Il meccanismo finanzierà centrali, stoccaggi e flessibilità, con costi tra 3,1 e 6,2 miliardi in dieci anni
Fino a 29 ore all’anno senza elettricità. Non in un paese in via di sviluppo, ma in Repubblica Ceca. Per evitarlo, la Commissione europea ha approvato il meccanismo di capacity market della Cechia lo scorso 17 luglio, dando il primo via libera a un meccanismo che costerà tra 3,1 e 6,2 miliardi di euro in un decennio. È una misura che finanzierà impianti di generazione, stoccaggi e capacità di risposta alla domanda, e che si tradurrà in oneri aggiuntivi sulle bollette di famiglie e imprese. Dietro l’approvazione c’è un paradosso europeo: accelerare la transizione energetica e al tempo stesso pagare per non restare al buio.
Il buco nero dell’affidabilità
Il numero che ha spinto Praga a chiedere il capacity market è un indicatore di sicurezza elettrica: la Loss of Load Expectation, o LOLE. Misura quante ore all’anno la domanda di elettricità rischia di superare la capacità di generazione disponibile. Stando alle proiezioni dell’ERAA 2025 (il rapporto europeo sull’adeguatezza delle risorse), entro il 2030 la Repubblica Ceca potrebbe arrivare a 18-29 ore di LOLE. Un valore da tre a quattro volte superiore allo standard nazionale di affidabilità, che i gestori di rete considerano soglia di guardia per evitare distacchi selettivi e blackout diffusi.
La causa è scritta nel mix elettrico ceco. Ancora nel 2024 quasi il 40% della produzione veniva dal carbone, una fonte che il paese si è impegnato a ridurre drasticamente nei prossimi anni. Senza un rimpiazzo di capacità affidabile, la chiusura delle centrali più vecchie aprirebbe un vuoto che le rinnovabili intermittenti, da sole, non possono colmare. Il capacity market diventa così una risposta a un rischio concreto: il meccanismo, neutrale dal punto di vista tecnologico, aprirà aste periodiche per acquistare disponibilità di potenza da impianti nuovi o esistenti, stoccaggi, fonti transfrontaliere e perfino dalla flessibilità dei consumi industriali. L’obiettivo è garantire che, anche nelle ore più critiche dell’anno, la rete tenga.
Ma questa sicurezza ha un prezzo, scritto a chiare lettere nella decisione di Bruxelles.
Quei miliardi sulla bolletta
I fondi per remunerare la capacità non verranno dal bilancio pubblico: il meccanismo sarà finanziato attraverso oneri di rete a carico dei consumatori di elettricità. L’importo complessivo messo sul piatto dalla Commissione, valido per i dieci anni di operatività a partire da luglio 2026, oscilla tra 3,1 e 6,2 miliardi di euro. I contratti potranno durare fino a quindici anni, legando così una generazione di famiglie e imprese a una voce fissa in bolletta – quella per la disponibilità di potenza – che si somma a quanto già pagato per l’energia consumata.
Non ci sono ancora stime precise sull’impatto per singola utenza, ma il principio è chiaro: il costo dell’affidabilità viene socializzato, trasformato in un onere di sistema che peserà su ogni kilowattora prelevato dalla rete. Per i consumatori cechi, già esposti alla volatilità dei mercati all’ingrosso e alle spese per l’ammodernamento delle infrastrutture, si tratta di un ulteriore strato di costi fissi. E per il resto d’Europa, cosa significa?
Primato ceco, banco di prova europeo
La Repubblica Ceca è il primo paese dell’Unione a ottenere l’approvazione di un meccanismo di capacità sotto il nuovo quadro del Clean Industrial Deal, introdotto con il CISAF (Climate, Industrial and Social Adjustment Fund). Mentre Praga avvia le prime aste, Bruxelles osserva con attenzione: l’esito di questo esperimento – primo banco di prova del nuovo corso europeo sulla sicurezza dell’approvvigionamento – potrebbe aprire la strada ad altri paesi con reti fragili e dipendenza da fossili. Chi seguirà la Repubblica Ceca? Polonia, Germania o altri Stati dell’Est che guardano con preoccupazione alla chiusura del carbone? La risposta non è scontata, ma il segnale è partito.
Il meccanismo ceco è il primo test del nuovo corso europeo sulla sicurezza energetica: un equilibrio precario tra affidabilità e costi, con i consumatori a fare da banco di prova.




