Il progetto di Rethen-Vordorf sostituisce tre turbine da 1,8 MW con modelli da 7 MW ciascuna

Tre pale contro tre pale, ma la capacità dell’impianto passa da 5,4 a 21 megawatt. È il salto che RWE si prepara a realizzare nel distretto di Gifhorn, in Bassa Sassonia, dopo essersi aggiudicata la gara per il parco eolico onshore di Rethen-Vordorf nell’ultima asta dell’Agenzia Federale per le Reti. Il meccanismo è il repowering: smontare le macchine esistenti e installare modelli moderni sullo stesso sito. A Rethen-Vordorf il risultato netto è un impianto in grado di fornire elettricità a circa 17.000 famiglie, senza occupare un metro quadro di territorio in più. L’avvio dei cantieri è previsto a breve, la messa in servizio per la fine del 2027.

Da 5,4 a 21 MW: il segreto è nell’efficienza per turbina

Partiamo da un dato: la capacità quadruplica, ma non è solo una questione di numeri. Il progetto di Rethen-Vordorf prevede di sostituire tre turbine della generazione Enercon E66/1800 con tre macchine di ultima generazione. Le prime, con una potenza unitaria di 1,8 MW, erano lo stato dell’arte vent’anni fa. Le nuove, pur rimanendo tre, portano l’impianto a 21 MW complessivi, il che significa che ciascuna turbina arriva a circa 7 MW di potenza nominale. In pratica, una macchina di oggi produce quanto quattro di ieri.

Non è un’eccezione. Secondo WindEurope, in media un intervento di repowering riduce del 25% il numero di turbine di un parco, più che triplica la produzione complessiva dell’impianto e quadruplica la produzione per singola turbina. Il guadagno arriva da pale più lunghe, torri più alte e generatori che sfruttano venti più costanti e intensi in quota, abbinati a un’elettronica di potenza capace di estrarre energia da un intervallo di velocità del vento molto più ampio. A Rethen-Vordorf il conteggio è ancora più netto: il numero di macchine resta invariato, ma la potenza installata si moltiplica per quattro. Il merito va a un rapporto tra diametro del rotore e potenza del generatore che le turbine moderne ottimizzano in modo radicalmente diverso rispetto alle E66 di fine anni Novanta.

La Germania ha 10.000 turbine da rottamare (e una legge che spinge)

Quello di Rethen-Vordorf è solo l’ultimo tassello di una rivoluzione silenziosa. Già nel 2025 la Germania aveva approvato un record di 20,8 GW di nuova capacità eolica onshore, ben oltre i livelli degli anni precedenti, e la Bassa Sassonia resta il Land con la maggiore potenza installata. Il Paese ospita più della metà di tutti i progetti di repowering d’Europa, un primato che affonda le radici in un parco turbine datato: dati Siemens Gamesa indicano che in Germania oltre 10.000 aerogeneratori hanno più di vent’anni, per un totale di 11,5 GW. Macchine uscite dal regime di tariffa incentivata garantita e ormai antieconomiche da manutenere. Per sostituire l’intera capacità con tecnologia attuale basterebbero poco più di 1.600 turbine moderne, stima sempre Siemens Gamesa.

La scala del fenomeno si misura con esempi come il progetto Elster di VSB, uno dei più grandi d’Europa: lì 50 vecchie Enercon E-40 sono state smantellate e sostituite da 16 turbine Siemens Gamesa SG 6.6-155, portando la capacità da 30 a 105,6 MW. Il rapporto tra numero di macchine e potenza generata si riduce drasticamente, proprio come nel modello teorico di WindEurope. E la Bassa Sassonia, con la sua estensione territoriale e l’esposizione ai venti del Mare del Nord, è il terreno più fertile: RWE vi opera già parchi onshore per circa 770 MW, Rethen-Vordorf compreso.

0,3 centesimi per kWh: il repowering diventa un affare per il territorio

Se la tecnologia è pronta, ora ci sono anche gli incentivi locali a fare la differenza. La legge sulla partecipazione della Bassa Sassonia impone un contributo di 0,1 centesimi per ogni kilowattora prodotto, che nel caso specifico può generare circa 77.000 euro aggiuntivi all’anno, come riportato da Energiequelle analizzando i nuovi meccanismi regionali. RWE ha fatto di più: “verseremo un totale di 0,3 centesimi per kilowattora generato ai comuni limitrofi e ai progetti locali, inclusi gli 0,1 centesimi previsti dalla legge”, ha spiegato la scorsa settimana Sopna Sury, CEO di RWE Renewables Europe & Australia. Tradotto in numeri, significa un flusso annuo fino a 165.000 euro da destinare a servizi, infrastrutture o iniziative decise sul posto.

Per chi installa, il vantaggio è tangibile: i comuni diventano partner interessati alla buona riuscita del progetto, riducendo l’attrito burocratico e sociale che spesso accompagna l’eolico onshore. Tuttavia, restano nodi tecnici. Le turbine moderne hanno altezze al mozzo e diametri rotorici che possono superare i 150 metri, e non tutti i siti del primo sviluppo eolico tedesco sono adatti senza adeguamenti delle fondazioni o delle distanze dai centri abitati. Il trade-off è chiaro: più potenza per sito significa anche maggiori volumi visivi e acustici da gestire con la popolazione locale. Il meccanismo dei 0,3 centesimi serve proprio a costruire quel consenso, trasformando un impianto in una voce di bilancio per il territorio.

Il repowering si conferma un moltiplicatore a tre livelli: potenza per ettaro, efficienza per macchina e risorse per i comuni. Per gli sviluppatori, la vera sfida è capitalizzare al massimo ogni sito già autorizzato, portando con sé le comunità locali con numeri concreti, al di là delle dichiarazioni di principio.