L’isola accelera sulle rinnovabili: sette pareri positivi in un mese, ma la strada resta lunga.

232 megawatt in trenta giorni. È il totale dei progetti solari che hanno ottenuto il via libera ambientale dal MASE solo a luglio 2026. Un dato che fa rumore, ma che racconta solo una parte della storia. Dietro questa cifra ci sono singoli progetti che disegnano una traiettoria inedita per la Sicilia. A luglio, il ministero dell’Ambiente ha reso noti due decreti di Via positiva che si aggiungono a un quadro in rapida evoluzione: un parco eolico con accumulo da 39,6 MW a Castronovo di Sicilia, proposto da Renantis, e un impianto agrivoltaico da 30,02 MW a Francofonte, nel siracusano, sviluppato da Francofonte Srl, controllata di Nexta Capital.

La raffica di luglio

I numeri, da soli, vanno maneggiati con cautela. Sette Via favorevoli per 232 MW di solare in un mese rappresentano un’accelerazione che colpisce, ma siamo ancora nella fase delle carte: autorizzazioni, non impianti in funzione. Per dare un termine di paragone, ogni megawatt autorizzato oggi impiegherà mesi, se non anni, prima di produrre il primo chilowattora. La distanza tra il decreto e l’allaccio alla rete è il vero intervallo da misurare, e in Italia quel cronometro corre a velocità molto variabili da regione a regione.

Il progetto eolico “Astra”, proposto da Renantis, ha ottenuto il decreto di Via positiva il 14 luglio 2026. L’impianto, da 39,6 MW, prevede anche un sistema di accumulo e ricade nei territori di Castronovo di Sicilia, Roccapalumba e Lercara Friddi, in provincia di Palermo. La procedura di Valutazione Impatto Ambientale, condotta nell’ambito del regime PNIEC-PNRR, si è chiusa con esito positivo dopo l’iter tecnico. Renantis, fondata nel 2002 come Falck Renewables, si è fusa con Ventient Energy il primo gennaio 2024 per dare vita a Nadara, gruppo che oggi gestisce asset rinnovabili in mezza Europa. Un passaggio societario che dà la misura della scala a cui operano gli sviluppatori attivi sull’isola: non più piccoli operatori locali, ma soggetti con bilanci e pipeline continentali.

Accanto all’eolico, l’agrivoltaico. Il decreto per Francofonte Srl riguarda 30,02 MW in un’area agricola del siracusano. L’impianto fa capo a Nexta Capital, società milanese che negli ultimi anni ha costruito una presenza significativa nel Sud Italia, spingendo sia sul fotovoltaico sia sugli accumuli. È un profilo da osservare: Nexta non è un nome noto al grande pubblico, ma la sua pipeline di progetti e la capacità di attrarre partner internazionali la collocano tra gli operatori più attivi nel segmento.

Mappe sovrapposte: la guerra dei territori

A ben guardare, i progetti autorizzati a luglio si inseriscono in una partita più ampia, con mappe di sviluppo che si accavallano sugli stessi territori. Il caso di Francofonte è emblematico. Nello stesso comune, il developer tedesco VSB ha ottenuto lo scorso maggio l’Autorizzazione Unica Regionale (PAUR) per un impianto fotovoltaico da 36 MW. Due progetti, due sviluppatori diversi, lo stesso fazzoletto di terra: la convergenza non è casuale. La disponibilità di suolo agricolo con buona irradiazione, la vicinanza a nodi di rete e un contesto autorizzativo regionale che — pur con tutte le sue complessità — sta producendo esiti tangibili rendono alcune aree della Sicilia orientale particolarmente appetite.

Poco distante, nel territorio di Vizzini, European Energy ha avviato a maggio 2026 la costruzione del più grande impianto agrivoltaico d’Italia. Parliamo di 225,5 MW, con una decisione finale d’investimento che ha superato i 200 milioni di euro. Qui non siamo più sulla carta: i cantieri sono aperti. È il progetto più avanzato tra quelli che gravitano attorno a questo quadrante dell’isola, e segna un salto di scala rispetto ai 30-40 MW degli impianti approvati quest’estate. La differenza tra un’autorizzazione e un cantiere attivo è tutto, in questo mercato.

La pressione competitiva su queste aree è destinata ad aumentare. La logica degli sviluppatori è lineare: chi arriva primo — o chi riesce a mettere in esercizio prima — si assicura la disponibilità di capacità di rete in un contesto in cui le connessioni non sono infinite. Non è solo una questione di Via o di PAUR: serve il nulla osta di Terna per l’allaccio, e la capacità disponibile sulle linee ad alta tensione in Sicilia è una risorsa contendibile. Ogni nuovo megawatt autorizzato in più sullo stesso nodo aumenta la pressione su chi è ancora in attesa.

Dal foglio al terreno

La fase delle autorizzazioni è solo il primo passo. Il vero banco di prova sarà la realizzazione: progettazione esecutiva, autorizzazioni comunali, e soprattutto la risoluzione del nodo degli accumuli e dell’integrazione nella rete. La Sicilia già oggi esporta una quota significativa dell’energia rinnovabile che produce nei momenti di picco, e ogni nuovo megawatt aggrava la necessità di stoccaggio. Non a caso, una joint venture con Nexta è stata avviata da Octopus Energy per sviluppare fino a 1,5 GW di sistemi di accumulo a batteria su scala commerciale, principalmente nel Sud del paese. Ma anche qui: autorizzare accumuli e costruirli sono due passaggi separati, con tempi e rischi propri. La domanda, a questo punto, è se la Sicilia riuscirà a passare dalla carta dei decreti alla concretezza dei cantieri prima che i colli di bottiglia sulla rete trasformino l’abbondanza di autorizzazioni in un problema anziché in un’opportunità.

Il trend è chiaro: la Sicilia sarà un hub rinnovabile. Ma il numero da tenere d’occhio nei prossimi mesi non sono i megawatt autorizzati, bensì quelli effettivamente connessi alla rete.