Il prezzo all’ingrosso basso non si traduce in bollette leggere: pesano il gas e la scarsa integrazione delle reti nazionali
Il dubbio americano (e la bolletta di casa)
Il divario è reale. Secondo i dati della Banca centrale europea, i prezzi dell’elettricità nell’Unione erano 2,5 volte più alti rispetto agli Stati Uniti già nel maggio 2025, con quelli del gas quasi cinque volte superiori. Nella prima metà dello stesso anno, il prezzo al dettaglio per le famiglie europee era di 29,3 centesimi di euro per kWh.
La ragione principale è il gas. L’Europa non ha risorse naturali e dipende dalle importazioni: è da tre a cinque volte più costoso che negli Stati Uniti. Per le imprese il quadro è anche peggiore: devono ancora affrontare prezzi dell’elettricità tra 2 e 3 volte superiori a quelli delle concorrenti americane, e il gas naturale costa tra 4 e 5 volte di più. Non è solo una questione di bollette: la Banca centrale europea stima che un aumento permanente del 10% dei prezzi dell’elettricità potrebbe ridurre l’occupazione nei settori ad alta intensità energetica fino al 2%.
Ma se le rinnovabili avanzano, perché il prezzo non scende per famiglie e imprese?
Il paradosso delle rinnovabili: prezzi negativi e domanda ferma
La risposta sta nel meccanismo con cui si forma il prezzo. E la Spagna offre un esperimento in tempo reale: la crescita di eolico e solare ha ridotto del 75% l’influenza dei generatori fossili costosi sul prezzo dell’elettricità dal 2019. Il risultato: nel primo semestre del 2025, il prezzo all’ingrosso spagnolo era inferiore del 32% rispetto alla media dell’Unione.
Dove le rinnovabili avanzano, insomma, i prezzi all’ingrosso scendono. Non solo: in Europa la quota di ore a prezzo negativo è aumentata, raggiungendo l’8-9% in alcuni paesi nella prima metà del 2025, contro il 4-5% del 2024, come segnala l’Agenzia internazionale dell’energia. Eppure l’elettrificazione è ferma intorno al 23% da due decenni, e la domanda di elettricità ha registrato un calo del 7,5% nel periodo 2021-2023, secondo Eurelectric e Iea. In certe ore chi produce paga per immettere elettricità in rete, e questo convive con bollette ancora alte.
Il punto è che un prezzo all’ingrosso più basso non si trasforma automaticamente in bollette più leggere. Dove l’influenza del gas non è stata ridotta come in Spagna, resta il combustibile fossile a dettare il prezzo in molte ore dell’anno. E il valore dei prezzi all’ingrosso fatica a viaggiare: reti e mercati nazionali sono ancora poco collegati tra loro. Chi cattura il valore dei prezzi all’ingrosso più bassi? In parte, la risposta è proprio nell’integrazione di mercato incompleta.
Dove guardare per capire se qualcosa cambia
Per capire se il paradosso si sblocca, c’è un numero che viene da Bruxelles. Secondo i dati della Commissione europea, il mercato energetico interno dell’Unione fa già risparmiare 34 miliardi di euro all’anno ai consumatori. Con una maggiore integrazione, quei risparmi potrebbero salire a 40-43 miliardi di euro entro il 2030. È il termometro da tenere d’occhio: se l’integrazione avanza, parte di quei miliardi arriverà anche alla presa di casa e al conto in fabbrica.
La bolletta, quindi, non scenderà in fretta. Ma i 40-43 miliardi di risparmi potenziali entro il 2030 sono un indicatore concreto: dove il mercato unico europeo dell’energia si muove davvero, lì si gioca il ritorno verso prezzi dell’elettricità più vicini a quelli americani.




