Il paniere Irex ha perso oltre un quinto del valore in due mesi, mentre il settore globale delle rinnovabili è
Mentre l’indice globale delle energie rinnovabili chiude il primo semestre con un guadagno del 21 per cento, le small e mid cap italiane del settore si lasciano alle spalle oltre un quinto del loro valore in poco più di due mesi. L’indice Irex, il paniere curato da Althesys per conto di Staffetta Quotidiana, ha terminato giugno a 24.784 punti, con una flessione dell’11,7 per cento rispetto a fine maggio. Un dato che, preso da solo, racconta già una correzione profonda. Ma è accostandolo al rally di aprile e a ciò che accade fuori dai confini italiani che la distanza diventa un enigma.
Due mesi che cancellano un rally
Per capire la portata del ripiegamento bisogna riavvolgere il nastro di qualche settimana. Ad aprile 2026 l’Irex aveva toccato quota 31.510 punti, un balzo del 34 per cento in un solo mese che aveva riacceso l’interesse su un comparto spesso trascurato dai grandi flussi internazionali. Poi, a maggio, la prima battuta d’arresto: secondo i dati Althesys, l’indice è sceso a 28.055 punti, cedendo l’11 per cento rispetto a fine aprile. Giugno ha scavato un solco ancora più profondo: -11,7 per cento, fino al valore attuale di 24.784 punti.
In due mesi, dal picco di aprile, la perdita complessiva supera il 21 per cento. Non si tratta di un ritracciamento fisiologico dopo un rialzo eccezionale, ma di un’inversione che ha riportato l’indice ben al di sotto dei livelli di inizio primavera, cancellando la quasi totalità del rally. Un movimento che, osservato da vicino, restituisce la fotografia di un mercato che ha perso fiducia in tempi rapidissimi, e in modo selettivo.
Il mondo ringrazia, l’Italia no
Il dato assume contorni ancora più netti se confrontato con il resto del mondo. Il RENIXX World, l’indice globale delle energie rinnovabili, ha archiviato i primi sei mesi del 2026 con un rialzo del 21 per cento, passando da 1.130 a 1.367 punti. La performance ha coinvolto grandi nomi dell’eolico, del solare e della smart energy quotati sui listini internazionali. Mentre quei titoli salivano, il paniere italiano delle piccole e medie imprese attive nelle stesse tecnologie scivolava nella direzione opposta: un calo netto, segnalato anche dalla stampa di settore come un’anomalia rispetto al trend globale.
La forbice non è solo un dettaglio statistico. Suggerisce che la correzione dell’Irex non è figlia di un ripensamento generalizzato sulle rinnovabili, ma di qualcosa di più circoscritto, che riguarda la specifica composizione del listino italiano, la taglia delle aziende e forse la percezione del loro posizionamento nella transizione energetica. Resta da chiedersi cosa alimenti questa frattura.
L’enigma italiano
Perché un indice fatto di imprese che operano nelle stesse filiere — rinnovabili, efficienza, smart energy — si muove in direzione opposta rispetto al benchmark globale? Le risposte non possono che essere ipotesi, perché i dati disponibili descrivono il fenomeno ma non ne spiegano le cause. Si può osservare, però, che l’Irex raggruppa società a media e bassa capitalizzazione, più esposte alla congiuntura domestica, ai tassi di finanziamento e alle incertezze regolatorie italiane. Il RENIXX World, al contrario, è trainato da grandi gruppi industriali con diversificazione geografica e accesso a capitali a basso costo.
Un altro elemento da tenere presente è la base di partenza. L’Irex ad aprile aveva corso più del mercato globale, alimentando forse aspettative che i fondamentali non erano in grado di sostenere nel breve periodo. La correzione successiva potrebbe essere il riflesso di una presa di coscienza: la transizione energetica italiana procede, ma tra obiettivi dichiarati e capacità realizzativa il passo è ancora incerto. E gli investitori, soprattutto in un mercato a bassa liquidità come quello delle small cap, tendono a scontare prima le incertezze che le opportunità.
Resta il fatto che il crollo dell’Irex è avvenuto in un momento in cui il settore, su scala planetaria, continua ad attrarre capitali in cerca di rendimenti legati alla decarbonizzazione. Se il mondo ringrazia e l’Italia no, il rischio è che le imprese italiane del comparto restino indietro proprio quando servirebbero risorse per crescere. Non è una previsione, ma uno scenario che i prossimi mesi potrebbero confermare o smentire. La risposta è aperta, ma il prossimo numero da guardare è già chiaro: 24.000 punti. Se l’Irex dovesse bucare quella soglia, la distanza dal treno globale delle rinnovabili rischierebbe di diventare strutturale.




