Sedici gigawatt di potenza flessibile da decine di migliaia di dispositivi domestici

María vive a San Juan, Porto Rico. La scorsa estate, dopo l’ennesimo blackout, ha installato un accumulatore Tesla. Oggi controlla l’app e vede che la sua bolletta è scesa del 30%. Non ha fatto nulla di complicato: il suo accumulatore partecipa automaticamente a una centrale elettrica virtuale che aiuta la rete locale nei momenti di picco. Quello che è iniziato come un programma pilota nel 2023 è diventato la prima centrale elettrica virtuale operativa dietro il contatore in America Latina e nei Caraibi. La storia di María non è un caso isolato: è un assaggio di quello che sta succedendo su larga scala negli Stati Uniti, dove la pressione sulla rete elettrica è diventata insostenibile.

Secondo Goldman Sachs Commodities Research, la domanda di energia dei data center negli Stati Uniti dovrebbe più che raddoppiare, passando a 66 GW entro il 2027. Nel frattempo, gli operatori di rete devono fare i conti con eventi meteorologici estremi sempre più frequenti. Le tensioni sulla rete, spiega l’analisi pubblicata nei giorni scorsi, stanno forzando un cambiamento strutturale nel mercato energetico americano. E la direzione di questo cambiamento riguarda anche te, anche se non vivi a Porto Rico e non hai un data center in giardino.

L’accordo che cambia le regole del gioco

La risposta arriva da un cambiamento strutturale nel modo in cui produciamo e consumiamo energia. La capacità di generazione decentralizzata, aggregata in centrali elettriche virtuali, sta entrando nel mainstream. L’idea è semplice: invece di costruire nuove enormi centrali, si mettono insieme migliaia di piccoli impianti — pannelli solari sui tetti, batterie domestiche, veicoli elettrici — e li si gestisce come un’unica fonte di energia flessibile.

Il 24 giugno scorso Sunrun, Renew Home e Tesla hanno annunciato un accordo per fornire oltre 16 gigawatt di capacità energetica flessibile a hyperscaler e utility. Sedici gigawatt sono tanti: corrispondono all’incirca alla potenza di una decina di centrali nucleari. La differenza è che questa capacità non verrà da un unico impianto, ma dall’aggregazione di decine di migliaia di dispositivi distribuiti nelle case e nelle aziende.

Dietro questo annuncio c’è una decisione normativa presa quasi sei anni fa. A settembre 2020 la FERC, l’autorità federale che regola il mercato energetico statunitense, aveva emesso l’Ordine 2222, che consente esplicitamente l’aggregazione delle risorse energetiche distribuite per partecipare ai mercati all’ingrosso dell’elettricità. Fino a quel momento, un accumulatore domestico poteva al massimo ridurre la bolletta del suo proprietario. Con l’Ordine 2222, quel piccolo accumulatore può unirsi a migliaia di altri e vendere energia alla rete proprio come farebbe una centrale tradizionale. Il proprietario viene pagato per il servizio che fornisce.

Dal tetto di casa al mercato all’ingrosso: cosa fare adesso

Per il singolo cittadino la centrale virtuale non è un concetto astratto, ma un’opportunità concreta che parte dalla propria abitazione. Negli Stati Uniti è già realtà, ma il principio vale ovunque ci sia una rete sotto stress e tanti piccoli produttori. Se hai già un impianto fotovoltaico con accumulo, puoi guadagnare mettendo a disposizione la tua batteria quando la rete ne ha più bisogno, senza rinunciare all’energia che ti serve. Non devi fare nulla: il sistema è automatico e il compenso arriva in bolletta.

Se stai valutando di installare un accumulatore, il calcolo della convenienza cambia. Finora lo facevi per autoconsumare di più e ridurre i prelievi dalla rete. Con la partecipazione a una centrale virtuale, la batteria diventa anche una fonte di ricavo. I tempi di rientro dell’investimento si accorciano. Vale la pena informarsi se nella tua zona ci sono operatori che offrono già questo servizio. Non conviene invece se i costi di installazione sono ancora troppo alti rispetto al risparmio atteso, o se il gestore di rete non ha ancora meccanismi di remunerazione chiari. In questi casi meglio aspettare.

Il punto è che la direzione è segnata. L’esperienza di Porto Rico dimostra che anche in contesti difficili, con una rete fragile e spesso colpita dagli uragani, le centrali virtuali funzionano e portano benefici sia ai singoli che alla collettività. Non servono tecnologie fantascientifiche: bastano le batterie che già esistono, un software che le coordina e una regolamentazione che permetta di farlo. La rete del futuro è già qui. Esserne parte potrebbe essere la scelta più intelligente per la tua bolletta e per la sicurezza energetica.