Il costo del solare con accumulo scende sotto gli 85 dollari al MWh nei siti migliori

85 dollari al megawattora.

È il costo a cui oggi, nei siti più favorevoli, un impianto solare abbinato a batterie per quattro ore può garantire elettricità col 95% di affidabilità. Nel 2020 servivano più di 100 dollari. La differenza la racconta bene un dato di costo livellato da poco aggiornato: il solare con accumulo ha tagliato i costi in modo così rapido da rendere credibili scenari che fino a ieri erano solo sperimentazioni.

Lo dimostra un progetto entrato in funzione poche settimane fa nel Burgenland, a Donnerskirchen. Lì un primo impianto agrivoltaico per la rete ferroviaria austriaca non serve solo a produrre energia pulita: la immette direttamente nei binari, saltando la rete nazionale di trasmissione. Una scelta tecnica che riduce le perdite e semplifica l’approvvigionamento, come ha sottolineato Silvia Angelo di ÖBB-Infrastruktur, spiegando che «immettendo l’elettricità direttamente nella rete ferroviaria, aumentiamo la sicurezza dell’approvvigionamento e al contempo riduciamo le perdite di energia».

Non è più un esperimento: costa meno della rete

Il numero chiave arriva da una serie di rilevazioni internazionali. Nei siti di alta qualità, il costo livellato dell’energia solare con accumulo è sceso sotto gli 85 dollari al MWh nel 2025. E non è finita: le stesse proiezioni indicano un’ulteriore calo del costo livellato di circa il 30% entro il 2030 e del 40% entro il 2035. Un ritmo che cambia i calcoli di qualunque gestore di mobilità elettrica.

A spingere verso il basso la curva sono soprattutto le batterie. Il costo installato di sistemi utility-scale da quattro ore è diminuito di quasi il 30% nel solo 2025, arrivando a circa 140 dollari per kilowattora, secondo le stime diffuse sui prezzi delle batterie utility-scale. Con questa dinamica, produrre e stoccare energia in loco per un treno che passa a orari prevedibili smette di essere un azzardo e inizia a somigliare a un investimento con rientro certo.

L’elettricità va dritta sulla catenaria

L’impianto di Donnerskirchen, con una potenza di 6,6 MW, non ha bisogno di convertire l’energia per immetterla nella rete pubblica. I pannelli, montati su inseguitori solari ad asse singolo, producono corrente che un’elettronica di potenza adatta direttamente alla frequenza ferroviaria di 16,7 Hz, lo standard delle catenarie austriache e di mezza Europa centrale. Riceve l’energia ÖBB, le Ferrovie Federali Austriache, che così vedono ridursi la dipendenza dalle forniture esterne e le perdite di trasformazione.

I numeri del progetto aiutano a capire la scala: la produzione annua stimata è di 8,3 GWh, l’equivalente di circa 32.500 viaggi in treno sulla tratta Vienna-Eisenstadt. Non è una quantità enorme se paragonata ai consumi totali della rete, ma è un tassello modulare che può essere replicato. Soprattutto perché il terreno sotto i pannelli non è stato sottratto all’agricoltura: i partner lo descrivono come un concetto a triplice uso — energia, coltivazioni biologiche e aumento della biodiversità.

Il mercato che viene: moduli premium e attese 2030

Se i costi di batterie e pannelli continuano a scendere, l’accoppiata sole-rotaia smette di essere una curiosità da Burgenland per diventare uno standard di mobilità. Lo segnala anche il report di sun.store sullo stato del fotovoltaico europeo, che mostra acquirenti ancora disposti a pagare di più per i moduli premium e una tenuta dei prezzi degli inverter. Nel secondo semestre 2025 il mercato europeo si presenta su basi solide, con la domanda che tiene anche senza incentivi straordinari.

Il dato da tenere d’occhio per i prossimi mesi non è tanto il singolo impianto, ma la velocità con cui il costo livellato del binomio pannelli-batterie si avvicinerà alla soglia dei 60 dollari al MWh, prevista dalle curve di riduzione per il 2030. Quando quel numero comparirà nei fogli di calcolo dei gestori ferroviari, l’allacciamento diretto alla catenaria smetterà di fare notizia.