Un meccanismo di garanzia pubblica da 63 miliardi per undici parchi eolici offshore francesi

Apri la bolletta di luglio e guarda la voce “oneri di sistema”. Quei pochi centesimi per kilowattora, moltiplicati per i tuoi consumi annuali, servono a finanziare proprio meccanismi come quello che la Francia ha appena blindato per i prossimi venticinque anni. Nessuno te lo scrive in chiaro, ma quando leggi “contratto per differenza a due vie” dietro c’è sempre la stessa domanda: chi paga se il vento soffia ma il prezzo dell’energia crolla?

La risposta è arrivata il 14 luglio, in piena estate. La Commissione europea ha dato il via libera definitivo a un regime di aiuti francese da 63 miliardi di euro per costruire undici parchi eolici offshore. Un maxi-assegno pubblico che conferma una regola scomoda: in mare aperto, senza la garanzia dello Stato, le pale non girano. E mentre Parigi firma il suo impegno trentennale, un colosso come BP annuncia in sordina una svalutazione da 1 miliardo di dollari nel ramo delle energie di transizione. Due notizie nella stessa settimana, due modi di leggere lo stesso problema.

Lo schema è stato approvato sotto il nuovo quadro aiuti di Stato CISAF adottato dalla Commissione a giugno 2025. Funzionerà con un contratto per differenza a due vie: se il prezzo di mercato dell’elettricità scende sotto il prezzo di riferimento stabilito in gara, lo Stato francese versa la differenza ai produttori. Se invece il prezzo sale oltre quella soglia, sono i gestori a dover restituire l’eccedenza. Sulla carta un meccanismo di protezione reciproca; nella pratica, una polizza assicurativa da decine di miliardi, perché con l’eolico offshore i costi di costruzione sono tali che nessun operatore si imbarcherebbe senza sapere già a quanto potrà vendere ogni megawattora per un quarto di secolo.

Quarantasette terawattora pagati due volte

I numeri del piano francese danno le vertigini: una capacità complessiva di 11,1 GW, capace di generare fino a 47,8 TWh di elettricità rinnovabile all’anno, pari a circa il 10,6% del consumo elettrico francese. Tradotto: una famiglia media francese vedrà passare dalla propria bolletta, per venticinque anni, una quota di quei 63 miliardi, proprio quando il prezzo all’ingrosso dell’elettricità resterà basso. Il paradosso è tutto qui: paghiamo l’energia due volte, una al mercato e una allo Stato che copre la differenza.

Nel frattempo, il sistema ETS europeo ha generato proventi per 43 miliardi di euro nel 2025, soldi che i governi potrebbero usare proprio per finanziare questi meccanismi di garanzia. Peccato che la revisione della Direttiva ETS in calendario il 17 luglio e il Piano d’Azione per l’Elettrificazione atteso il 15 luglio rischino di arrivare quando i giochi sono già fatti, con impegni trentennali firmati e miliardi già ipotecati.

Il segnale che arriva dai giganti del petrolio

La stessa settimana in cui la Francia ipoteca il futuro delle proprie bollette, BP comunica ai mercati di aspettarsi una svalutazione di circa 1 miliardo di dollari nel suo ramo di business legato alla transizione energetica. Un ripensamento silenzioso ma fragoroso, rilanciato da Renews.biz, la testata specializzata che ha seguito la vicenda. Lo stesso giorno, il 14 luglio, Ridge presenta ufficialmente la domanda per il progetto eolico Three Oaks: due velocità opposte che raccontano la stessa verità. Da un lato chi continua a sviluppare solo perché esiste una rete di protezione pubblica; dall’altro chi, dovendo rispondere agli azionisti senza reti di salvataggio, inizia a fare marcia indietro.

Quando il petrolio rende più della sostenibilità, anche i piani di decarbonizzazione vanno in sofferenza. E senza un prezzo dell’energia garantito, l’eolico offshore resta un investimento che pochi possono permettersi.

Quello che nessuno ti dice sulla bolletta di domani

Qui non c’entra l’ideologia, c’entra il portafoglio. Se sei un piccolo imprenditore o un condominio che pensa di installare un impianto rinnovabile, la lezione francese è più utile di dieci webinar: senza contratti a lungo termine e senza qualcuno che garantisca il prezzo, il rischio è tutto tuo. Oggi il prezzo all’ingrosso ogni tanto va sottozero e i giornali titolano “energia gratis”, dimenticandosi che quell’energia qualcuno l’ha già pagata profumatamente tramite gli stessi meccanismi di stabilizzazione usati per i maxi-impianti offshore.

Conviene allora un contratto luce a prezzo fisso o variabile? Dipende da quanto credi che lo Stato continuerà a farsi carico di queste differenze.

Se il prezzo di mercato resta basso, il fisso ti protegge dal rialzo ma ti fa pagare comunque gli oneri che coprono le rinnovabili. Se invece sale, il variabile ti espone in prima persona, mentre lo Stato incasserà le eccedenze dai produttori. L’unica certezza è che i 63 miliardi di Parigi, come i 43 miliardi dell’ETS, finiranno in bolletta. Non come voce separata, ma dentro quel totale che paghiamo ogni mese. La transizione energetica esiste, ma il vento non lo paga il vento: lo paghiamo noi, con la firma su un contratto che non abbiamo scelto.