Concessione trentennale per un impianto da 100 megawatt nel porto belga, ma i conti in rosso hanno bloccato tutto

Se anche tu, tra una bolletta e un piano di decarbonizzazione aziendale, hai dato per scontato che l’idrogeno verde fosse ormai una tecnologia pronta, la storia di Anversa merita attenzione. Un mese fa, ad agosto 2026, Plug Power ha lasciato un impianto annunciato per quattro anni, senza che fosse mai stato avviato. Stando a diverse testate e rapporti aziendali, il progetto da 100 megawatt in Belgio è stato abbandonato in un quadro di crescenti incertezze finanziarie per l’azienda.

La promessa sfumata nel porto di Anversa

Parliamo di un impianto che doveva sorgere nel porto belga, il secondo più grande d’Europa. Secondo l’accordo firmato da Plug Power, l’azienda aveva ottenuto una concessione trentennale per costruire l’impianto su circa 28 acri di terreno in affitto, utilizzando la propria tecnologia di elettrolisi e liquefazione. La scheda progetto curata da Arcadis indica che l’impianto di produzione di idrogeno verde nel NextGen District avrebbe dovuto produrre 35 tonnellate di idrogeno verde al giorno, pari a 12.500 tonnellate all’anno, per il mercato europeo una volta completato. Ma ad agosto 2026, come si legge nella stessa scheda,
Plug ha deciso di non procedere con il progetto.

Il dettaglio che spiega il cortocircuito è un altro: nonostante l’addio all’impianto, l’azienda intende mantenere la concessione trentennale sul sito di Anversa. Come riporta Hydrogen Insight, la società vuole conservare il terreno anche se ha rinunciato all’elettrolizzatore da 100 MW. Perché lasciare il progetto e tenersi la concessione? La risposta, come spesso accade, sta nei numeri di bilancio.

I numeri che spiegano la retromarcia

Per capire la scelta basta guardare i conti. A fine 2025 Plug Power aveva 368,5 milioni di dollari di liquidità non vincolata. Sembra una cifra importante, ma va letta insieme a un altro dato: il comunicato sui risultati del quarto trimestre e dell’intero 2025 indica che la liquidità netta usata nelle attività operative è stata di 535,8 milioni di dollari per tutto il 2025, in calo rispetto ai 728,6 milioni del 2024. In sintesi, anche migliorando, l’azienda consuma più cassa di quanta ne tenga in riserva: costruire un impianto da 100 MW ad Anversa avrebbe chiesto nuovi capitali in un momento in cui ogni dollaro pesa.

Non si tratta di un giudizio sulla tecnologia dell’idrogeno, ma di un promemoria su come funziona una transizione credibile. Un progetto si può considerare realistico quando ha i soldi per arrivare in cantiere, non quando ha una concessione firmata o un rendering suggestivo. Il caso di Anversa mostra che una promessa può restare sospesa per quattro anni, con un accordo trentennale già siglato e nessun cantiere aperto, finché i conti non costringono a scegliere.

Cosa conviene guardare, oggi

Davanti a una promessa ridimensionata, il riflesso giusto non è né l’entusiasmo né il rifiuto. È una domanda semplice: il progetto ha già i finanziamenti per arrivare alla costruzione oppure si limita a una concessione e a un annuncio? Per i cittadini e per le imprese che valutano l’idrogeno verde nei propri piani, la differenza è pratica: una concessione non accorcia i tempi della bolletta, non riduce i costi e non garantisce forniture. Contano i bilanci, i cantieri aperti e i contratti con copertura finanziaria. La prossima volta che senti parlare di una maxi centrale a idrogeno, chiediti: ha già i soldi per arrivare in cantiere o è solo una concessione? I numeri di bilancio, non i rendering, dicono se l’idrogeno verde è davvero vicino.