Il paese ha perso il 90% della capacità termica e punta sulle rinnovabili per sopravvivere al prossimo inverno
Triplicare nel buio
Mentre tutte le quindici centrali termoelettriche del paese giacciono in macerie, il governo di Kiev triplica le quote d’asta per le fonti rinnovabili: 1 gigawatt entro il 2026. Un paradosso che sa di scommessa disperata, siglata il 27 maggio scorso con una risoluzione del Consiglio dei ministri. La quota di sostegno, inizialmente fissata a 330 MW, è stata portata a 1 GW, come dettagliato da Windpower Monthly. Il vice primo ministro Denys Shmyhal, nell’annuncio all’agenzia Ukrinform, ha confermato la ripartizione: 700 MW di eolico, 150 MW tra biogas, biomassa e mini-idro, e appena 50 MW di solare. Numeri che, sulla carta, disegnano un futuro a basse emissioni; nella realtà, sono la risposta a un paese che ha già perso quasi il 90% della capacità di generazione termica compromessa.
Un inverno senza luce
Negli stessi mesi in cui il governo alzava l’asticella, i residenti di Kiev affrontavano l’inverno più difficile dall’inizio dell’invasione su larga scala. Secondo un rapporto del Centre for Eastern Studies di Varsavia, pubblicato ad aprile, la stagione fredda 2025-2026 ha lasciato interi quartieri al buio e, in alcuni distretti, senza riscaldamento. Non era una crisi congiunturale: era il prezzo di un sistema energetico disintegrato dai bombardamenti. Già a fine inverno, tutte le centrali termoelettriche ucraine risultavano distrutte o gravemente danneggiate, cancellando di fatto la spina dorsale della produzione elettrica nazionale.
La triplicazione delle quote non nasce da un’ambizione verde, ma da una necessità di sopravvivenza. Con il 90% della generazione termica perso, ogni megawatt installato prima del prossimo inverno può fare la differenza tra qualche ora di luce e il buio totale. Eppure, il decreto di maggio arriva quando i cantieri dovrebbero già essere aperti, le turbine ordinate e i contratti firmati. Non è un piano strategico: è una corsa contro il tempo.
Basterà 1 GW?
Ora che i decreti sono firmati, la domanda è una sola: basterà 1 GW a tenere accese le case durante l’inverno 2026-2027? Il target triplica le ambizioni iniziali, ma la scala del disastro è molto più ampia. Le centrali distrutte avevano una capacità complessiva di diversi gigawatt; sostituirle con impianti eolici e solari, per di più in un contesto di guerra, richiede infrastrutture di rete stabili, finanziamenti e tempi di realizzazione che l’Ucraina oggi non ha. Secondo un’analisi dello studio Dentons, la risoluzione 508-р del 27 maggio scorso modifica il precedente decreto di aprile 2026 e triplica la quota di sostegno. Sulla carta, il meccanismo è chiaro: aste competitive per assegnare contratti di lungo termine. Nella pratica, però, il tempo stringe.
L’impianto normativo c’è, ma con quali risorse e con che tempi? La filiera dell’eolico, che da sola copre il 70% del target, ha bisogno di mesi per produrre e installare le turbine; il solare e le bioenergie sono più veloci ma rappresentano una frazione marginale. Se l’obiettivo è avere nuova capacità operativa prima che il termometro scenda sotto zero, il calendario è già in ritardo. Gli investitori, già timidi prima del conflitto, ora devono fare i conti con il rischio di nuovi attacchi missilistici sui cantieri e sulle linee di trasmissione. Senza una protezione antiaerea adeguata, ogni parco eolico diventa un bersaglio.
La scommessa è disperata, ma forse è l’unica carta che Kiev può giocare. Il prossimo inverno dirà se la triplicazione delle quote è stata un salvagente o un miraggio. Per i residenti di Kiev, la speranza è che questa volta la luce non si spenga quando il termometro scenderà sotto zero.




