Fer X a regime: la potenza nominale somma i moduli
A oltre un mese dal passaggio dal Fer X transitorio al meccanismo a regime, un dettaglio tecnico ha cambiato la traiettoria di centinaia di impianti fotovoltaici. Un impianto con 1,2 MWp di moduli e 0,9 MW di inverter — nel regime transitorio sotto la soglia di 1 MW in corrente alternata — con il nuovo calcolo si ritrova oltre quella soglia in corrente continua. Non è cambiato l’impianto: è cambiata l’unità di misura. Lo scorso agosto, il passaggio dal Fer X transitorio al meccanismo a regime ha modificato il criterio con cui viene determinata la potenza nominale, con potenziali conseguenze per diverse centinaia di progetti già sviluppati o in fase di autorizzazione.
Il cambio di unità di misura
Nel regime transitorio la potenza era individuata nel valore più basso tra le grandezze considerate. Con il passaggio alle regole a regime, il riferimento diventa la somma delle capacità dei moduli. La conseguenza è immediata: molti impianti oltrepassano la soglia di 1 MW senza che sia cambiato nulla sul campo, e si trovano obbligati alle aste o al ridimensionamento. Italia Solare segnala costi e ritardi legati al nuovo calcolo. GreenSquare, dal canto suo, chiarisce che autorizzazioni e connessioni restano valide nonostante il cambio di unità di misura.
Un impianto sovradimensionato diventa grande senza muovere un bullone
Per capire la portata serve guardare alle soglie di accesso. Gli impianti di potenza nominale cumulata superiore a 1 MW accedono al meccanismo di supporto attraverso la partecipazione a procedure pubbliche competitive bandite dal GSE. Al contrario, gli impianti di potenza fino a 1 MW possono accedere direttamente al meccanismo di supporto entro il 31 dicembre 2030, nei limiti di un contingente di potenza pari a 10 GW.
Qui entra in gioco il sovradimensionamento. Per un impianto con rapporto DC/AC maggiore di 1, la potenza computabile cresce: come spiega GreenSquare, un impianto con 1,2 MWp di moduli e 0,9 MW di inverter, che in corrente alternata si collocava sotto 1 MW, in corrente continua supera quella soglia. La nuova definizione sposta quindi parte degli impianti sovradimensionati dalle soglie dell’accesso diretto, pari o inferiore a 1 MW, e della tariffa omnicomprensiva, sotto i 200 kW, verso le procedure competitive, incidendo su cauzioni, tempi e graduatorie.
Il paradosso è che un impianto sovradimensionato non diventa fisicamente più grande: cambia solo la metrica con cui lo si classifica, ma questo basta a spostarlo da un binario di accesso diretto a uno competitivo. E l’impatto non si limita a cauzioni e tempi: tocca anche la competizione per i contingenti, che nel fotovoltaico sono già sotto pressione.
La pipeline che non trova posto: l’ombra del FER Z
Allargando lo sguardo alla pipeline complessiva, il quadro si fa più teso. Come osserva Vectorenewables, la pipeline dei progetti fotovoltaici supera ampiamente sia quella eolica sia il contingente disponibile nell’ambito del Fer X, motivo per cui una parte significativa delle iniziative potrebbe essere destinata al futuro meccanismo FER Z. Non è una questione puramente teorica: nel Fer X transitorio, in Sicilia le richieste per il fotovoltaico avevano superato di oltre due volte il contingente disponibile, e le aste dedicate si preannunciano particolarmente competitive.
Resta una domanda aperta: quali progetti resteranno dentro il perimetro del Fer X e quali finiranno in attesa di un meccanismo futuro?
Per chi sviluppa o gestisce impianti fotovoltaici, la nuova definizione di potenza non è un tecnicismo: è un cambio di binario tra accesso diretto e procedure competitive. Il trade-off concreto è tra ridimensionare l’impianto o accettare cauzioni, tempi e incertezza delle aste; con una pipeline fotovoltaica già oltre il contingente, la vera partita si sposta su quali progetti riusciranno a restare nel perimetro del Fer X.




