Il prestito della Bei finanzierà un elettrolizzatore da 140 MW per sostituire l’idrogeno grigio
Fare il pieno in Austria significa passare, quasi sempre, dalla raffineria di Schwechat. È lì che il greggio diventa benzina, diesel, cherosene. Un passaggio obbligato, dentro al quale si nasconde un ingrediente invisibile ma indispensabile: l’idrogeno. Serve a togliere lo zolfo dai carburanti, un po’ come il lievito per il pane. Senza, il prodotto finale sarebbe inutilizzabile. Il problema è che oggi quell’idrogeno viene prodotto a partire dal gas naturale, e genera da solo circa il 10% di tutte le emissioni dirette dello stabilimento, secondo le stime della stessa OMV. È una cifra che pesa, se si considera che Schwechat è uno dei maggiori siti industriali del Paese.
Già nell’aprile 2025 OMV aveva provato a cambiare ricetta, accendendo a Schwechat un piccolo impianto pilota da 10 MW. Un test per dimostrare che produrre idrogeno con l’elettricità rinnovabile, invece che col gas, era possibile. Ma dieci megawatt sono una goccia in un mare che ne consuma molti di più. Per spostare davvero l’ago della bilancia serve una taglia quattordici volte maggiore. E, soprattutto, un partner finanziario disposto a mettere sul piatto centinaia di milioni.
450 milioni per cambiare l’ingrediente
Quel partner ora c’è. Oggi, 13 luglio 2026, la Banca Europea per gli Investimenti ha formalizzato un prestito da 450 milioni di euro per costruire il nuovo impianto di idrogeno verde di Bruck an der Leitha, in Bassa Austria. I numeri danno la misura del salto: 140 MW di potenza installata, fino a 23.000 tonnellate di idrogeno pulito all’anno, una riduzione stimata di circa 150.000 tonnellate di CO₂ ogni anno. Per OMV equivale a tagliare proprio quel 10% di emissioni dirette della raffineria di Schwechat.
Dietro il cantiere di Bruck c’è una joint venture con Masdar, il colosso emiratino delle rinnovabili, che ha rilevato il 49% del progetto con un accordo firmato a novembre 2025. L’intesa ha permesso a OMV di prendere la decisione finale di investimento già nel corso del 2025, vincolando l’operazione all’esito positivo dell’asta della Banca europea e austriaca dell’idrogeno. Con il finanziamento BEI di oggi, l’ultimo tassello è andato al suo posto: l’impianto è in costruzione e dovrebbe entrare in funzione entro la fine del 2027. Quando sarà a regime, sarà uno dei più grandi d’Europa nel suo genere.
Il progetto austriaco non è un esperimento isolato. Corre parallelo a una mezza dozzina di iniziative che stanno ridisegnando la raffinazione europea. bp in Germania sta lavorando sul progetto Lingen Green Hydrogen da 100 MW. Shell con REFHYNE 2 porta l’elettrolizzatore di Rheinland da 10 a 100 MW. TotalEnergies e Air Liquide hanno firmato un accordo per un impianto da 250 MW vicino alla raffineria di Zeeland, che sarà operativo entro il 2029. Sono tutti segnali che l’industria pesante ha smesso di fare powerpoint e ha cominciato a scavare cantieri. Ma la BEI avverte: decarbonizzare i settori “hard-to-abate” – quelli dove l’elettrificazione diretta non arriva – richiederà investimenti per centinaia di miliardi di euro nei prossimi decenni. Il prestito di oggi è una prima rata di un mutuo molto più lungo.
E per chi vive e lavora qui?
Per chi abita a Vienna o in Bassa Austria, la risposta non è semplice come una bolletta più leggera. L’idrogeno verde prodotto a Bruck finirà direttamente nei processi di raffineria: non lo si vedrà mai, ma renderà ogni litro di carburante meno pesante in termini di emissioni di produzione. È un guadagno ambientale reale ma invisibile alla pompa, che non si tradurrà in un calo immediato del prezzo del pieno. I costi di produzione dell’idrogeno verde restano più alti rispetto a quello grigio da gas, e la transizione si regge proprio su finanziamenti agevolati e aste pubbliche come quella della Hydrogen Bank. Senza questi sostegni, i conti non tornerebbero.
Per le imprese dell’indotto – metalmeccanica, logistica, servizi industriali – il cantiere di Bruck an der Leitha è invece un’opportunità concreta. Un impianto da 140 MW significa commesse durante la costruzione e poi manutenzione, gestione, forniture. Ma il punto politico è un altro: l’Austria si sta posizionando come uno dei nodi della futura economia dell’idrogeno. Non sarà la bacchetta magica che risolve tutto, né il “game-changer” che abbatte le emissioni dall’oggi al domani. È un tassello, necessario ma parziale, di un ingranaggio che per funzionare ha bisogno di rinnovabili a monte e di una domanda industriale stabile a valle.
Per la prima volta, però, la decarbonizzazione della raffineria di Schwechat non è una slide da convegno. È un cantiere aperto a Bruck, con una data di accensione prevista entro la fine del 2027 e un assegno da 450 milioni già firmato. Chi farà il pieno in Austria nei prossimi anni userà ancora benzina, ma quella benzina avrà dentro un ingrediente diverso. E quel 10% di emissioni nascoste potrebbe diventare, finalmente, un ricordo.




