1,4 GW nel primo trimestre, ma per centrare i 7 GW servono quasi 2 GW a trimestre
I conti che non tornano
Nel primo trimestre del 2026 in Italia sono entrati in esercizio 1,4 gigawatt di nuova capacità solare fotovoltaica. È il dato pubblicato da Italia Solare e riportato da PV Tech alla chiusura di marzo. 1,4 GW in tre mesi. Sembra un numero solido, e in termini assoluti lo è: storicamente, il fotovoltaico italiano non aveva mai viaggiato a questo ritmo in un primo trimestre. Ma il problema non è il confronto con il passato, è il confronto con la meta.
Per centrare l’obiettivo di 6-7 GW di nuove installazioni nell’intero 2026, il paese dovrebbe mantenere una media ben superiore a quella registrata tra gennaio e marzo. Sei gigawatt spalmati su dodici mesi significano 1,5 GW a trimestre; per arrivare a sette, il passo sale a 1,75 GW. E 1,4 GW è sotto entrambe le soglie. Non di molto, ma sotto. Proiettato sull’anno, il ritmo del Q1 porterebbe a circa 5,6 GW — sotto il minimo della forchella, e con il segmento residenziale che continua a frenare. Se i numeri del primo trimestre sono insufficienti, cosa dicono le ultime approvazioni?
L’effetto VIA: la Campania accelera
Le valutazioni di impatto ambientale positive restano il primo termometro di ciò che potrà entrare in cantiere nei mesi successivi. Nei primi giorni di luglio il ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica ha pubblicato due VIA positive per circa 36 MW di solare, entrambi progetti a terra localizzati in Campania. Poco più di trenta megawatt, un tassello contenuto se paragonato ai volumi che servirebbero per dare slancio alla seconda metà dell’anno.
Il mese precedente, tra il 15 e il 26 giugno, il Mase aveva approvato sei progetti per circa 150 MW di agrivoltaico e fotovoltaico; a maggio, altre sei VIA positive avevano sbloccato 252 MW di agrivoltaico. Sommati, siamo nell’ordine di 438 MW di nuova capacità autorizzata in tre mesi. Segnali di un iter burocratico che si sta sbloccando, ma le taglie restano frammentate e i tempi tra il via libera ambientale e l’allaccio alla rete sono tutt’altro che prevedibili.
La corsa a ostacoli verso i 7 GW
Dalle approvazioni bisogna tornare alla realtà dei cantieri. Per raggiungere la fascia alta dell’obiettivo — 7 GW — l’Italia dovrebbe installare quasi 2 GW a trimestre da qui a dicembre. Significa aumentare il ritmo di oltre il 35% rispetto a quanto fatto nel primo trimestre, in un contesto in cui la componente domestica (la più vivace negli anni del Superbonus) è in contrazione e i grandi impianti a terra continuano a scontare resistenze locali e colli di bottiglia autorizzativi. I 36 MW campani di luglio, i 150 MW di giugno, i 252 MW di maggio: sono numeri che, anche ipotizzando un’esecuzione rapida, non bastano a ribaltare la traiettoria.
Il punto non è che manchino i progetti nel portafoglio degli sviluppatori: è che il ritmo con cui passano dalla carta alla rete resta più lento di quanto il target annuale richieda. L’accelerazione delle VIA è reale — lo dimostra la progressione mensile — ma si sta scaricando su lotti medio-piccoli, distribuiti su più regioni e con tempi di realizzazione difficili da comprimere. Se il trend del Q1 dovesse confermarsi, la proiezione annuale resterebbe inchiodata attorno a 5,6 GW, bruciando quasi un punto e mezzo rispetto all’asticella minima.
Quando arriveranno i dati del secondo trimestre, saranno il vero spartiacque. Se la cifra si attesterà ancora sotto gli 1,7 GW, il target annuale smetterà di essere un obiettivo e diventerà un’illusione statistica. Per ora, nessun allarme: ma la distanza tra il passo attuale e quello necessario è misurabile, e non si colma con le sole semplificazioni amministrative.




