Il Consiglio di Stato ha chiesto ai giudici europei di chiarire i limiti del regolamento Ue sui ricavi dell’energia
Chi produce energia da fonti rinnovabili controlla i corrispettivi e si chiede se il tetto ai ricavi introdotto per l’energia sia davvero compatibile con le regole europee. È lo stesso dubbio che in Italia è finito sul tavolo del Consiglio di Stato e, ora, della Corte di Giustizia UE, che lo scorso 20 luglio ha disposto la riunione delle cause C-878/25 e C-881/25 per tutte le fasi del procedimento: scritta, orale e sentenza finale.
Il dubbio che parte da un impianto italiano
Il punto di partenza è un’ordinanza del Consiglio di Stato del 22 dicembre 2025, la n. 10151, con cui è stato disposto il rinvio pregiudiziale. La domanda girata a Lussemburgo riguarda l’interpretazione dell’articolo 5, paragrafi 3 e 4 della direttiva (UE) 2019/944, in relazione al tetto sui ricavi previsto dall’articolo 15-bis del decreto legge 27 gennaio 2022, n. 4. In parole semplici: se una norma europea consente a uno Stato di stabilire i prezzi dell’energia solo per proteggere i clienti civili in povertà energetica o vulnerabili, fino a che punto è legittimo estendere un tetto ai ricavi a tutto il mercato all’ingrosso dell’energia elettrica?
Nel maggio 2026 il Gestore dei Servizi Energetici ha provato a chiudere la partita prima che iniziasse davvero, chiedendo che il rinvio venisse revocato. Il Consiglio di Stato ha detto no, respingendo l’istanza con cui il GSE ha chiesto di revocare il rinvio pregiudiziale. Ma questo dubbio italiano non è isolato: in Europa si stanno decidendo casi gemelli.
Il confronto europeo che pesa sul caso italiano
Per capire cosa può succedere al rinvio italiano, conviene guardare alle partite già arrivate a Lussemburgo. La più indicativa riguarda la Romania. Già nell’ottobre 2025 la Corte di Giustizia ha emesso una pronuncia preliminare nella causa C-391/23, riguardante la tassazione rumena del reddito dei produttori di elettricità da fonti rinnovabili. Il caso era molto concreto: una società con un impianto eolico era tassata con un’aliquota dell’80% sul reddito aggiuntivo, mentre i produttori che usano combustibili fossili e biomassa erano esenti ai sensi della legge rumena.
Non è l’unico fronte rumeno. Già nel dicembre 2024 la Corte d’Appello di Bucarest aveva deferito una questione pregiudiziale alla Corte di Giustizia nel caso C-462/24, sulla compatibilità della tassa sugli extraprofitti energetici della Romania con il diritto UE. All’epoca erano pendenti anche quattro altri casi su diverse versioni della tassa sugli extraprofitti rumena: C-391/23, C-251/24, C-261/24 e C-392/24. La somiglianza con la situazione italiana è evidente: si discute se uno Stato possa colpire proprio i produttori rinnovabili, mentre altri restano fuori.
Sul fronte opposto c’è la sentenza nel caso Electrabel e altri (C-633/23). La Corte di Giustizia ha chiarito la flessibilità degli Stati membri nell’attuazione dei tetti massimi ai ricavi nel mercato elettrico ai sensi del regolamento 2022/1854. Qui il contrasto è netto: chi è stato tassato all’80% — i produttori eolici rumeni — e chi ne è rimasto esente, come i produttori che usano combustibili fossili. Con questi precedenti, la riunione dei casi italiani assume un peso diverso: non è più un dettaglio procedurale.
La riunione dei casi e il primo appuntamento concreto
La riunione disposta dalla Corte di Giustizia lo scorso 20 luglio riguarda le cause C-878/25 e C-881/25 e copre tutte le fasi del procedimento, per garantire una trattazione unitaria e coerente della materia. Il dato rivelatore è il calendario: le parti dei giudizi nazionali, gli Stati membri e la Commissione Europea hanno il diritto di presentare osservazioni scritte entro due mesi e dieci giorni dalla notifica. È un termine perentorio, una scadenza che trasforma il dibattito in un conto alla rovescia.
Per chi produce energia o ne segue il prezzo in bolletta, il prossimo passaggio non è lontano: entro due mesi e dieci giorni dalla notifica si giocherà la prima partita processuale. Da lì arriverà un segnale concreto sulla tenuta del tetto ai ricavi.




