Progetto quinquennale internazionale: metodi per valutare e sfruttare questa capacità in 4 aree di ricerca.
Una lavatrice che parte da sola alle tre di notte, una pompa di calore che va al massimo proprio quando fuori fa più freddo: non è un guasto, ma una casa che sta imparando a consumare quando l’energia costa meno e pesa meno sulla rete. Chi decide quando la casa consuma? Dietro quella scena domestica c’è un’idea precisa, la flessibilità energetica degli edifici, su cui ha lavorato tra il 2020 e il 2025 il progetto internazionale IEA EBC Annex 82.
Per chi osserva un contatore e vede i consumi spostarsi da soli, la domanda è spontanea: chi sta decidendo? La risposta non è un algoritmo impazzito, ma una strategia di flessibilità energetica che negli ultimi anni è passata dai laboratori di ricerca alle bollette, attraverso un lavoro internazionale lungo, esteso e sorprendentemente concreto.
Perché la lavatrice parte di notte?
Il motivo per cui un elettrodomestico si accende in piena notte è che sta sfruttando la flessibilità energetica dell’edificio: la capacità di spostare i consumi nel tempo per alleggerire la rete nelle ore di punta e, potenzialmente, per pagare meno. Prima del progetto Annex 67 «Energy Flexible Buildings», attivo tra il 2015 e il 2019, mancava però una visione complessiva su quanta flessibilità potessero offrire i diversi tipi di edifici: residenze, uffici, scuole, strutture pubbliche. L’Annex 67 ha cominciato a definire e dimostrare questa flessibilità; l’Annex 82 ne ha raccolto l’eredità per trasformarla in una metodologia di caratterizzazione estesa anche ai quartieri, non più solo ai singoli edifici.
Oltre il singolo edificio: 22 paesi e quattro strade
Il salto di scala è la vera novità. L’Annex 82, concluso nel 2025, è il successore dell’Annex 67 «Energy Flexible Buildings» e ha spostato l’attenzione dai singoli edifici ai cluster, cioè gruppi di edifici che possono coordinare i propri consumi, e al coinvolgimento degli stakeholder: chi abita, chi gestisce, chi fornisce energia. In un condominio o in un quartiere, la flessibilità non è più una scelta individuale, ma una risorsa collettiva da organizzare.
Sul piano tecnico, il progetto ha lavorato su quattro aree di ricerca: l’aggregazione di più edifici, la flessibilità energetica nei sistemi multi-vettore (elettricità, teleriscaldamento, teleraffrescamento e gas), l’accettazione e il coinvolgimento degli stakeholder, e lo sviluppo di modelli di business. In pratica, la domanda non è solo «quanto un edificio può spostare i suoi consumi», ma anche «chi ci guadagna, come si coinvolgono le persone e come si fa a replicare il sistema su scala più ampia». L’attenzione ai modelli di business è il segnale che la ricerca ha smesso di parlare solo di ingegneria e ha cominciato a chiedersi in quali condizioni convenga davvero, economicamente, usare la flessibilità.
La scala internazionale è imponente: il progetto ha coinvolto 22 paesi, dall’Australia alla Cina, dal Brasile alla Norvegia, con la Danimarca nel ruolo di operatore e una presenza europea molto ampia che include Austria, Belgio, Canada, Repubblica Ceca, Finlandia, Francia, Germania, Irlanda, Italia, Paesi Bassi, Turchia, Portogallo, Spagna, Svezia, Svizzera, Regno Unito e Stati Uniti. I risultati internazionali chiave sono stati pubblicati in tre rapporti nel 2025: in essi, la metodologia di caratterizzazione degli edifici energeticamente flessibili è stata estesa ai quartieri, non più solo ai singoli edifici, e in alcuni paesi è già entrata nelle metodologie nazionali per valutare la prontezza intelligente degli immobili.
Dalla ricerca alla bolletta: cosa aspettarsi
Il ponte tra la ricerca e la vita quotidiana esiste già e si chiama Smart Readiness Indicator, introdotto dalla Commissione europea nel 2018 tramite la revisione della Direttiva sulla prestazione energetica nell’edilizia. In alcuni paesi, i risultati dell’Annex 82 sono stati incorporati direttamente nella metodologia nazionale per questo indicatore: significa che un edificio può essere valutato non solo per quanto consuma, ma anche per quanto è in grado di spostare i consumi quando serve davvero. Chi gestisce un immobile può così capire, prima di investire, se quell’edificio ha margini di flessibilità da valorizzare.
Per chi paga una bolletta o gestisce un edificio, la domanda non è più se convenga usare la flessibilità energetica, ma quanto tempo ci vuole perché diventi un’opzione di default. La strada indicata dal progetto passa da modelli di business concreti e dall’accettazione di chi vive gli edifici: due aspetti che l’Annex 82 ha messo al centro delle sue quattro aree di ricerca. Non si tratta soltanto di tecnologia, ma di capire chi guadagna dal consumare in modo flessibile e come si coinvolgono condomini, amministratori e imprese. È la differenza tra un meccanismo che esiste sulla carta e uno che conviene davvero usare ogni giorno.
La prossima volta che la lavatrice parte da sola alle tre di notte, non bisogna pensare a un guasto: bisogna pensare a una casa che sta diventando un nodo attivo del sistema energetico. Capire questa trasformazione è il primo passo per non subirla, ma usarla.




