Il bando della Provincia di Potenza punta a unire realizzazione impianti e costituzione della comunità in un unico appalto
Diciotto utenze comunali, ventisette residenze, tre attività commerciali: dal 14 giugno 2022 la comunità energetica rinnovabile di Tito è un esperimento reale di autoconsumo collettivo in Basilicata. Oggi la Provincia di Potenza prova a replicare quel modello con un bando per la realizzazione di impianti da fonti rinnovabili e la costituzione della comunità energetica rinnovabile, pubblicato il 13 luglio. Non è più solo pionierismo: è una scommessa su scala provinciale. La scadenza per presentare le offerte è il 6 settembre 2026.
Un laboratorio chiamato Tito
Dal 14 giugno 2022, la CER di Tito ha messo insieme 18 utenze comunali, 27 residenziali e 3 commerciali. È un laboratorio che vale più per ciò che ha insegnato che per la sua taglia: mostra come un mix di edifici pubblici, abitazioni e piccole imprese possa condividere l’energia prodotta localmente, senza dover aspettare una regolamentazione perfetta.
Il progetto è nato quando il quadro normativo italiano sulle CER era ancora frammentato. Non c’erano i decreti attuativi del recepimento della direttiva europea, né gli incentivi strutturati che oggi chiunque può sfruttare. Quella fase pionieristica ha permesso di testare sul campo aspetti pratici – la misura dei consumi, i flussi economici, la governance di una comunità di prosumer – che adesso possono fare scuola per iniziative più ambiziose.
La cornice che non c’era
Se nel 2022 si andava a tentoni, oggi il percorso è tracciato. A fare la differenza è il Decreto CACER, entrato in vigore il 24 gennaio 2024, che ha definito le nuove modalità di concessione di incentivi per le configurazioni di autoconsumo diffuso. Pubblicato il 23 gennaio 2024 dopo il via libera della Commissione europea e la registrazione della Corte dei Conti, il decreto ha finalmente dato certezze tariffarie agli impianti inseriti in CER, autoconsumo collettivo e autoconsumo a distanza. In pratica, chi oggi vuole costituire una comunità sa esattamente che remunerazione può aspettarsi dall’energia condivisa e quali iter deve seguire con il GSE.
A rafforzare la cornice è arrivato, a febbraio 2026, il DL PNRR 19/2026, che ha attivato nuovi programmi di sovvenzione gestiti dal GSE specifici per CER e sistemi di autoconsumo collettivo. Con questi strumenti, un bando come quello della Provincia di Potenza non è un atto isolato: si inserisce in una competizione sempre più serrata tra territori per incanalare fondi e attrarre cittadini, imprese e impianti.
Gara tra province: chi arriva prima?
Guardare oltre i confini lucani aiuta a capire la posta in gioco. A maggio 2026 la Regione Puglia ha stanziato 7.910.000 euro per le Comunità Energetiche Rinnovabili nella provincia di Taranto, attingendo al Just Transition Fund nell’ambito del PN 2021-2027. L’avviso copre interventi di impianti a fonti rinnovabili per CER: un finanziamento diretto su un’area mirata, pensato per accelerare la transizione nella zona più esposta alla decarbonizzazione industriale. In Sicilia, invece, è ancora attivo un bando del 2025 che finanzia progetti di impianti a fonti rinnovabili per CER già costituite con amministrazioni comunali. Qui il requisito è la preesistenza della comunità: nessun contributo per chi parte da zero.
La Provincia di Potenza sceglie una via diversa. Il suo bando – scadenza 6 settembre 2026 – mette insieme realizzazione impianto e costituzione della CER in un unico appalto. Chi risponde deve occuparsi di tutto: progettare e costruire gli impianti, installarli, connetterli alla rete, ma anche aggregare i membri e gestire la comunità nella fase operativa. Un approccio «chiavi in mano» che potrebbe accorciare i tempi di messa a terra, ma che scarica sull’aggiudicatario il rischio di creare dal nulla una base sociale sufficiente a generare i volumi di autoconsumo necessari.
Sullo sfondo, la vera incognita è la capacità di esecuzione. I fondi PNRR mobilitati dal DL 19/2026, la tariffa incentivante del CACER e i finanziamenti regionali creano un mercato che si sta accendendo in tutta Italia. Ma i colli di bottiglia burocratici, le autorizzazioni e i tempi di connessione possono smorzare l’entusiasmo. In Puglia il bando è già chiuso e gli esiti non sono noti; in Sicilia la clausola della CER preesistente filtra a monte le candidature, riducendo il numero di progetti ma forse alzandone la solidità. Potenza gioca la carta dell’apertura totale: nessuna barriera all’ingresso per i soggetti proponenti, ma l’obbligo di dimostrare, entro la scadenza, di saper costruire e far funzionare non solo gli impianti, ma anche la comunità.
Resta da vedere se il modello a bando aperto della Basilicata saprà generare progetti cantierabili più in fretta dei finanziamenti a pioggia, oppure se si scontrerà con gli stessi ostacoli che altrove frenano la diffusione delle CER. La scommessa, in fondo, è tutta qui: passare dalla carta all’energia condivisa.




