Il parco da 30 MW nel Golfo del Leone fornisce energia a 50mila abitanti con tre turbine galleggianti

Ti sei mai chiesto da dove arriva esattamente l’energia che ogni mattina accende la tua cucina? Per 50mila abitanti tra l’Aude e i Pirenei Orientali, da ieri la risposta ha il profilo di tre giganti silenziosi che danzano sulle onde a 16 chilometri dalla costa. Il parco eolico galleggiante Éoliennes Flottantes du Golfe du Lion (EFGL) ha raggiunto la piena potenza operativa, immettendo nella rete francese tutta l’elettricità che quelle turbine possono generare. Non è un esperimento, non è un test: è una fornitura stabile che per i prossimi vent’anni coprirà il fabbisogno di decine di migliaia di famiglie.

Tre turbine per 50mila persone

A Port-La Nouvelle il parco EFGL ha appena raggiunto la piena potenza: 30 MW installati, ovvero 110mila megawattora all’anno. In pratica, energia pulita per l’equivalente di circa 50mila abitanti. Le tre turbine Vestas V164-10 MW sono le turbine più potenti mai installate su una fondazione galleggiante, montate su piattaforme semi-sommergibili che oscillano seguendo il moto del mare senza perdere stabilità. Una soluzione ingegneristica che permette di sfruttare venti costanti in acque troppo profonde per le tradizionali fondazioni fisse.

La messa in esercizio è stata graduale: già lo scorso maggio il parco aveva iniettato i suoi primi megawattora nella rete elettrica francese, e in circa due mesi ha raggiunto la piena potenza. Un percorso lineare che dimostra l’affidabilità di questa tecnologia anche fuori dai contesti sperimentali. C’è poi un dettaglio che sfugge a chi guarda solo i megawatt: EFGL è il primo parco eolico galleggiante nature-inclusive al mondo, con habitat marini artificiali Biohut installati direttamente sulle strutture. Niente pesci sacrificati sull’altare della decarbonizzazione: le turbine creano rifugi per la fauna, invertendo la logica dell’impatto ambientale come male necessario.

Numeri che già impressionano, eppure sono destinati a moltiplicarsi molto presto. Per ora, però, vale la pena notare anche la composizione della filiera che ha reso possibile tutto questo. Secondo Ocean Winds, il 99% dei fornitori diretti sono europei, l’85% francesi o con sede in Francia, e il 60% sono piccole e medie imprese. Significa che i soldi investiti in questo parco sono rimasti in gran parte dentro i confini dell’Unione, generando competenze e posti di lavoro che non spariranno a progetto concluso.

Dalla prova generale al grande salto

Mentre queste turbine iniziano a produrre a pieno ritmo, i prossimi capitoli sono già scritti. Il progetto EFLO, che Ocean Winds svilupperà partendo proprio dall’esperienza accumulata con EFGL, rappresenta un aumento di scala di otto volte rispetto al progetto pilota da 30 MW. Produrrà circa 1 TWh all’anno, energia sufficiente per circa 500mila residenti: una piccola città intera, oppure un pezzo consistente della domanda elettrica di un dipartimento costiero.

Non è fantapolitica. La Francia ha già dato un segnale inequivocabile quando, nel maggio 2024, ha tenuto la prima asta eolica galleggiante su scala commerciale al mondo, assegnando i diritti per il parco South Brittany da 250 MW. L’asticella è stata fissata a 1 GW di eolico galleggiante entro il 2030 e 45 GW di eolico offshore totale entro il 2050. Numeri che sembrano astratti finché non li leggi alla luce di quello che è appena successo a Port-La Nouvelle: ci sono voluti due mesi per passare dal primo megawattora alla piena potenza, e il percorso dal pilota alla scala commerciale è già stato tracciato.

Cosa cambia per chi paga la bolletta? Per i residenti dell’Occitanie, l’impatto è già misurabile: una quota della loro elettricità domestica arriva da una fonte che non dipende dal prezzo del gas né dalle quotazioni internazionali del petrolio. Chi vive altrove deve sapere che questa tecnologia si sta avvicinando a una maturità che la renderà presto competitiva anche senza incentivi straordinari. Le prossime aste, in Francia come in altri Paesi europei, stabiliranno quanto costa davvero questo megawattora eolico; ma l’esperienza di EFGL dimostra che la catena di fornitura è già pronta, i tempi di realizzazione si accorciano e l’integrazione ambientale non è un accessorio ma parte del progetto.

In definitiva, la strada è tracciata: a ognuno di noi resta da capire quando, non se, questo vento arriverà anche dietro le nostre prese di corrente. La prossima volta che premi un interruttore, ricorda che il vento del Mediterraneo potrebbe aver contribuito. E il meglio deve ancora arrivare.