La volatilità del trading intraday elettrico cresce del 59% in un anno, mentre il costo dello sbilanciamento grava sulle bollette
Mercoledì 8 luglio, mentre i titoli dei telegiornali scandivano il panico per il Brent in risalita, in una sala trading di Amsterdam un algoritmo comprava energia per le 18:00 del giorno dopo. L’impennata dei prezzi dei carburanti, che il 10 luglio ha raggiunto il suo apice come certificato dal report di Staffetta sul settimo giorno di rialzo, era già vecchia. La tensione che conta non scorre nello Stretto di Hormuz.
Scorre nei cavi dell’alta tensione.
La narrativa è nota: la recrudescenza della crisi del Golfo ha fatto schizzare le quotazioni dei raffinati, salvo poi farle ritracciare il giorno successivo in un classico movimento a elastico. Un riflesso pavloviano che ci costringe ancora a guardare la benzina come termometro dell’economia. Per rassicurarci, si attende un rimbalzo della geopolitica: il memorandum d’intesa tra Stati Uniti e Iran firmato il 18 giugno dovrebbe aprire i rubinetti, e la previsione dell’EIA sul prezzo della benzina al dettaglio sotto i 3,10 dollari al gallone entro il 2027 regala un finale rassicurante. Una messinscena perfetta.
L’elettricità non fa notizia, ma fa cassa
Mentre l’opinione pubblica fissava il greggio, il vero shock di mercato si consumava nel silenzio dei data center. In Europa, i volumi del trading intraday continuo di energia elettrica sono cresciuti del 59% in un solo anno. Non è un errore di battitura. È il segnale che l’epicentro della speculazione energetica si è spostato definitivamente dalle piattaforme petrolifere alle dorsali elettriche, come documentato dall’espansione del mercato intraday.
Prendiamo i numeri: su 1231 TWh di volumi totali scambiati nel 2025, 1037 TWh passano dal mercato del giorno prima (Day-Ahead). Ma è in quella finestra successiva, l’Intraday, che si gioca la partita vera. I contratti scambiati in tempo reale in Germania, il benchmark continentale, hanno toccato quota 86.93 TWh. E non si tratta solo di un mercato per addetti ai lavori: quando un’azienda energivora sbaglia la stima dei consumi, o quando una nuvola oscura i pannelli solari previsti da un aggregatore, il bilanciamento si fa comprando potenza proprio lì, sull’Intraday, a prezzi che possono decuplicare nel giro di minuti.
L’illusione del target e la realtà degli algoritmi
Il punto non è ideologico, è matematico. Immettiamo nella rete una quota sempre maggiore di fonti non programmabili, eolico e fotovoltaico, e poi ci stupiamo che il sistema diventi schizofrenico. L’aumento del 7% dei volumi totali è fisiologico; l’impennata del 59% dell’Intraday Continuous e del 110% delle aste intraday del 2025 è sintomo di una volatilità patologica.
C’è un regolatore, ARERA, che conosce alla perfezione il costo dello sbilanciamento. C’è un Gestore dei Servizi Energetici che eroga incentivi per impianti che poi, a livello di sistema, obbligano a costosissime correzioni in tempo reale. La politica annuncia target di penetrazione delle rinnovabili, l’atto vincolante viene rispettato, ma l’attuazione reale scarica sulle bollette di famiglie e piccole imprese un costo occulto: lo spread tra il prezzo programmato e il prezzo della realtà. La realtà, quel quarto d’ora in cui il vento cala, la pagano le imprese che non hanno un trading floor dedicato.
Chi perde paga due volte
Il meccanismo è crudele e asimmetrico. I grandi trader energetici e le utility verticalizzate lucrano proprio sull’errore di previsione altrui. La famiglia-tipo paga la componente di dispacciamento senza saperlo, vedendo solo il totem del benzinaio come unico indicatore di costo, mentre il vero salasso avviene nella bolletta della luce. Mentre il Brent “balla” per Hormuz, con le quotazioni che dopo il rialzo sono tornate subito a scendere, il differenziale di prezzo sull’elettricità intraday è strutturale e non accenna a ridursi.
La vera domanda, allora, non è quando finirà la crisi del Golfo. Le crisi geopolitiche finiscono, i commercianti di greggio fanno hedging. La domanda irrisolta è: quali strumenti abbiamo dato ai consumatori industriali e ai cittadini per proteggersi da un mercato dell’energia che cambia prezzo ogni quindici minuti? Senza una riforma del prezzo marginale e senza un accesso diretto ai mercati dello sbilanciamento, il costo della transizione sarà pagato due volte: con gli incentivi in bolletta e con la speculazione silenziosa degli algoritmi.




