Il progetto Snam prevede 240 chilometri di condotte per trasportare 1,13 miliardi di metri cubi di gas rinnovabile all’anno
Nella bolletta del gas c’è una voce che quasi nessuno guarda: il costo del trasporto. È lì che, a oltre un anno dalla firma di luglio 2025, si sta giocando la partita del biometano italiano. Lo si capisce da un numero: la Banca Europea per gli Investimenti ha approvato un prestito fino a 264 milioni di euro a Snam per integrare il biometano nella rete gas italiana.
Dal rubinetto di casa alla rete nazionale il passo è più corto di quanto sembri. Il gas che arriva in cucina viaggia per centinaia di chilometri dentro tubi in pressione, e chi gestisce quei tubi deve decidere cosa farci passare. Se quelle condotte vengono adattate per accogliere biometano prodotto in Italia, la bolletta smette di essere solo il prezzo della molecola: diventa anche il conto delle infrastrutture che ci porteranno il gas dei prossimi anni. Ma quanto gas rinnovabile potrà davvero viaggiare in questi tubi?
La matematica del biometano
Per rispondere, basta guardare i numeri firmati a luglio 2025. La prima tranche del prestito, da 140 milioni di euro, è stata firmata alla presenza di Gelsomina Vigliotti, vicepresidente della BEI, e di Agostino Scornajenchi, amministratore delegato di Snam. L’impegno si misura in chilometri e gigawattora: il progetto prevede la costruzione di 240 chilometri di nuove condotte per il trasporto di 12.000 GWh all’anno di energia rinnovabile. Tradotto in metri cubi, si parla di 1,13 miliardi di metri cubi di biometano all’anno.
È una quantità non banale: rappresenta circa un quinto dei 5 miliardi di metri cubi che l’Italia punta a produrre entro il 2030 secondo il Piano nazionale di ripresa e resilienza. E non è nemmeno un obiettivo isolato. Già nel marzo 2022, la Commissione europea ha annunciato un obiettivo di produzione di 35 miliardi di metri cubi di biometano nell’UE entro il 2030 come parte del piano REPowerEU, per sostituire il 20% delle importazioni di gas naturale dalla Russia con un’alternativa sostenibile, più economica e prodotta localmente. In questa cornice, i 12.000 GWh all’anno della nuova rete Snam non vanno letti come una soluzione a sé, ma come un primo tratto di infrastruttura: per arrivare all’obiettivo europeo servirebbe molto di più, e anche il traguardo italiano di 5 miliardi di metri cubi resta più ampio.
Snam, dal canto suo, ha ribadito l’obiettivo di raggiungere la neutralità carbonica al 100% entro il 2040 e il Net Zero per tutte le emissioni, incluse quelle di società collegate e fornitori, entro il 2050. Resta però la domanda su chi paga, e se l’Italia sta correndo abbastanza rispetto ai vicini europei.
Chi paga i tubi nuovi
La risposta su chi paga è in una parola che conosciamo bene: tariffa. Secondo i documenti del progetto, il recupero degli investimenti avviene tramite il rendimento regolamentato del gestore del sistema di trasmissione. In pratica, i 264 milioni di euro che si traducono in condotte, allacciamenti e adeguamenti non vengono ripagati da un fondo pubblico a perdere, ma rientrano gradualmente attraverso le tariffe di trasporto che paghiamo in bolletta. Non si tratta di un rialzo improvviso: i costi di rete vengono riconosciuti e spalmati su molti anni, ma è comunque il servizio a sostenere l’investimento, non la fiscalità generale.
Il confronto con la Francia mostra che la partita è innanzitutto industriale, prima ancora che ambientale. Oltre confine, GRTgaz ha investito 500 milioni di euro per il potenziamento della rete dal 2020 al 2028 per integrare il biometano. Non è una cifra molto distante da quella italiana, ma il piano francese ha un orizzonte temporale più lungo e un avvio più precoce. L’Italia, con 240 chilometri di nuove condotte e una capacità di 12.000 GWh all’anno, sta costruendo una rete simile partendo però da un accordo firmato solo a luglio 2025. Alla fine, il biometano non si decide nei comunicati ma nei tubi che verranno allacciati, uno per uno.
Il lettore non vedrà la bolletta scendere domani, ma può aspettarsi che parte di ciò che paga per il trasporto serva a costruire una rete pronta per il biometano. La vera incognita resta quando quei 240 chilometri di condotte raggiungeranno davvero la capacità di 12.000 GWh all’anno.




