quasi 1 GWh, ripartita su otto progetti collocati in Lazio, Sicilia e Puglia. La partnership con Sungrow per i 240 MWh nel Viterbese non è che il primo tassello visibile di un disegno più ampio. Ed è anche il segnale che la transizione industriale di BNZ è già in fase esecutiva: da costruttore di parchi fotovoltaici a operatore ibrido capace di spostare l’energia nelle ore in cui la rete ne ha più bisogno.
L’ordine a Sungrow non è casuale. Il produttore cinese è ormai uno dei punti di riferimento per le batterie utility‑scale, e la taglia del contratto – 240 MWh di capacità – colloca l’impianto laziale tra i più grandi ordinativi di accumulo in Italia. Se si somma questo impegno a quanto annunciato dalle altre aziende (solo poche settimane fa RWE si era mossa su una scala analoga, e Sonnedix ha acquistato interi portafogli di progetti in fase autorizzativa), si capisce perché il totale nazionale abbia superato la soglia degli 1,5 GWh: non è una bolla di singoli annunci, ma una corsa a piazzare ordini prima che la finestra regolatoria e i prezzi di sistema offrano rendimenti sufficienti a ripagare gli investimenti.
Quello che conta nei prossimi mesi
Se i piani di BNZ si traducono in megawatt effettivamente collegati alla rete, il panorama cambia rapidamente. Le prime installazioni dei sistemi di accumulo sono già in calendario per quest’anno: la società ha dichiarato che i cantieri partiranno nel 2026. I riflettori vanno puntati proprio qui, perché il passaggio dalla carta al cronoprogramma è la vera cartina di tornasole della solidità di queste ambizioni. Lazio, Sicilia e Puglia sono le tre regioni dove BNZ ha concentrato le autorizzazioni; vedere i primi container di batterie entrare in esercizio entro dicembre non è più fantascienza, ma una scadenza dichiarata.
Il mercato, intanto, non aspetta. Gli 1,5 GWh complessivi di progetti annunciati sono solo la testa di ponte di un settore che sta attirando capitali da fondi infrastrutturali, utility e IPP in cerca di rendite da sbilanciamento e servizi di rete. Chi arriva prima, in un contesto in cui il MACSE e i meccanismi di capacity market stanno ancora prendendo forma, rischia di conquistare posizioni difficilmente scalzabili in seguito.
Il gigawattora italiano non è più una promessa: è una realtà che si misura in cantieri aperti. Tenete d’occhio i primi MWh in rete entro dicembre.




