Il progetto Baczyna da 46 MW e 184 MWh si aggiudica un contratto nel mercato della capacità polacco
Quattro ore piene di scarica: 46 MW di potenza, 184 MWh di capacità. È il profilo tecnico che in Polonia sta facendo la differenza, quello che si aggiudica i contratti a lungo termine nel mercato della capacità. E Baczyna, il primo progetto della partnership tra Eiffel Investment Group ed Ergy, lo incarna con precisione chirurgica. Lo scorso 20 luglio, le due società hanno annunciato l’avvio di una collaborazione per accelerare gli investimenti in sistemi di accumulo a batteria in Polonia, e il progetto Baczyna ne è il primo mattone: un impianto completamente autorizzato, pronto per essere costruito nella Polonia occidentale, sostenuto dal programma InvestEU dell’Unione Europea.
Quattro ore per domare la rete
Perché proprio 46 MW e 184 MWh? La risposta sta nel rapporto tra potenza e capacità, quel valore di quattro ore che non è un dettaglio tecnico ma una scelta di posizionamento di mercato. Un sistema BESS da 46 MW di potenza e 184 MWh di capacità può erogare energia a piena potenza per quattro ore consecutive. In un’asta del mercato della capacità, questa durata è spesso il requisito minimo per ottenere contratti di lungo termine: significa che l’impianto può coprire il picco serale della domanda, quando il solare fotovoltaico smette di produrre e la rete ha bisogno di potenza stabile per diverse ore, senza dover ricorrere alle centrali termoelettriche.
Il progetto Baczyna è già autorizzato e cantierabile, con l’avvio delle operazioni commerciali previsto per il 2028. Non è un prototipo, non è un progetto pilota: è un impianto commerciale che si inserisce in una strategia di portafoglio. E la sua taglia, 46 MW, non è casuale. In Polonia, i progetti BESS che vincono le aste di capacità tendono a collocarsi proprio in questa fascia dimensionale — abbastanza grandi da generare economie di scala nella costruzione e nella gestione, ma abbastanza piccoli da connettersi alla rete di distribuzione senza richiedere interventi massicci sull’infrastruttura di trasmissione. Baczyna, in questo senso, è un termometro: misura la temperatura del mercato polacco e ce la restituisce in megawattora.
La domanda successiva, però, è inevitabile. Se un impianto da 46 MW con quattro ore di scarica è la soluzione, qual è il problema di sistema che sta cercando di risolvere?
Il paradosso del carbone
La risposta arriva guardando la rete polacca, che sta rapidamente perdendo i suoi vecchi giganti a carbone. Secondo le analisi del Forum Energii, già dopo il 2025, con la fine dei sussidi pubblici, fino a 8 GW di capacità a carbone potrebbero abbandonare il sistema polacco, seguiti da altri 6 GW in una seconda ondata. In totale, quasi 14 GW di potenza termoelettrica — una fetta enorme del parco di generazione — destinati a uscire di scena in un arco di tempo relativamente compresso. Non è una previsione astratta: il processo è già in corso e sta ridisegnando il fabbisogno di flessibilità della rete.
Ed è qui che entra in gioco il mercato della capacità. La Polonia ha scelto di utilizzare questo meccanismo per garantire che nuova potenza — termica, idroelettrica, ma sempre più spesso elettrochimica — sostituisca quella in dismissione. Le aste premiano con contratti di lungo termine gli impianti che si impegnano a essere disponibili nei momenti di stress della rete. E i BESS, con i loro tempi di risposta rapidissimi e la capacità di modulare l’erogazione nell’arco di ore, stanno diventando i beniamini di questo schema. Già nel gennaio 2025, lo studio legale Dentons segnalava come le ultime aste del mercato della capacità avessero evidenziato uno spostamento significativo verso i sistemi di accumulo a batteria. E Baczyna, non a caso, si è assicurato proprio in quel contesto un contratto di lungo termine, blindando i propri ricavi prima ancora di posare la prima pietra.
C’è un paradosso in tutto questo: il paese che per decenni ha legato la propria sicurezza energetica al carbone sta ora usando il mercato della capacità per finanziare la transizione verso lo storage elettrochimico. La Polonia non sta semplicemente sostituendo una fonte con un’altra: sta cambiando la logica di presidio della rete, passando da impianti che funzionavano 24 ore su 24 a sistemi che intervengono solo quando serve, per poche ore al giorno, ma con una precisione chirurgica. Già a gennaio 2026, Timera Energy osservava che la Polonia sta emergendo come un mercato di crescita distinto per gli investimenti in BESS in Europa. Eiffel, dal canto suo, la descrive come «uno dei mercati energetici più dinamici del continente».
La corsa ai megawattora
Non siamo più nella fase pionieristica, in cui qualche sviluppatore testa il terreno con progetti dimostrativi. I numeri parlano chiaro e le date di entrata in esercizio si stanno infittendo. Lo scorso novembre, R.Power aveva già finalizzato due transazioni strategiche con lo stesso Eiffel Investment Group: 92 MWp di impianti fotovoltaici in Polonia e, soprattutto, 127 MW/254 MWh di sistemi di accumulo a batteria in Romania. Segno che i capitali internazionali stanno prendendo posizione, e non solo sul suolo polacco.
Poi, a marzo 2026, il gruppo britannico Low Carbon ha raggiunto la chiusura finanziaria per il suo primo progetto BESS in Polonia: l’impianto di Przeworsk, da 8 MW, che sarà operativo all’inizio del 2027. Una taglia più piccola rispetto a Baczyna, ma con un cronoprogramma più aggressivo: entrerà in funzione almeno un anno prima. E dimostra che la finestra di opportunità non è teorica: chi muove adesso può incassare ricavi reali già nel breve termine, mentre chi aspetta il 2028 troverà un mercato più affollato.
La domanda che resta aperta, a questo punto, non è se i progetti arriveranno in porto — i contratti di capacità e i finanziamenti stanno arrivando — ma chi gestirà tutti questi impianti una volta accesi. Perché un conto è costruire un BESS e connetterlo alla rete; un altro è ottimizzarne il funzionamento giorno per giorno, decidendo quando caricare, quando scaricare, come partecipare ai mercati dei servizi ancillari e come manutenere le batterie per preservarne la capacità nel tempo. I 184 MWh di Baczyna, moltiplicati per i progetti in pipeline, significano centinaia di decisioni al giorno che impatteranno i rendimenti reali.
Per chi installa e gestisce storage in Europa, la Polonia non è più una scommessa: è un cantiere aperto. La finestra per entrare con la taglia giusta — 4 ore, 46 MW — è adesso.




