La MP Wind Archer, prima Csov della società, ha iniziato a lavorare per Siemens Gamesa a Taiwan
Cosa ci faceva una società abituata a servire le piattaforme petrolifere nel bel mezzo di un parco eolico al largo di Taiwan? Nella primavera del 2025, esattamente quello che serviva alla transizione energetica. Il 21 aprile di quell’anno Marco Polo Marine ha annunciato che la sua MP Wind Archer aveva completato il cambio di bandiera nella Repubblica di Cina e, da metà del mese, aveva cominciato a generare ricavi con il primo contratto di noleggio.
Una CSOV per le turbine
La commessa inaugurale portava la firma di Siemens Gamesa Renewable Energy. Fino all’agosto 2025, con opzione fino a fine settembre, la nave avrebbe lavorato al commissioning delle turbine del progetto Hailong Wind Farm, uno dei tasselli dell’ambizioso programma eolico offshore taiwanese. Non il classico mezzo d’appoggio: la MP Wind Archer è una Commissioning Service Operation Vessel dotata di un sistema di accumulo energetico ibrido capace di abbattere le emissioni di anidride carbonica del 15-20%, un dettaglio che la differenziava dalle piattaforme tradizionali e che ne faceva un biglietto da visita credibile per un mercato in cerca di credenziali green. Per Marco Polo Marine, abituata per anni a fornire navi di supporto all’industria oil&gas, quell’entrata in servizio non era soltanto un contratto: era il passaporto per un settore nuovo, dove la domanda di mezzi specializzati stava crescendo molto più in fretta dell’offerta.
Chi vince (e chi perde)?
La Wind Archer non è arrivata per caso. Progettata e costruita nel cantiere navale di Batam di Marco Polo Marine, la CSOV era stata sviluppata in risposta alla fame di navi dedicate che saliva da Taiwan, ma anche dalla Corea del Sud e dal Giappone. Non appena issata la bandiera di Taipei, la controllata PKR Offshore l’ha messa al lavoro per SGRE, il colosso ispano-tedesco delle turbine, che poteva così disporre di una piattaforma efficiente per il commissioning nel Mar Cinese Meridionale senza dover competere per i pochi scafi disponibili sul mercato asiatico.
Per Taiwan, che già nel 2025 rincorreva l’obiettivo di 5,7 GW di eolico offshore con ritardi ormai cronici, avere una nave sotto bandiera locale rappresentava insieme un tassello di sovranità energetica e un acceleratore per i cantieri. Per Marco Polo Marine, invece, l’operazione ha segnato il sorpasso del vecchio business: l’oil&gas iniziava a cedere il passo a contratti con le utility, in una partita dove la domanda di CSOV batteva l’offerta e dove un armatore con un cantiere proprio poteva giocare la carta del prezzo. Ma non tutti hanno vinto. I concorrenti asiatici senza una CSOV si sono trovati a rincorrere, mentre i cantieri europei vedevano materializzarsi un nuovo competitore low-cost dal Sud-est asiatico. E la stessa Marco Polo, per quanto avesse piazzato il primo colpo, aveva davanti un problema tanto semplice quanto spinoso: una sola nave non può bastare a soddisfare la domanda che sta arrivando.
La quotazione a Taiwan
È per questo che, già nell’agosto del 2025, la società ha annunciato l’intenzione di quotare PKR Offshore alla Borsa di Taiwan. «Taiwan è il trampolino ideale per servire l’intera regione asiatica, dove vediamo un potenziale immenso di lungo termine», aveva spiegato l’amministratore delegato Sean Lee, aggiungendo che i capitali raccolti sarebbero serviti ad ampliare la flotta specializzata per costruzione, commissioning e manutenzione dei parchi eolici. A un anno di distanza, resta da capire se la quotazione sia andata in porto e se i fondi siano sufficienti a finanziare una corsa all’oro verde che ha bisogno di navi, ma soprattutto di soldi.



