Il trasferimento di progetti pronti a costruire segna la divisione del mercato tra chi sviluppa e chi costruisce

Per chi ha un impianto fotovoltaico autorizzato e aspetta soltanto l’avvio dei lavori, il passaggio da «sviluppato» a «pronto a costruire» non è una sfumatura: è la differenza tra un progetto sulla carta e un impianto che produce. A fine luglio, tra Starlight e Sunprime, quel passaggio si è compiuto. Lo scorso 29 luglio, con l’annuncio pubblicato su LinkedIn, Starlight Energy ha comunicato il completamento del trasferimento degli ultimi asset da una piattaforma di sviluppo italiana di oltre 300 MW, costruita in sei anni.

Dalla carta al cantiere: l’ultimo passaggio

Nel dettaglio, i progetti trasferiti a Sunprime, per una capacità complessiva di circa 100 MWp, hanno raggiunto lo stato di pronti a costruire grazie all’impegno di diverse funzioni aziendali, come ha spiegato Stefano Pieroni. Non è un traguardo solo tecnico: chi sviluppa un impianto sa che un’autorizzazione non basta. Servono permessi, connessioni, contratti e un quadro finanziario definito. Il passaggio a pronto a costruire è il momento in cui la produzione smette di essere una promessa e diventa una scadenza concreta.

Intanto Starlight continua a lavorare in Italia su un ulteriore portafoglio di sviluppo di circa 1,2 GW tra solare, eolico e accumulo. Sei anni di lavoro hanno prodotto una piattaforma da oltre 300 MW, ora in buona parte passata di mano; il resto arriva. Ma per capire davvero cosa si muove dietro questi numeri, bisogna chiedersi chi paga e chi resterà proprietario degli impianti.

La macchina dei soldi dietro i megawatt

Se il trasferimento è il punto di arrivo di sei anni di sviluppo, ora serve capire chi finanzia la costruzione e chi raccoglierà i ricavi. Sunprime, la società che riceve gli asset pronti a costruire, è stata fondata nel 2020 e, secondo la scheda della Banca europea per gli investimenti, possiede e gestisce circa 180 MW di capacità installata e impiega oltre 110 persone. Tra i suoi azionisti figurano Nofar Energy e Noy Fund, insieme al management della stessa Sunprime.

Dall’altra parte, Starlight non è una sigla qualsiasi: è stata creata nel marzo 2022 con il riassegnamento interno di un team di oltre 30 professionisti e circa 2,2 GW di progetti solari fotovoltaici in Italia e nel Regno Unito. In pratica, la divisione di sviluppo ha costruito la piattaforma, l’ha portata a maturazione e ora la cede a chi fa gestione e costruzione.

I numeri finanziari rendono l’idea della scala. Il piano di investimento Sophocles di Sunprime, finanziato da BEI e Natixis per 507 milioni di euro, punta a 500 MWp entro giugno 2027, come si legge nel comunicato di Starlight. Se si sommano tutte le linee di credito raccolte da Sunprime per la fase di costruzione, secondo l’analisi di Enerdatics si arriva a 861 milioni di euro complessivi, messi a disposizione da Banca europea per gli investimenti, Natixis, Kommunalkredit Austria, KfW IPEX-Bank e Nord LB. Antonio Mazzitelli, amministratore delegato di Sunprime, ha indicato che l’azienda arriverà a 750 MWp di progetti solari e 1.400 MWh di batterie in esercizio entro il 2027, secondo quanto riportato dalla Banca europea per gli investimenti.

In altre parole, Sunprime compra ciò che Starlight ha già preparato e lo fa con una struttura di finanziamento pensata per costruire rapidamente e incassare energia per anni. Resta aperta una domanda: in un mercato italiano sempre più affollato, a chi giova davvero questa accelerazione?

A chi giova la corsa al sole italiano

La struttura finanziaria è chiara: ora resta da capire l’impatto concreto, tra capacità in esercizio, contratti FER-X e consolidamento del mercato. L’analisi di Enerdatics segnala che parte del portafoglio include già aggiudicazioni di contratti per differenza FER-X. In un mercato in cui i ricavi dei nuovi impianti dipendono sempre più da aste e accordi di lungo periodo, avere un contratto FER-X vuol dire sapere in anticipo a quale prezzo si venderà l’energia: per chi costruisce è una base solida, per chi finanzia è una garanzia.

Ma non tutti corrono alla stessa velocità. Dall’inizio del 2024, nel solare italiano il campo degli acquirenti è guidato da Zenith Energy, con 20 acquisizioni per un totale di 216,69 MW. È un mercato che si sta dividendo in due: da una parte chi sviluppa e vende i progetti pronti a costruire, dall’altra chi accumula portafogli e cerca economie di scala nella gestione. La domanda, per imprese e cittadini che guardano al fotovoltaico, non è più se i megawatt arriveranno, ma chi riuscirà a collegarli davvero e a quali condizioni.

Nei prossimi mesi, tra cantieri e contratti FER-X, la parola passerà agli impianti effettivamente collegati. Chi segue il solare italiano non dovrà più guardare solo ai progetti annunciati, ma ai megawatt reali in costruzione.