Milano brilla, ma la flessibilità nazionale cala: dal 66 al 53 per cento.
Ottantotto per cento: è la quota di picco elettrico per il riscaldamento che un condominio ristrutturato di Milano, con pompa di calore, può far sparire. Lo riferisce il post LinkedIn di Paolo Zangheri pubblicato a fine giugno, nel quale viene rilanciato uno studio apparso su Energy and Buildings. Ma già nel 2021, le simulazioni ENEA sul load shifting nelle abitazioni italiane segnalavano una direzione diversa: la flessibilità teorica media scivolava dal 66% al 53%, e l’energia spostata ogni mese per abitazione scendeva da 27 a 18 kWh. Il caso di Milano è un picco di successo o un’eccezione che conferma la regola?
Il prototipo milanese: -88% di picco, ma è solo un condominio
Per capire se si tratta di un’anomalia o di una promessa, partiamo dai numeri. In un prototipo di condominio residenziale ristrutturato a Milano e dotato di pompa di calore, scrive l’autore del post riprendendo lo studio, è possibile ridurre fino all’88% il picco di carico per il riscaldamento, spostando circa 5,4 MWh di domanda energetica verso le ore di maggiore disponibilità fotovoltaica. In letteratura il dato viene indicato come la riduzione dell’88% del carico di picco rilevata dallo studio ENEA nel condominio ristrutturato di Milano.
Lo studio è stato finanziato dall’Accordo di Programma “Ricerca di Sistema Elettrico” tra ENEA e MASE. È un contesto di ricerca applicata, non un mercato: un solo edificio, profondamente ristrutturato, con le sue ore di fotovoltaico da sfruttare. La domanda diventa: quanto di questo risultato può sopravvivere fuori dal contesto controllato di un singolo condominio ristrutturato?
La flessibilità che si consuma: il 2021 dice -32,5%
La risposta arriva da un altro set di dati, più vecchio ma più esteso: lo studio ENEA del 2021 sul load shifting nel settore residenziale italiano. Qui compare il numero che manca al racconto milanese: l’energia media mensile spostata per abitazione diminuisce da 27 a 18 kWh, una riduzione del 32,5%. Non è un dettaglio tecnico: è la misura di una flessibilità che, nella media delle case, si sta già consumando.
Le simulazioni mostrano anche una riduzione media della flessibilità teorica dal 66% al 53%, con una variazione massima del 29% in una singola abitazione. La flessibilità teorica è calcolata come la frazione dei cicli degli elettrodomestici che viene spostata sul totale: scendere dal 66 al 53% significa che, già nel 2021, il margine di manovra delle abitazioni italiane era in calo.
Eppure il potenziale non manca. Un’altra ricerca, firmata da Enea, Politecnico di Milano e Università di Bergamo, valuta che un’abitazione efficientata può ridurre fino all’80% i picchi di domanda elettrica, grazie all’efficientamento energetico dell’involucro, alle nuove tecnologie impiantistiche e al controllo flessibile. Tra l’80% teorico di un edificio efficientato e l’88% del condominio milanese c’è coerenza. Ma tra quei numeri e la media nazionale del 2021 — 18 kWh spostati al mese, flessibilità al 53% — c’è una distanza che nessun approfondimento tecnico può colmare da solo. Se la flessibilità media si erode, l’88% di Milano rischia di restare un’eccezione, non una regola: la differenza la farà solo un meccanismo che renda conveniente spostare i consumi.
Chi paga lo spostamento dei consumi?
Resta l’ultimo passaggio: dal prototipo alla vita quotidiana. Il risultato milanese è reale, ma isolato e finanziato da un accordo di ricerca tra ENEA e MASE. Nei dati disponibili non c’è un segnale tariffario o un incentivo che remuneri chi sposta i consumi della pompa di calore verso le ore di maggiore disponibilità fotovoltaica. Senza quel segnale, la flessibilità resta un esercizio accademico: utile per un articolo su Energy and Buildings, molto meno per chi deve decidere quando accendere il riscaldamento.
La domanda, quindi, non è tecnica ma economica: chi avrà convenienza a spostare davvero i consumi? La pompa di calore sa alleggerire la rete, il prototipo lo dimostra. Ma spostare i consumi ha un costo: qualcuno deve cambiare abitudini e accettare un margine di flessibilità nell’uso dell’impianto. Finché quel costo non sarà riconosciuto — con una tariffa, un corrispettivo, un meccanismo di mercato — l’88% di Milano rischia di restare un numero isolato.
La pompa di calore ha dimostrato di saper alleggerire la rete, ma la flessibilità non è gratuita. Resta aperta la domanda su chi avrà convenienza a spostare i consumi, e se il caso di Milano potrà diventare regola o resterà un prototipo ben finanziato.




