La Polonia supera la Germania nella redditività dello storage grazie ai prezzi elevati della riserva aFRR
800.000 euro a megawatt. Non è il costo di un impianto, ma il ricavo annuo che una batteria può generare in Polonia. Il dato stride con la narrazione dominante: la Germania, con il suo 57,7% di domanda elettrica coperta da rinnovabili nel primo semestre 2026, dovrebbe essere l’eldorado dello storage. Invece il mercato più redditizio d’Europa per chi installa batterie è un paese che nel nostro immaginario resta legato al carbone.
Capire perché la geografia dei ricavi non segua la geografia della generazione pulita è uno degli esercizi più utili per leggere la transizione energetica senza fermarsi alle percentuali da comunicato.
Il paradosso tedesco: più rinnovabili, ma non più ricchi
I numeri tedeschi restano imponenti. La produzione da fonti rinnovabili è salita a 152,2 TWh nei primi sei mesi del 2026, contro i 144,1 dello stesso periodo 2025. Un incremento secco, trainato da eolico e solare. Il dato parla di volumi, e su scala continentale la produzione rinnovabile tedesca del primo semestre non ha rivali.
Eppure la profittabilità di una batteria non dipende da quanta energia verde circola in rete. Dipende da quanto è disordinata quella circolazione. O meglio, da quanto qualcuno è disposto a pagare per metterci ordine. È qui che la Germania mostra i suoi limiti: i servizi ancillari tedeschi offrono opportunità definite “relativamente solide” da Clean Horizon, ma la combinazione di arbitraggio e riserva non basta a competere con i rendimenti polacchi.
Chi paga il disordine: la lezione polacca
A spiegare il sorpasso è la classifica europea dei ricavi da storage aggiornata a maggio 2026. L’indice prende il modello di batteria di riferimento da due ore, efficienza 85%, 1,5 cicli al giorno e piena disponibilità, e calcola i ricavi aggregati su più mercati. In cima c’è Varsavia.
Il motore è tecnico e si chiama aFRR, la riserva automatica di ripristino della frequenza. A maggio i prezzi della capacità aFRR in Polonia hanno superato in media i 120 euro per megawattora. È il dettaglio che spiega il differenziale: i prezzi elevati della capacità aFRR in Polonia segnalano una rete che ha bisogno di risposte rapidissime ed è disposta a remunerarle bene. E una batteria da due ore, in quel contesto, supera la soglia degli 800.000 euro di ricavi annuali per MW.
Il rovescio della medaglia si vede in Danimarca occidentale. La DK1 nella classifica europea ha visto i ricavi dai mercati della capacità scendere già a maggio, mese su mese. Il motivo non è un calo della domanda, ma l’effetto opposto: troppe batterie nello stesso mercato. Il fenomeno della concorrenza nella rilevazione Clean Horizon è ciò che l’azienda definisce senza giri di parole “cannibalizzazione”. Un rischio che il precedente metodo di calcolo non riusciva a cogliere.
Quel che conviene non è quel che brilla
Allora cosa ci dice questo disallineamento? Che nella transizione il design di mercato conta più della quantità di gigawattora immessi. E conta anche la marginalità del sistema: la Polonia parte da una rete più rigida e meno interconnessa, dove un megawatt di flessibilità vale molto di più che in Germania. È una lezione che vale anche per l’Italia, subito dietro la Polonia nella classifica Clean Horizon.
C’è un altro dato di contesto che aiuta a mettere in prospettiva la partita industriale. Nel 2025 oltre il 90% dei nuovi progetti rinnovabili utility-scale è stato costruito a costi inferiori rispetto alla più economica alternativa fossile. L’LCOE del fotovoltaico nel 2025 è leggermente risalito, ma resta strutturalmente più basso di qualunque opzione a gas o carbone. Generare elettricità pulita non è più un problema di costo, è un problema di integrazione.
E integrare significa proprio questo: accettare che il valore non stia più nel chilowattora prodotto, ma nella capacità di consegnarlo quando serve.
Chi investe in batterie oggi guarda meno alla percentuale di rinnovabili annunciata dai governi e sempre di più ai prezzi che i gestori di rete sono obbligati a pagare per tenere tutto in equilibrio. La Polonia non è un’anomalia: è un segnale di mercato che viaggia più veloce della retorica.




