La nuova metrica di Clean Horizon fotografa l’effetto di affollamento già visibile in Danimarca
A maggio, nella zona di offerta DK1 in Danimarca, i ricavi aFRR e mFRR hanno cominciato a scendere. Non per un calo della domanda né per un guasto. A spingerli giù è stata la moltiplicazione delle batterie stesse: più capacità installata, più offerta negli stessi mercati, meno margine per tutti.
A metterlo nero su bianco è la metodologia aggiornata di Clean Horizon, che per la prima volta calcola i ricavi potenziali dei sistemi di accumulo senza ipotizzare che ogni batteria giochi da sola. Il nuovo indice abbandona le stime astratte e adotta un modello di capacità media installata, che fotografa l’effettiva pressione competitiva sul parco storage esistente.
Dentro il calcolo entrano variabili finora trascurate: la concorrenza tra asset di storage, i livelli di diffusione già raggiunti e il volume di domanda disponibile sui mercati della capacità e dei servizi ancillari. Come riferimento tecnico viene usata una batteria di riferimento da due ore con efficienza dell’85%, 1,5 cicli al giorno e piena disponibilità.
Parametri standard, quelli su cui molti sviluppatori costruiscono i propri business plan.
Il sintomo danese e il mercato che si mangia da solo
In Danimarca la dinamica è già visibile. In DK1 l’erosione dei ricavi aFRR e mFRR è diretta conseguenza della crescita della capacità in gara. In DK2, dove il mercato infragiornaliero ha mostrato maggiore profondità, le performance infragiornaliere in DK2 hanno compensato solo in parte il calo dei servizi ancillari. Clean Horizon è esplicita: questo tipo di cannibalizzazione dei ricavi storage era del tutto invisibile con la precedente metodologia. Chi guardava solo i prezzi all’ingrosso o i differenziali orari non poteva accorgersene.
La lezione tedesca e la febbre solare americana
Il contesto in cui questa scoperta matura è di quelli che invitano a non distrarsi. In Germania, nel primo semestre 2026, il 57,7% della domanda elettrica è stato coperto da fonti rinnovabili, in leggero calo rispetto al 59,4% dello stesso periodo del 2024 ma sopra il 56,9% del 2025. Un sistema ormai strutturalmente esposto alla variabilità, e quindi al potenziale dello storage. Negli Stati Uniti, intanto, la corsa al solare accelera mentre si avvicina la scadenza safe harbour, e la pratica di abbinare nuova capacità fotovoltaica a batterie sta diventando la norma, non l’eccezione. Il messaggio è chiaro: lo storage crescerà ovunque. La domanda è se, crescendo, riprodurrà il copione danese.
Il numero da sorvegliare nei prossimi mesi
La nuova metrica di Clean Horizon non è soltanto uno strumento di analisi. È un avvertimento. In mercati come Italia e Polonia, oggi in cima alla classifica dei ricavi, la potenza in sviluppo è abbastanza grande da far scattare, in futuro, lo stesso effetto di affollamento visto in DK1. Il parametro chiave diventa il tasso di saturazione dei mercati ancillari: quanta batteria in più può essere assorbita prima che anche i prezzi aFRR e mFRR inizino a scendere? La risposta, misurata su base mensile, è la variabile da guardare per capire se il cannibale nascosto resterà un caso di studio nordico o diventerà un tratto permanente del settore.




