SATAT punta a 5.000 impianti entro il 2030, ma il biogas compresso indiano si ferma a 920 tonnellate al giorno
920 tonnellate al giorno. È l’intera produzione indiana di biogas compresso, una cifra che equivale all’1% dell’obiettivo fissato dal programma SATAT. Nello stesso arco di tempo, secondo BCC Research, l’Europa ha superato i 1.620 impianti di biometano connessi alle reti nel 2025. Il biometano globale accelera, ma a velocità opposte: da un lato una filiera europea che consolida impianti e produzione, dall’altro un’India che insegue un target ancora quasi interamente da costruire.
La forbice si misura bene con due numeri. L’European Biogas Association, nel suo rapporto statistico, ha censito 1.620 impianti di produzione di biometano a fine 2024, 111 in più rispetto al 2023; almeno l’86% di questi impianti è connesso alla rete. In India, l’obiettivo del programma SATAT è di 5.000 impianti di biogas compresso e 15 milioni di tonnellate all’anno entro il 2030. A fronte di quell’obiettivo, la produzione attuale è di 920 tonnellate al giorno, pari all’1%.
L’1% che separa l’India dall’Europa
I dati europei raccontano una filiera entrata in fase di consolidamento. Non si tratta solo di numero di impianti: la produzione di biometano nell’Unione europea ha raggiunto circa 22 miliardi di metri cubi nel 2024, sempre secondo BCC Research, mentre l’offerta statunitense di gas naturale rinnovabile è cresciuta del 30% su base annua nello stesso periodo. La Commissione europea ha fissato per il 2030 un target di 35 miliardi di metri cubi all’anno: è un salto ulteriore, ma la base di partenza è ormai misurabile e cresce.
Nel 2025 la partnership tra Bio Capital ed Entopy ha implementato analisi in tempo reale per la previsione della resa del biogas, dimostrando, secondo BCC Research, la maturità operativa del controllo di processo abilitato all’IA su scala commerciale in Europa. È un dettaglio tecnico che spiega perché l’Europa consolidi: la capacità impiantistica è accompagnata da strumenti di gestione che riducono incertezza e costi operativi.
L’India parte da un punto molto diverso. La produzione attuale di biogas compresso è di appena 920 tonnellate al giorno. Rispetto ai 5.000 impianti previsti dal SATAT entro il 2030, la distanza non è solo finanziaria: è di scala, di logistica della materia prima e di rete di impianti. Come si spiega una distanza così grande tra target e produzione? La risposta comincia dagli investimenti e dalla capacità di spesa.
I miliardi promessi e i gasdotti ancora vuoti
Gli impegni finanziari sono ovunque. Secondo BCC Research, la Commissione europea ha approvato uno schema di sostegno alle energie rinnovabili da 35,3 miliardi di euro (41,6 miliardi di dollari) per l’Italia e un aiuto di Stato spagnolo da 3,1 miliardi di euro (3,7 miliardi di dollari) per impianti di cogenerazione ad alta efficienza alimentati a biogas e biomasse. Il fabbisogno di investimenti stimato per portare la produzione europea a 35 miliardi di metri cubi all’anno entro il 2030 è di 37 miliardi di euro, secondo la stima della Commissione europea.
Anche sul fronte indiano i capitali si muovono. BCC Research segnala che Hindustan Petroleum Corp Ltd ha impegnato 231 milioni di dollari in 24 impianti di biogas compresso; la società ha dettagliato l’investimento in 20 miliardi di rupie nei prossimi due-tre anni attraverso la controllata HPCL Renewable and Green Energy Ltd. Resta il fatto che, secondo i dati dell’Agenzia internazionale dell’energia, oggi è utilizzato solo il 5% del potenziale sostenibile globale per la produzione di biogas e biometano; l’Unione europea, pur essendo leader globale, sfrutta solo circa il 40% del suo potenziale da feedstock di scarto.
Il capitale non manca, ma la capacità realmente connessa alla rete resta il punto critico. In Europa l’86% degli impianti è collegato alla rete: un livello alto, ma non totale. Ogni punto percentuale di impianti non connessi rappresenta capacità che produce senza raggiungere il mercato finale. Se i soldi ci sono, cosa manca davvero? La risposta può arrivare solo osservando i prossimi mesi.
5.000 impianti entro il 2030: promessa o miraggio?
Con gli investimenti sul tavolo e i colli di bottiglia noti, resta un’unica domanda sull’orizzonte temporale. Il programma SATAT punta a 5.000 impianti e 15 milioni di tonnellate all’anno entro il 2030; la produzione attuale è pari all’1% dell’obiettivo. I 24 impianti di HPCL rappresentano un banco di prova concreto: se e quando apriranno davvero i rubinetti, si capirà se la traiettoria verso i 5.000 impianti è realistica o se l’obiettivo resterà sulla carta.
Il biometano ha smesso di essere una promessa: ora è una corsa all’esecuzione. Nei prossimi mesi il dato da osservare non sarà il miliardo stanziato, ma quante delle 24 centrali annunciate da HPCL apriranno davvero i rubinetti.




