Deficit oltre 8 miliardi, ma il nuovo CEO punta alla piena redditività entro il 2028.
Da -31% a circa zero in un anno: il margine lordo del secondo trimestre 2026 di Plug Power non è una nota a piè di pagina. È il punto in cui un’azienda dell’idrogeno smette di essere una scommessa finanziaria e inizia a mostrare i contorni di un prodotto industriale. Ma il passato pesa quanto il presente.
Il pareggio che non è solo contabile
Lo scorso 10 agosto, la società ha pubblicato i conti del trimestre chiuso il 30 giugno. I ricavi netti si sono attestati intorno ai 178 milioni di dollari, con una crescita sequenziale di circa il 9%. Il margine lordo è migliorato da circa -31% dell’anno precedente e da circa -13% del primo trimestre del 2026 fino a sfiorare il pareggio. Non è un dettaglio contabile: il margine lordo misura ciò che resta dei ricavi dopo i costi diretti di produzione, ed è il primo indicatore di quanto sia sostenibile il modello industriale di un produttore di elettrolizzatori.
Anche il consumo di cassa segnala un cambio di passo. L’utilizzo di cassa netto è sceso a circa 61 milioni di dollari nel trimestre, in calo di circa il 58% rispetto al trimestre precedente. Sulla base di questi numeri, la società ha alzato la previsione di crescita dei ricavi per l’intero 2026 a un intervallo del 15-16%. Sul fronte commerciale, Plug Power ha annunciato la selezione per l’ambito FEED da 275 MW GenEco sul progetto Courant di Hy2gen in Québec: FEED sta per Front-End Engineering Design, la fase di progettazione di base che precede la decisione finale di investimento. Non è ancora un ordine di elettrolizzatori, ma è il passaggio in cui un progetto inizia a prendere forma tecnica. La domanda è se questa svolta operativa regga il confronto con il passato.
Il buco da 8 miliardi e i target del nuovo CEO
Dietro il pareggio c’è una storia finanziaria che non si cancella con un trimestre. Già entro il 2025, il deficit accumulato di Plug Power ha superato gli 8 miliardi di dollari, secondo le dichiarazioni della società. Il precedente più duro risale a novembre 2023, quando le azioni crollarono fino al 45% in una sola seduta — il più grande calo intraday dal 2013 — dopo utili del terzo trimestre peggiori del previsto e un avviso di continuità aziendale. In quella sede la società segnalò formalmente il rischio di non avere risorse sufficienti per proseguire l’attività nei dodici mesi successivi.
È in questo contesto che va letto il cambio di guida. Nel marzo 2026 la guida è passata a Jose Luis Crespo, nuovo CEO di Plug Power. I target fissati dal nuovo management sono scalati: EBITDAS positivo entro la fine del 2026, reddito operativo positivo entro la fine del 2027, piena redditività entro la fine del 2028. La sequenza è onesta, perché riconosce che il pareggio del margine lordo è solo il primo gradino. Un EBITDAS positivo entro dicembre significherebbe che la struttura operativa — al netto di interessi, imposte, ammortamenti e compensi in azioni — genera per la prima volta cassa sufficiente a coprire i costi fissi prima delle voci finanziarie.
La risalita è reale, ma parte da un punto molto basso. La domanda è se il mercato crederà a questa traiettoria, visti i precedenti.
Bloom a +1000%, Nikola al Chapter 11: dov’è Plug?
I precedenti non sono solo nei conti di Plug: sono nel listino del settore. Bloom Energy ha visto il prezzo delle sue azioni salire del 1.000% in dodici mesi, con una capitalizzazione di mercato passata da 2,5 miliardi a circa 28 miliardi di dollari nell’ottobre 2025. All’estremo opposto, Nikola — un tempo valutata fino a 30 miliardi di dollari — ha presentato istanza di fallimento Chapter 11 nel febbraio 2025 dopo non essere riuscita a trovare un acquirente o a ottenere fondi aggiuntivi. Plug Power sta nel mezzo: non ha la traiettoria di Bloom, ma non è nemmeno al punto di Nikola. È un’azienda che risale, in un settore che ha già bruciato molte illusioni.
Per chi installa o gestisce impianti a idrogeno, il segnale non è «tutto risolto»: è che Plug Power ha smesso di scavare e inizia a risalire, ma il margine a zero è una condizione necessaria, non sufficiente. Il settore ha già visto un Nikola fallire accanto a un Bloom esplodere: la differenza la faranno i prossimi trimestri, non i proclami.




