Il prezzo medio dell’energia all’ingrosso ha raggiunto i 115,9 euro al megawattora, il valore più alto tra le principali borse

Quando la apri, quasi ti viene voglia di non guardare: fai il conto di quanta energia hai consumato e a che prezzo. E se l’anno scorso ti è sembrata più pesante del solito, sappi che non era soltanto una sensazione. Il prezzo medio dell’energia elettrica all’ingrosso in Italia, il cosiddetto PUN, nel 2025 ha toccato i 115,9 euro al megawattora, il valore più alto tra le principali borse europee, secondo quanto emerge dalla relazione annuale dell’ARERA. Un’autorità indipendente, l’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente, che sul caro energia ha molto da dire e da fare.

Quanto pesa l’energia in bolletta

Il dato del PUN alto sette punti percentuali sul 2024 fa male, ma non racconta tutto. Lo stesso anno in cui il prezzo saliva, le fonti rinnovabili coprivano il 48 per cento della produzione nazionale di energia elettrica: quasi la metà. Significa che il problema non è averne poca di energia verde, ma che il modo in cui si forma il prezzo continua a risentire di dinamiche di mercato che scaricano sui consumatori i costi più alti, indipendentemente da come viene prodotta l’elettricità. In questo contesto, però, esistono già reti di sostegno automatiche. Nel 2025 sono stati riconosciuti circa 2,8 milioni di bonus elettrici e 1,7 milioni di bonus gas. Non serviva farne richiesta: l’agevolazione scattava in automatico per chi aveva i requisiti economici. Un aiuto concreto, che tuttavia presuppone di sapere che esista e di tenere monitorata la propria situazione.

Chi decide, e come cambiano le regole

Ma chi stabilisce le regole del gioco? Qui entra in scena ARERA, l’autorità nata dalla legge 481/1995, che proprio il 14 novembre 1995 istituiva in Italia le autorità indipendenti per i servizi di pubblica utilità. ARERA adotta le proprie decisioni sulla base di quella legge istitutiva e definisce procedure e regolamenti per l’organizzazione interna e la contabilità. Il quadro normativo si rinnova anche al vertice: lo scorso dicembre Nicola Dell’Acqua è stato designato presidente dal Consiglio dei ministri e prende il posto di Stefano Besseghini. Il cambio di presidenza non è un dettaglio: arriva mentre l’organismo è alle prese con l’attuazione del Decreto Energia (DL 21/2026), pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 20 febbraio ed entrato in vigore il giorno dopo, che introduce misure sulle bollette e sulla connessione alla rete.

Il nuovo corso potrebbe influire sulle scelte dei consumatori, ma intanto l’ARERA ha già definito le tariffe per il bonus sociale 2026, aggiornando gli importi per luce e gas. Avere un’autorità indipendente che fissa queste regole, in un momento di prezzi ancora alti, significa che c’è un punto di riferimento per chi si sente perso: non siamo in balia dei listini senza rete.

Cosa conviene fare (davvero)

Ecco la parte pratica, quella che risponde a «cosa cambia per me». Il primo passo è conoscere i bonus. Il bonus sociale per il 2026 è già stato tarato da ARERA: se hai un Isee sotto una certa soglia, non devi fare domanda, lo ricevi automaticamente sulla bolletta di luce e gas. Vale la pena verificare ogni anno che l’indicatore Isee sia aggiornato e corretto: un rinnovo scaduto fa perdere lo sconto senza alcun preavviso.

Il secondo strumento è il servizio conciliazione dell’ARERA. Nel 2025 lo Sportello per il consumatore ha gestito quasi 787.000 chiamate e circa 30.000 domande al Servizio Conciliazione. Numeri altissimi che dimostrano due cose: i problemi con le bollette sono frequenti e dall’altra parte c’è un canale ufficiale per risolverli, senza avvocati e senza costi. Se la fattura ti sembra sbagliata, se il fornitore non ti risponde, se un ricalcolo non torna, puoi attivare la conciliazione online: parli di soldi veri, non di procedure fumose.

Terzo punto, forse il meno intuitivo: non esiste un contratto migliore per tutti. Col PUN ancora sopra la media storica, chi ha l’offerta indicizzata paga di più quando il prezzo sale, ma recupera quando cala. Chi sceglie il prezzo fisso ha la certezza, ma rischia di restare bloccato se i prezzi di mercato scendono. Non c’è la magia: serve confrontare, magari ogni sei mesi, usando il Portale Offerte di ARERA. Sembra tempo perso, ma su centinaia di euro all’anno è il gesto che rende di più.

E quando non conviene? Se i tuoi consumi sono bassissimi e vivi da solo in un appartamento ben isolato, l’oscillazione del prezzo all’ingrosso incide meno. In quel caso, cambiare fornitore ogni anno per pochi euro di differenza rischia di essere più fatica che vantaggio reale. Vale per la luce, ma anche per il gas: se hai una caldaia a condensazione nuova e la casa è in classe energetica alta, la spesa è contenuta e l’urgenza di cambiare contratto è minore.

La questione di fondo resta il paradosso italiano: rinnovabili al 48 per cento e bollette tra le più care d’Europa. Non si risolve con un gesto individuale, ma si affronta con gli strumenti che abbiamo. Non serve essere esperti di energia: conoscere i bonus, monitorare le tariffe e usare i servizi di conciliazione sono i primi passi concreti per difendersi dal caro energia. Adesso sapete che esistono.