La riduzione dello svantaggio rispetto alla media Ue prosegue, con aumenti più contenuti di Francia, Spagna e Germania.

Fare il pieno a fine luglio ha lasciato a molti la solita sensazione: in Italia la benzina costa più che nel resto d’Europa. Eppure i numeri raccontano una storia diversa. Secondo la rilevazione degli “Stacchi Italia” del 27 luglio, pubblicata da Staffetta Quotidiana, il divario tra i “prezzi Italia” e la media Ue è rappresentato da uno stacco negativo che continua a diminuire. E i prezzi in Italia corrono più velocemente rispetto all’Ue: un dato che ribalta la percezione diffusa.

Chi si ferma al distributore vede solo il display: il prezzo assoluto che sale mentre la colonnina scorre. Non vede la distanza dagli altri Paesi. E quella distanza, per quanto il pieno resti caro, si sta riducendo più di quanto si pensi. Il primo numero sorprende, ma serve capire quanto è solido e da dove viene.

I numeri veri: stacco negativo e ritmo

Per capire se il dato di fine luglio è un caso isolato o una tendenza, bisogna guardare le serie e i valori assoluti. Secondo l’elaborazione Unem dei dati Ue, lo stacco negativo della benzina è diminuito di 13 millesimi nella rilevazione del 27 luglio. È una riduzione piccola in valore assoluto, ma indica una direzione precisa, coerente con quello che accade da mesi.

Già a metà marzo, in effetti, la rilevazione comunitaria segnalava un movimento nella stessa direzione. Nella rilevazione della Commissione europea del 16 marzo, lo stacco negativo della benzina tra prezzo industriale italiano e area euro era sceso a -0,068 euro al litro, rispetto a -0,080 della rilevazione precedente del 9 marzo. Il gasolio mostrava una contrazione ancora più marcata: -0,093 euro al litro contro -0,153 di una settimana prima. In sette giorni, lo svantaggio italiano sul diesel si era ridotto di sei centesimi al litro, un movimento molto visibile per chi fa rifornimento.

La tendenza è proseguita anche dopo la rilevazione di fine luglio. L’elaborazione Unem al 3 agosto sui dati della Commissione europea ha confermato un’ulteriore riduzione dello stacco negativo sui carburanti. In sintesi: non è un episodio isolato, ma un movimento che attraversa la primavera e l’estate.

Il confronto con i grandi d’Europa

Se lo stacco con la media Ue si riduce, il confronto con i vicini più noti può riservare una sorpresa. Secondo il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, nell’ultimo mese il prezzo della benzina in Italia è aumentato del 7,5%, meno della metà rispetto alla Francia (+15,4%) e alla Spagna (+17,8%), e comunque meno della Germania (+13,8%). In pratica, mentre altrove il pieno rincarava a doppia cifra, in Italia l’aumento restava il più contenuto tra i grandi Paesi europei.

Il rovesciamento ironico è tutto qui: chi in Italia guarda la colonnina ha l’impressione di pagare sempre di più rispetto agli altri, ma negli ultimi mesi è accaduto l’esatto contrario. I prezzi in Italia corrono più velocemente rispetto alla media Ue nel suo complesso, ma nel confronto con i grandi Paesi che di solito prendiamo a riferimento gli aumenti italiani sono i più contenuti. Non un primato, ma una dinamica ben diversa da quella percepita.

La tendenza è chiara ma non garantita: il prezzo dei carburanti dipende da troppe variabili perché la riduzione dello stacco negativo possa essere data per acquisita. Per chi viaggia o fa rifornimento, la bussola restano i dati mensili di Unem e della Commissione europea, non le impressioni alla pompa. Il pieno resta caro, ma il distacco dall’Europa si sta assottigliando.