L’Europa ha 500 gigawatt di pale eoliche in attesa di allaccio, la rete non esiste
Il governo federale americano ha sborsato 2,7 miliardi di dollari nell’ultimo semestre per convincere gli sviluppatori a rinunciare ai loro contratti eolici offshore e a investire in gas. L’Unione Europea, nello stesso periodo, ha varato un piano per accelerare le rinnovabili e scopre che ha 500 gigawatt di pale in attesa di un allaccio alla rete che non esiste.
Due politiche energetiche che si guardano allo specchio e trovano lo stesso riflesso: la transizione corre, la rete sta ferma.
2,7 miliardi di dollari per cancellare l’eolico
Il 30 giugno 2026 il Dipartimento degli Interni statunitense ha firmato il quarto buyout eolico offshore dell’era Trump: Duke Energy esce dal sito di Carolina Long Bay e incassa 129 milioni di dollari, con l’impegno a reinvestirli in infrastrutture di rete e generazione alternativa nelle Caroline. È l’ultimo tassello di una sequenza partita a marzo, quando TotalEnergies aveva accettato un rimborso di 928 milioni di dollari per abbandonare Carolina Long Bay e New York Bight.
Ad aprile erano arrivati 885 milioni per i buyout di Ocean Winds, Bluepoint Wind e Golden State Wind, e a inizio giugno 765 milioni a Invenergy per la rinuncia a quattro contratti di locazione. Sommando tutte le operazioni, il conto pubblico supera i 2,7 miliardi di dollari. Denaro destinato a spegnere turbine e a finanziare, direttamente o indirettamente, nuova capacità fossile.
La California si ribella al libretto degli assegni
Non tutti negli Stati Uniti stanno a guardare. La California ha notificato al Dipartimento degli Interni e a Golden State Wind l’intenzione di fare causa per la risoluzione del contratto di locazione al largo della costa centrale. Quel contratto, firmato in aprile, prevedeva un indennizzo di 120 milioni di dollari a Golden State Wind e – clausola ancora più indigesta – l’obbligo di investire una somma equivalente in progetti fossili fuori dallo stato. Sacramento contesta il mancato coinvolgimento dello Stato nella trattativa e lancia il guanto di sfida a un’amministrazione che usa fondi federali per smantellare la politica climatica californiana.
L’Europa si accorge che le pale senza rete sono inutili
Mentre Washington paga per uscire dall’eolico, Bruxelles prova ad accelerare. Il 22 aprile la Commissione ha presentato AccelerateEU, un piano che mette nero su bianco la necessità di sostituire le importazioni di combustibili fossili con energia rinnovabile prodotta in casa. Ma tra il dire e il fare c’è un collo di bottiglia che nessuno ha ancora sciolto: secondo WindEurope, più di 500 GW di progetti eolici sono in attesa di approvazione per la connessione alla rete. Un volume che basterebbe a coprire più volte il fabbisogno aggiuntivo previsto, ma che resta bloccato nelle code delle autorità di regolazione.
La Germania da sola ha autorizzato 21 GW di nuovo eolico onshore nel 2025, ma la rete di trasmissione tedesca non è in grado di assorbire tanta potenza senza congestioni e costi per i consumatori. Il paradosso è tutto nelle cifre: si semplificano le autorizzazioni per costruire, ma non si sbloccano gli allacci.
«L’Europa non ha bisogno di più burocrazia. Ha bisogno di costruire più parchi eolici» ha dichiarato Tinne van der Straeten, CEO di WindEurope.
Intanto, fuori dal perimetro dell’Unione, la corsa non rallenta: Seul ha appena sostenuto un’asta eolica offshore da 1,8 GW. E mentre gli Stati Uniti spendono miliardi per cancellare contratti, il resto del mondo continua a firmarne di nuovi, nella speranza che la rete, prima o poi, tenga il passo.




