La metà dei progetti eolici scozzesi non è partita

La metà dei progetti eolici scozzesi non è partita

Diciassette progetti assegnati nel 2022, solo una manciata ha chiesto il via libera per costruire

Nel gennaio 2022 la Scozia ha assegnato diritti di locazione del fondale marino per 17 progetti eolici offshore, per 25 GW di capacità complessiva. Più della metà di quei gigawatt promessi arrivava da parchi eolici galleggianti, la tecnologia su cui Edimburgo ha scommesso per diventare leader mondiale. A distanza di quattro anni e mezzo, il quadro è un’altra cosa. Solo una manciata di progetti ha bussato alla porta dei ministri scozzesi per ottenere il consenso necessario a costruire. L’ultimo in ordine di tempo è MachairWind, 2 GW a nord-ovest di Islay e a ovest di Colonsay, per il quale ScottishPower Renewables ha presentato domanda di consenso Section 36 al governo scozzese.

Il nuovo gigante e la fila per le autorizzazioni

La richiesta per MachairWind, annunciata ieri, aggiunge un tassello a un puzzle che si sta componendo con lentezza esasperante. Il parco prevede 144 turbine e si inserisce nel portafoglio che ScottishPower Renewables si è assicurata nell’asta ScotWind del 2022, quando ottenne diritti sul fondale per due progetti: lo stesso MachairWind a fondo fisso e MarramWind, un impianto galleggiante da 3 GW. Per quest’ultimo, ScottishPower Renewables aveva già depositato le carte per MarramWind all’inizio del 2026, con le domande di consenso onshore e offshore.

La fila, insomma, si sta formando. E non è fatta solo di ScottishPower. Lo scorso aprile Nadara ha bussato alla porta dei ministri scozzesi per il progetto Bellrock, un parco galleggiante da 1,8 GW. Siamo nell’ordine di tre, forse quattro progetti che hanno raggiunto la fase di domanda di consenso su diciassette assegnazioni iniziali. Il dato non è accessorio: chi arriva prima alla autorizzazione costruttiva si posiziona meglio nella gara per i contratti per differenza e nell’accesso alla supply chain. La competizione, più che sulla carta, si gioca sulla capacità di trasformare un lease in un cantiere.

La metà che non c’è: il paradosso dei 25 GW

L’annuncio di MachairWind riaccende i riflettori su un dato scomodo. La maxi-assegnazione del 2022 disegnava un futuro in cui la Scozia avrebbe moltiplicato la propria capacità eolica offshore. Ma da allora il tracciato si è fatto accidentato. Il caso più emblematico riguarda proprio la galassia ScottishPower. All’epoca dell’asta ScotWind, la partnership Shell-ScottishPower aveva ottenuto opzioni per 5 GW su due progetti galleggianti: MarramWind e CampionWind. Poi, lo scorso novembre, i due soci hanno scambiato le proprie quote: ScottishPower Renewables ha preso il controllo totale di MarramWind, Shell è diventata proprietaria unica di CampionWind. Subito dopo, Shell ha restituito il lease a Crown Estate Scotland. In pratica, 2 GW galleggianti sono tornati nel cassetto, senza che nessuno abbia ancora spiegato se e quando verranno rimessi a gara.

Non è un dettaglio, è un campanello d’allarme. Il governo scozzese ha sempre presentato la tranche galleggiante come il fiore all’occhiello della strategia industriale. Ma se un operatore del calibro di Shell molla la presa dopo aver ottenuto la piena proprietà del progetto, vuol dire che i conti non tornano. I motivi possono essere molteplici – costi delle tecnologie flottanti ancora alti, incertezza sui meccanismi di remunerazione, tempi di ritorno dilatati – ma il risultato è uno solo: la capacità effettiva che arriverà a costruzione è già oggi inferiore a quella sbandierata nel 2022. E non si tratta solo di Shell. Dei 17 progetti originari, diversi non hanno ancora prodotto documentazione pubblica significativa. Il rischio che una parte consistente di quei 25 GW resti sulla carta è concreto.

Il paradosso è tutto qui: la Scozia ha le risorse di vento migliori d’Europa, un quadro regolatorio teoricamente favorevole e obiettivi di decarbonizzazione stringenti. Ma la distanza tra l’aggiudicazione di un lease e la posa della prima turbina si sta rivelando molto più lunga del previsto. E in questa distanza si annidano gli abbandoni, i ridimensionamenti, le rinegoziazioni silenziose che svuotano la promessa iniziale.

L’investimento che aspetta: impatto su cittadini e imprese

Il governo scozzese ha già stanziato 500 milioni di sterline per rafforzare le infrastrutture e la catena di approvvigionamento dell’eolico offshore, con un ulteriore investimento di 1,7 milioni di sterline destinato specificamente allo sviluppo delle competenze nella filiera. L’idea è che l’eolico offshore possa sostenere fino a 49.000 posti di lavoro in Scozia. Ma questi numeri presuppongono che i progetti vadano in costruzione. Se metà della capacità resta bloccata, anche le ricadute occupazionali e industriali vanno ridimensionate. Il rischio è che si crei un’attesa prolungata: imprese che non investono perché non vedono contratti, lavoratori che non si formano perché non vedono cantieri, territori che restano in attesa di uno sviluppo che tarda ad arrivare. La domanda resta aperta: chi sarà davvero pronto quando – e se – le pale inizieranno a girare?

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