La redditività dei 380 miliardi di PLN di ORLEN dipende dal prezzo della CO₂ più che dal vento
Baltic Power ha iniziato a immettere in rete 4 TWh l’anno, tagliando 2,8 milioni di tonnellate di CO₂. La turbina eolica offshore polacca funziona, i numeri sono lì. Ma il vero rendimento dell’impianto non si misura solo in megawattora: si calcola moltiplicando ogni tonnellata di anidride carbonica evitata per il prezzo corrente dei permessi ETS.
Ed è qui che il vento del Baltico rischia di soffiare a vuoto.
Il sistema di scambio di quote di emissione europeo ha generato 43 miliardi di euro di ricavi nel 2025, stando a il bollettino di luglio 2026. Con quei numeri, ogni tonnellata di CO₂ risparmiata da un parco eolico come Baltic Power vale decine di euro, e il risparmio annuale si traduce in un flusso di cassa evitato per qualsiasi operatore termoelettrico.
Ma il 17 luglio 2026, come riporta lo stesso bollettino, parte la revisione dell’ETS. Il 15 luglio era stato presentato l’Electrification Action Plan, sempre secondo il bollettino di luglio 2026. Due date ravvicinate che potrebbero ridisegnare il valore del carbonio evitato.
Ireneusz Fąfara, CEO di ORLEN, ha dichiarato in la prima fornitura di elettricità da eolico offshore in Polonia:
ORLEN sta realizzando il più grande programma di investimenti nella storia del settore energetico polacco, con una spesa totale prevista fino a 380 miliardi di PLN.
Baltic Power, che di quel piano è il fiore all’occhiello, genererà 4 TWh all’anno, come certifica il primo parco eolico offshore polacco. Una quantità che copre il 3% del fabbisogno nazionale, secondo Baltic Power.
Il prezzo ombra del carbonio e l’azzardo polacco
La scommessa di ORLEN è chiara: quei 380 miliardi si ripagano solo se il prezzo del carbonio resta alto. Con una riduzione di 2,8 milioni di tonnellate di CO₂ l’anno, come attesta lo stesso Baltic Power, il risparmio annuale sui permessi può raggiungere cifre significative. Ma se la revisione dell’ETS introduce meccanismi di stabilizzazione dei prezzi, massimali o esenzioni per i paesi ancora dipendenti dal carbone, il valore della CO₂ evitata si riduce. E con esso, la redditività di ogni turbina installata.
Il 10 luglio 2026, l’intervista al presidente della COP31 ha ribadito che l’elettrificazione è la via più sicura per proteggere i cittadini. L’eolico offshore polacco incarna questa visione, ma solo se il quadro regolatorio europeo non sabota il segnale di prezzo che dovrebbe guidare gli investimenti.
Cosa cambia per chi gestisce: non solo vento, ma sussidi
Per i gestori di parchi eolici, la differenza tra un ETS forte e uno annacquato è concreta: si passa da un progetto che si ripaga con i risparmi reali sulle emissioni a un impianto che dipende dai contratti per differenza finanziati dallo stato. In altre parole, senza un prezzo del carbonio credibile, i 380 miliardi di PLN promessi da ORLEN rischiano di diventare un onere per il bilancio pubblico polacco, mascherato da investimento verde.
Baltic Power funziona, i 4 TWh sono lì. Ma la prossima volta che si firma un assegno da centinaia di miliardi, conviene guardare prima al prezzo della CO₂ che al vento.




