Il progetto da 42 megawatt sorgerà tra Genzano di Lucania e Banzi e sarà operativo dal 2027

La bolletta è sempre lì, sul tavolo, e la domanda è sempre la stessa: perché il solare corre sui tetti e l’eolico sembra arrancare? Da maggio, a Potenza, qualcosa si muove. Lo scorso 21 maggio RWE ha avviato la costruzione del parco eolico onshore Serra Giannina in Basilicata, un progetto da 42 megawatt (MW) nei comuni di Genzano di Lucania e Banzi, assegnato nell’asta FER-X dello scorso anno. Non è un annuncio di facciata: è una delle poche notizie concrete su un comparto che, a guardare i numeri d’asta, viaggia più piano del solare.

Prima di entrare nei cantieri, però, conviene partire dal dato che spiega il dubbio diffuso tra famiglie e imprese.

Il paradosso dell’asta: solare pieno, eolico vuoto

L’ultima asta FER-X racconta, in due cifre, il problema. Secondo l’analisi dei risultati preliminari di Pexapark, il segmento solare è stato sovrasottoscritto di circa 1,5 GW, mentre il segmento eolico onshore è rimasto sotto-sottoscritto di circa 0,5 GW. Tradotto: sul solare gli sviluppatori hanno fatto a gara per entrare, sull’eolico la domanda di sostegno di lungo periodo è stata inferiore all’offerta disponibile. È il contrario di ciò che ci si aspetterebbe da un Paese che ha bisogno di più energia eolica.

Il paradosso è ancora più evidente se si guarda all’obiettivo nazionale: l’Italia punta a più che raddoppiare la capacità eolica, passando da 13 GW a quasi 30 GW nell’arco di quattro anni. Se a ogni asta l’eolico non riempie nemmeno la propria quota, quel traguardo rischia di restare sulla carta.

Ma i dati d’asta raccontano solo metà della storia: cosa succede nei territori, dove le pale si vedono dall’alto di una collina e i contratti si firmano uno per uno?

Le gru a Potenza e le pale già in Puglia

Eppure, a poche decine di chilometri dalle aule delle aste, ci sono gru, pale e contratti già firmati. Il parco di Serra Giannina prevede sei turbine da sette MW ciascuna e, a partire dal 2027, sarà in grado di fornire elettricità a circa 39.000 famiglie italiane. È il passaggio dai megawatt alla vita quotidiana: una quota misurabile della domanda domestica.

Non è l’unico cantiere. Insieme a Serra Giannina, RWE stava costruendo, a fine maggio, altri tre parchi eolici onshore di taglia rilevante: Serra Palino (47 MW) in Puglia, Venusia (45 MW) in Basilicata e il parco eolico di Alas (66 MW) in Sardegna. Nel complesso, secondo Sopna Sury, CEO di RWE Renewables Europe & Australia, con Serra Giannina l’azienda aveva 200 megawatt di capacità eolica onshore in costruzione in tutta Italia. A maggio RWE gestiva inoltre 17 parchi eolici onshore e un impianto solare nel Paese, per una capacità complessiva di 589 MW, sufficiente ad alimentare oltre 500.000 famiglie italiane. Numeri che, sommati, iniziano a somigliare a un comparto che si muove davvero.

Sul fronte dei contratti, quattro progetti di RWE si sono aggiudicati un contratto per differenza (CfD) nell’ultima asta italiana FER-X: tra questi c’è lo stesso Serra Giannina, che sarà installato a Potenza, in Basilicata, con sei turbine per un totale di 42 MW. L’azienda aveva già anticipato che il parco, vincitore dell’asta FER-X, sarebbe partito entro poche settimane: la conferma è arrivata con l’avvio dei lavori di fine maggio.

Poi c’è la Puglia, dove le pale non sono un progetto ma una realtà già in rete. Tozzi Green ha completato la costruzione e la messa in servizio del parco eolico da 45 MW di San Pancrazio Salentino, a Brindisi, nel sud Italia. Sono 45 MW che si aggiungono ai 200 in costruzione e ai 589 già in esercizio di RWE: una massa critica che non risolve il ritardo, ma dimostra che i cantieri esistono.

Se i progetti vincono l’asta e partono davvero, la domanda diventa un’altra: cosa manca per centrare l’obiettivo dei 30 GW?

La corsa ai 30 GW: cosa aspettarsi davvero

E allora la domanda non è se l’eolico crescerà, ma a quale ritmo. I numeri fin qui raccolti dicono questo: l’obiettivo nazionale è di passare da 13 GW a quasi 30 GW in quattro anni; RWE aveva a maggio 589 MW in esercizio e 200 MW in costruzione; Tozzi Green ha completato 45 MW a San Pancrazio Salentino. Sono segnali reali, ma il confronto con l’asta FER-X mostra anche il lato debole: l’eolico onshore è stato sotto-sottoscritto di circa 0,5 GW, mentre il solare ha attirato circa 1,5 GW in più del previsto. Un doppio binario che spiega bene il ritardo accumulato.

Per chi paga la bolletta, la differenza non è astratta. Più capacità eolica in funzione quando il sole non produce significa più offerta rinnovabile nei momenti in cui la rete ne ha bisogno, e questo nel medio periodo pesa sulla stabilità dei prezzi. Ma se i progetti in coda non trovano terreno, connessioni e contratti, quel beneficio arriva più tardi del previsto. I 39.000 nuclei serviti da Serra Giannina, i 500.000 legati agli impianti già attivi di RWE e i 45 MW di San Pancrazio Salentino sono la prova che il mercato risponde quando le condizioni ci sono.

La transizione eolica italiana non è una promessa: è già nei cantieri. Ma il ritmo resta più lento di quello del solare, e per famiglie e imprese significa prezzi più stabili solo se i progetti in coda trovano terreno, reti e contratti. Non un appello, ma una traiettoria da seguire nei prossimi quattro anni.