Su 1.781 progetti in valutazione oltre il 70% è sospeso, mentre all’obiettivo 2030 mancano 52.216 MW
Una settimana da 69 megawatt
Sessantanove megawatt fotovoltaici autorizzati in una sola settimana. È il numero contenuto nel report di Staffetta Quotidiana di inizio settembre. Nello stesso perimetro si contano giudizi di Via positivi per 16 MW fotovoltaici nell’iter statale e per 14 MW eolici, oltre a procedure autorizzative semplificate per 5 MW di batterie e per 3,5 milioni di metri cubi annui di biometano. Non è una crisi di progetti: è una crisi di permessi.
Il confronto con il target lo rende chiaro. L’obiettivo al 2030 è di 80.001 MW di capacità rinnovabile. Superato un checkpoint intermedio, ne mancano ancora 52.216 MW, come risulta dai calcoli de Il Sole 24 Ore. E il ritardo non nasce oggi: a fine 2024 la quota di rinnovabili sui consumi finali era stimata sotto il 20%, contro il 22,6% previsto dal Pniec per quell’anno, secondo un’analisi di QualEnergia. Come si spiega un divario così ampio tra autorizzato e necessario? La risposta sta nella palude autorizzativa.
La palude dei 144 gigawatt
La risposta sta in un paradosso. Dal 2020 in Italia risultavano fermi in autorizzazione progetti per 144 GW di potenza, come segnalava Il Sole 24 Ore. Già a gennaio 2026, secondo l’analisi di Legambiente, su 1.781 progetti in fase di valutazione oltre il 70% era sospeso in attesa di qualche autorizzazione. Non manca la potenza: manca la capacità di trasformarla in impianti.
Il nodo non è tecnico ma amministrativo. Le regole del FerX impongono agli impianti di potenza superiore a 1 MW di arrivare in fase preliminare già con il titolo abilitativo alla costruzione e con il preventivo di connessione alla rete elettrica accettato in via definitiva, come indicano le regole del FerX illustrate da Il Sole 24 Ore. Tradotto: senza carte in regola prima di fare domanda, si resta fuori. Se il quadro è questo, cosa significa per chi deve investire? Le nuove regole e la domanda dei data center pongono una scadenza.
Biometano, data center e la scadenza che incombe
Nel biometano la scadenza è già passata. Il programma pubblicato dal MASE prevedeva lo sviluppo di almeno 2,3 miliardi di metri cubi di biometano entro fine giugno 2026. Nel frattempo, la domanda di energia corre: l’Italia ha 77 data center ed è nella top ten mondiale, secondo i dati di Regione Lombardia. Le regole del FerX e i vincoli autorizzativi rischiano di escludere proprio gli impianti che servirebbero a coprire questa domanda.
Riuscirà l’Italia a trasformare la pipeline bloccata in autorizzazioni reali prima che i target diventino carta straccia? Un numero scomodo resta: 52.216 MW entro il 2030. La domanda non è se ci sono progetti, ma se il sistema autorizzativo permetterà di realizzarli prima che la transizione diventi una promessa irrecuperabile.




