La piattaforma X100 pesa 1.500 tonnellate, quasi la metà delle strutture tradizionali

1.500 tonnellate contro le 2.500 di un galleggiante tradizionale. Non è solo acciaio in meno: è il prezzo di una rivoluzione che il progetto PlemCat, con la turbina X100 da 8,5 MW, prova a portare nel Mediterraneo spagnolo. Nei giorni scorsi ha incassato il via libera ambientale e la conformità di DNV. Adesso insegue l’ultimo timbro: quello della finanza.

La risoluzione che approva la valutazione di impatto ambientale per il sito di prova eolico galleggiante PlemCat è stata pubblicata nel Boletín Oficial del Estado (BOE) l’8 luglio scorso. Si tratta di un prerequisito indispensabile per qualsiasi installazione eolica offshore nelle acque spagnole, e il suo ottenimento spiana la strada al progetto NextFloat, che installerà la piattaforma X100 nell’area commerciale LEBA 1.

La metà del peso, il doppio della promessa

Il dato tecnico che distingue questa piattaforma dalle altre è il peso. Il design tripode di X1 Wind impiega una struttura in acciaio primario da sole 1.500 tonnellate. È un risparmio di peso dal 30% al 50% rispetto ai galleggianti in acciaio convenzionali installati nei progetti pre-commerciali europei di scala comparabile. Meno acciaio significa meno costi di materiale, meno complessità logistica e, potenzialmente, un costo livellato dell’energia più basso.

La piattaforma X100 ha anche ricevuto una dichiarazione di conformità da DNV, che certifica il rispetto dei requisiti internazionali di sicurezza, ingegneria e tecnica, secondo quanto comunicato dallo stesso ente di classificazione. Non è un dettaglio: senza questo timbro, nessun assicuratore e nessun investitore metterebbe un euro sul progetto. La turbina che verrà installata è una macchina da 8,5 MW con un diametro di 160 metri, una taglia da mercato commerciale, non da laboratorio.

Ma l’acciaio risparmiato è solo l’inizio: nel frattempo, altre piattaforme navigano già in acque competitive.

Un mare di concorrenti, una zattera da 1.500 tonnellate

Se il peso è la chiave, il confronto con gli altri colossi del vento galleggiante è inevitabile. La tecnologia WindFloat di Principle Power, per esempio, ha già superato il terawattora di energia prodotta dal 2011, quando il primo prototipo WindFloat 1 fu connesso alla rete. Un traguardo di produzione che nessun altro concorrente può ancora rivendicare, e che dà la misura di quanto la strada verso la maturità commerciale sia lunga e lastricata di ore di funzionamento reale.

Sul fronte dei galleggianti a gambe tese, il progetto Provence Grand Large (25 MW, commissionato nel 2024 al largo della Francia) è stato il primo al mondo a utilizzare un floater tension leg platform sviluppato da SBM Offshore in collaborazione con IFP Energies Nouvelles. Non è un dettaglio tecnico marginale: X1 Wind aveva già sperimentato un sistema di ormeggio TLP con il suo prototipo X30, che nel marzo 2023 è diventato il primo prototipo eolico galleggiante in Spagna a esportare elettricità tramite un cavo sottomarino, oltre che l’unica piattaforma eolica galleggiante al mondo installata con quel sistema di ormeggio, secondo quanto dichiarato dall’azienda stessa.

La differenza, però, sta nella scala e nel design: mentre Provence Grand Large ha già tre unità installate e funzionanti, X100 è ancora alla fase pilota. Il cantiere è virtualmente aperto, ma la distanza tra un prototipo da 30 kW e una macchina commerciale da 8,5 MW si misura in milioni di euro e in anni di certificazione. Il tripode di X1 Wind segna una rotta diversa, più leggera, che potrebbe ridisegnare i costi: ma per ora è una promessa, non un bilancio.

E adesso chi paga per galleggiare?

Con il via libera ambientale, il progetto ha superato un esame decisivo. Ma non basta. La prossima tappa prima del dispiegamento è la chiusura finanziaria, e su questo fronte i numeri sono ancora aperti. Il progetto NextFloat ha ricevuto un finanziamento pubblico di 16 milioni di euro dal programma Horizon Europe della Commissione Europea già nel 2022. Sono soldi che hanno permesso di arrivare fin qui, ma per varare la prima unità commerciale serviranno capitali ben più consistenti.

La lezione di Provence Grand Large e di WindFloat è chiara: la tecnologia vince se convince gli investitori. Non basta dimostrare che il design funziona in condizioni controllate; bisogna garantire che produrrà elettricità a un prezzo competitivo per vent’anni, con costi di manutenzione prevedibili e un rischio tecnico accettabile. La dichiarazione DNV e l’approvazione ambientale sono due caselle spuntate su una lista molto più lunga.

Il prossimo numero da tenere d’occhio sarà il costo livellato dell’energia che questa piattaforma riuscirà a offrire, ma prima bisogna varare la prima unità. Il faro è puntato sul prossimo traguardo: la chiusura finanziaria.

La piattaforma X100 ha già superato due esami: il peso e l’ambiente. Ora la sfida è convincere chi firma gli assegni che galleggiare più leggeri significa produrre energia più a buon mercato.