Il prezzo all’ingrosso è fissato dal gas nell’89% delle ore, contro il 15% della Spagna
A giugno 2026, l’Italia ha toccato il prezzo all’ingrosso più alto d’Europa: 132,27 euro al megawattora, in rialzo del 10,2% rispetto a maggio, secondo i dati di Ember. L’aumento dei prezzi all’ingrosso è stato di oltre il doppio rispetto al mese precedente, pur con le quotazioni del gas naturale in leggera flessione. All’origine c’è un meccanismo tecnico che fotografa la dipendenza strutturale del Paese: in Italia, il price setter del gas in Italia detta il prezzo dell’elettricità nell’89% delle ore, contro appena il 15% in Spagna. Un differenziale che spiega come, quando il termometro sale, la bolletta italiana segua il ciclo del gas.
L’impianto: perché il gas comanda il prezzo
Per capire cosa è successo, bisogna guardare sotto il cofano del mercato elettrico all’ingrosso. In Europa, il prezzo viene calcolato su base oraria con il metodo del prezzo marginale: tutti i produttori ricevono lo stesso compenso fissato dall’ultimo megawattora necessario a coprire la domanda. Le fonti rinnovabili entrano con costo marginale zero, l’idroelettrico e il nucleare a basso costo, ma quando sole e vento non bastano – o quando i consumi si impennano – servono impianti programmabili e rapidi, e qui il gas la fa da padrone. In Italia, quel margine scatta con una frequenza imbarazzante: l’89% dei casi individuato da Ember significa che per quasi nove ore su dieci è una centrale a gas a chiudere il mercato e a trascinare verso l’alto il prezzo di tutta l’energia venduta in quell’ora. Il confronto con la Spagna, dove il gas è price setter solo nel 15% delle ore, non lascia spazio a dubbi: la struttura del parco di generazione italiano, ancora sbilanciata sul termoelettrico, trasforma ogni picco di domanda in una leva sui costi.
Caldo e mix: la tempesta perfetta
A innescare il meccanismo a giugno sono state le temperature torride di fine mese. La Staffetta Quotidiana segnala che il rimbalzo stagionale della domanda elettrica è stato intensificato proprio dalle ondate di calore, costringendo a un massiccio richiamo degli impianti a gas. Così, nonostante i mercati del metano fossero in moderata contrazione, il prezzo all’ingrosso italiano è schizzato a 132,27 €/MWh: il termoelettrico è rimasto il protagonista del mix, e la logica del prezzo marginale ha scaricato il costo più alto su ogni kilowattora. A livello continentale, i prezzi medi day‑ahead di giugno 2026 sono cresciuti con lo stesso meccanismo, spinti dall’ondata di caldo che ha attraversato l’Europa a fine mese.
Non è una dinamica inedita. Già nel giugno 2025 un’ondata di caldo record in Europa aveva spinto la domanda giornaliera aumentata del 14% nelle ore più calde, raddoppiando i prezzi all’ingrosso su scala continentale. Un anno dopo, l’Italia ripropone lo stesso schema: la domanda sale, il gas risponde, il prezzo esplode. Con una differenza: nel 2026 il primato del prezzo europeo è tutto italiano, sintomo di un parco centrali che fatica a scalzare le turbine a ciclo combinato con accumuli e rinnovabili programmabili.
Maggior Tutela: l’aumento che pesa sui fragili
L’impennata di giugno non resta confinata alle sale operative dei trader. Arera ha annunciato che, per il terzo trimestre 2026 (luglio‑settembre), le bollette del cliente tipo vulnerabile servito in regime di Maggior Tutela registreranno un aumento del 4,6% in bolletta rispetto al trimestre precedente. L’indicizzazione dei contratti tutelati trasferisce infatti sui consumatori finali il rialzo del prezzo all’ingrosso, e il meccanismo colpisce chi ha meno strumenti per difendersi: anziani, percettori di bonus sociali, soggetti con fragilità economiche o di salute che non possono accedere alle offerte del mercato libero e, soprattutto, non possono installare un impianto fotovoltaico con batteria per rendersi parzialmente indipendenti dalla rete.
Qui sta il paradosso: mentre un gestore di rinnovabili o di accumuli vede nei prezzi elevati un segnale di mercato che può valorizzare l’energia pulita, per i vulnerabili ogni picco termoelettrico diventa una tassa decisa dal termometro. Senza una massiccia diffusione di capacità fotovoltaica e di storage che eroda progressivamente il ruolo del gas nelle ore critiche, il cliente fragile rimarrà esposto al primo caldo.
Finché il prezzo dell’elettricità italiana resta incollato al gas, ogni ondata di calore sarà una tassa sui più esposti. Accelerare su rinnovabili e batterie non è solo scelta industriale: è l’unica vera tutela.




