Il vuoto normativo regionale non ferma l’ondata di progetti per 6,8 GW
Tra gennaio e giugno di quest’anno la Commissione tecnica specialistica per le autorizzazioni ambientali della Regione Siciliana ha esaminato progetti di fonti rinnovabili per oltre 11,6 GW. La quota più rilevante — quasi 6,8 GW, circa il 60% del totale — riguarda sistemi integrati con l’attività agricola. È il dato che emerge dal monitoraggio delle procedure depositate nei primi sei mesi del 2026. Eppure, appena un anno fa, a marzo 2025, la Regione revocava le linee guida per l’agrivoltaico. Un’accelerazione procedurale imponente, che corre su un binario normativo smantellato.
Il treno in corsa sui binari smantellati
La sequenza ha qualcosa di paradossale. A marzo 2025, con decreto dell’assessore all’Agricoltura Salvatore Barbagallo, la Regione Siciliana ritirava le linee guida pensate per disciplinare la convivenza tra pannelli e coltivazioni. Meno di un anno dopo, la stessa Regione si trova a esaminare una valanga di pratiche che ricadono proprio in quella categoria. I numeri non lasciano spazio a equivoci: secondo i dati della Commissione, l’agrivoltaico ha rappresentato il 58% di tutti i progetti esaminati nel primo semestre 2026.
Il termine «esaminati», qui, non è un dettaglio. Significa che siamo nella fase istruttoria, quella in cui si valuta l’impatto ambientale e si istruisce il fascicolo. Non si discute di ipotesi, ma di progetti depositati, con tanto di documentazione tecnica, planimetrie e richieste di connessione. Progetti che avanzano mentre il quadro regolatorio regionale sull’agrivoltaico resta sospeso. La domanda, a questo punto, è una sola: cosa spiega questa accelerazione?
42 miliardi sul tavolo: la posta in gioco
La risposta è nei numeri, e in particolare nella scala economica che l’agrivoltaico ha raggiunto a livello nazionale. Già tra il 2021 e il 2024, stando ai dati di Althesys, gli investimenti in agrivoltaico in Italia sono cresciuti da 2 miliardi a oltre 17 miliardi di euro. Un mercato che ha attirato progettazioni per 61,1 GW mappati dalla stessa Althesys tra il 2021 e il 2025. Nel solo 2024, oltre il 50% dei pareri di Valutazione di Impatto Ambientale rilasciati dalla Commissione PNRR PNIEC del MASE riguardava progetti agrivoltaici, con un tasso di approvazione del 78%. Non sorprende, quindi, che la Sicilia — con il suo irraggiamento solare e la disponibilità di suolo — sia diventata il baricentro di questa corsa.
I numeri siciliani del primo semestre 2026 lo confermano: 600 procedure esaminate, per un valore complessivo delle opere stimato in oltre 42 miliardi di euro. Un volume di investimenti che da solo dice molto sulla pressione che il territorio sta subendo e sull’interesse degli operatori. La provincia di Trapani guida la classifica con 2,18 GW di solare tra agrivoltaico e fotovoltaico tradizionale. Un dato che, va ricordato, arriva dopo un 2024 in cui la Regione aveva già esaminato progetti per oltre 21 GW e ne aveva approvati 10,8 GW, e un 2025 che si è chiuso con 3,7 GW autorizzati. La progressione è chiara: il mercato spinge, e le amministrazioni seguono il flusso delle pratiche. Ma la domanda scomoda resta: senza regole chiare su cosa sia effettivamente un impianto agrivoltaico e su quali vincoli debba rispettare, quanti di questi progetti vedranno effettivamente la luce?
Dopo la corsa, il filtro
Eppure, già oggi la commissione ha dato un primo via libera: 389 procedure hanno ricevuto parere ambientale positivo per un totale di circa 6 GW. Siamo ancora nella fase del vaglio tecnico, non dell’autorizzazione finale, ma il filtro sta già operando. Un esempio concreto di cosa significhi è un impianto agro-voltaico da 14,875 MW con sistema di accumulo da 5,125 MW, attualmente in valutazione ambientale nel comune di Butera, in provincia di Caltanissetta. Un progetto di taglia media, rappresentativo delle centinaia di fascicoli che compongono quella cifra complessiva di 6,8 GW.
Il punto, però, è proprio questo: la commissione valuta l’impatto ambientale, non la coerenza con linee guida agrivoltaiche che la Regione stessa ha ritirato. Il risultato è che ogni progetto viene esaminato senza una cornice univoca su cosa significhi integrare davvero produzione agricola e produzione elettrica. Il rischio è che il parere ambientale positivo venga letto come un implicito benestare anche su un modello di coesistenza che nessuno ha definito. E che il «filtro» ambientale finisca per svolgere un ruolo che dovrebbe spettare a una pianificazione territoriale e agricola assente. Il vero numero da tenere d’occhio, nei prossimi mesi, non sono i GW esaminati, ma quanti di questi saranno confermati quando la Regione dovrà decidere senza una bussola normativa. La Sicilia è di fatto un laboratorio: se vince il Far West, il mercato italiano dell’agrivoltaico cambierà pelle, e lo farà proprio dove la tensione tra suolo agricolo ed energia è più alta.




