Il gasdotto da 24 chilometri collegherà un elettrolizzatore da 320 megawatt alla rete nazionale tedesca
In Bassa Sassonia, tra i campi vicino a Emden, si scava per posare un tubo. Non trasporterà gas metano, ma idrogeno verde. Per molti automobilisti o cittadini, l’idrogeno è ancora un miraggio. Eppure, sotto i loro piedi, prende forma un pezzo della più grande rete europea. La utility tedesca EWE ha infatti avviato oggi la posa di un gasdotto per idrogeno di 24 km che collegherà il suo futuro elettrolizzatore da 320 megawatt alla rete nazionale tedesca, un’infrastruttura pianificata di 9.000 chilometri.
Il tubo che attraversa i campi
Il gasdotto si chiama H2CoastLink 1 e corre tra Emden e Leer, nella Germania settentrionale. I lavori dovrebbero concludersi entro l’autunno 2027. Una volta in funzione, il tubo trasporterà circa 26.000 tonnellate di idrogeno verde all’anno — una molecola prodotta usando elettricità rinnovabile, senza emissioni di CO2.
A scavare non è una startup sperimentale ma una delle maggiori utility tedesche. L’impianto di produzione di idrogeno verde a Emden, come riporta un articolo di Gasworld, è in costruzione da dicembre 2025. Per posare il gasdotto, EWE ha ottenuto l’approvazione dell’ufficio LBEG, l’ente statale della Bassa Sassonia che si occupa di estrazione mineraria, energia e geologia. Il progetto rientra nell’iniziativa Clean Hydrogen Coastline, che punta a creare un polo per produzione, stoccaggio e trasporto dell’idrogeno nella regione.
Fin qui, i numeri di un cantiere. Ma un tubo è solo un tubo: chi userà davvero questo idrogeno?
Chi compra l’idrogeno verde
La risposta arriva da qualche centinaio di chilometri più a sud, dove si trovano le acciaierie. La società siderurgica Salzgitter ha firmato un accordo di fornitura per prelevare 10.000 tonnellate di idrogeno verde all’anno a partire dal 2030. La molecola sarà destinata al sito Flachstahl, dove alimenterà il progetto Salcos, un impianto di riduzione diretta del minerale di ferro che sostituirà progressivamente gli altiforni a carbone.
Diecimila tonnellate sono una fetta consistente della capacità del gasdotto, ma rappresentano anche un accordo isolato in un panorama industriale che fatica a prendere decisioni. Gunnar Groebler, CEO di Salzgitter, ha messo in guardia: senza un forte sostegno politico che colmi il divario di costo e riduca i rischi per le imprese, contratti come questo resteranno eccezioni.
E il contrasto è già visibile. ArcelorMittal, il secondo produttore mondiale di acciaio, ha ritardato le decisioni finali di investimento sui suoi progetti di decarbonizzazione, nonostante abbia ottenuto circa 3,5 miliardi di euro in sussidi pubblici per i propri impianti di riduzione diretta. La differenza tra Salzgitter, che avanza, e ArcelorMittal, che frena, mostra quanto la transizione industriale resti fragile anche quando i soldi pubblici ci sono.
Il punto non è solo tecnologico: produrre acciaio con l’idrogeno verde invece che con il carbone è possibile, ma costa di più. Se i governi non intervengono con meccanismi stabili — prezzi garantiti, contratti per differenza, acquisti pubblici vincolanti — le imprese continueranno a rimandare. E i tubi, anche se posati, rischiano di restare mezzi vuoti.
La rete dei 9000 chilometri
Il gasdotto di EWE non è un’opera isolata. È un tassello di una rete tedesca dell’idrogeno che, una volta completata, si estenderà per 9.000 chilometri — la più grande pianificata in Europa. Secondo il sito ufficiale EHB, questa infrastruttura è il segmento nazionale più ampio dell’European Hydrogen Backbone, un’iniziativa che coinvolge 33 operatori di infrastrutture energetiche in tutto il continente per costruire una rete paneuropea di trasporto dell’idrogeno. La visione è chiara: collegare i centri di produzione, come l’elettrolizzatore di Emden, ai distretti industriali che dovranno abbandonare i combustibili fossili. Ma la scala del progetto — 9.000 chilometri solo in Germania — dice anche che l’infrastruttura da sola non basterà.
Per chi guida un’impresa energivora, l’idrogeno verde non è più una scommessa lontana: i tubi sono in posa, i primi contratti firmati. Ma restano eccezioni. Conviene monitorare ogni nuova pietra di questa infrastruttura, perché quando la rete sarà completa, anche le scelte diventeranno obbligate.




