Il rendimento del 3,8% sulle rinnovabili indiane spinge Shell a rifocalizzare altrove i propri capitali
Esistono modi più remunerativi per impiegare 1,55 miliardi di dollari in quattro anni che costruire 2,1 GWp di rinnovabili in India e incassare 1,8 miliardi alla rivendita. Un rendimento annuo composto che sfiora appena il 3,8 per cento, senza considerare l’inflazione accumulata nel frattempo. È il biglietto da visita con cui Shell saluta il mercato indiano delle energie pulite, un addio educato ma che svela molto di come il grande capitale stia ricalibrando le promesse della transizione.
Un tesoretto da 5 GWp e un guadagno che non entusiasma
L’accordo per la cessione di Sprng Energy è stato firmato da Shell Overseas Investment e Aditya Birla Renewables, piattaforma rinnovabile del conglomerato Aditya Birla Group. Il valore della transazione si attesta a 1,8 miliardi di dollari. Shell aveva rilevato la società nell’agosto 2022 per 1,55 miliardi, quando il portfolio di 5 GWp di Sprng Energy era fermo a 2,9 GWp. In quattro anni la capacità è cresciuta del 72 per cento, la valutazione appena del 16.
Non esattamente ciò che un azionista di una major petrolifera si aspetta quando sente parlare di “nuova frontiera verde”.
La notizia non è che Shell venda. È che lo faccia dopo aver costruito, autorizzato e connesso gigawatt di impianti per un ritorno da obbligazione societaria. Le parole di Machteld de Haan, presidente Downstream, Renewables and Energy Solutions, sono un distillato di realpolitik aziendale: l’intesa «riflette l’attenzione continua dell’azienda sul rimodellare il proprio portafoglio di attività elettriche». E ancora: «È un altro passo per costruire un business più focalizzato, competitivo e resiliente, migliorando i rendimenti anno dopo anno verso il 2030». Tradotto: le rinnovabili indiane non rientrano più in quel perimetro.
A beneficiare dell’operazione è chi può permettersi di aspettare decenni e accontentarsi di rendimenti regolati bassi ma prevedibili. La piattaforma ABRen ha dalla sua un socio strategico che fa la differenza: Global Infrastructure Partners, sussidiaria di BlackRock. Il più grande gestore patrimoniale del pianeta compra quando gli altri rivedono le priorità, e lo fa con il vantaggio di chi può pagare cash e ragionare su orizzonti trentennali.
Il paradosso europeo: fondi bloccati mentre i target restano
Mentre Shell rifocalizza capitali altrove e BlackRock allunga il passo, l’Europa si arena su un dettaglio tecnico che sta paralizzando cantieri e finanziamenti.




