L’obiettivo del 46% è indicativo, ma la Commissione stima risparmi per 260 miliardi di euro l’anno sulle importazioni fossili

Vi siete mai chiesti perché la bolletta del gas resta alta anche quando le rinnovabili crescono? Dall’inizio del conflitto in Medio Oriente, l’Unione europea ha speso più di 50 miliardi di euro aggiuntivi per importare combustibili fossili. A luglio la Commissione europea ha pubblicato il piano di elettrificazione Ue con cui prova a cambiare questa storia: portare l’elettricità dal 23% al 46% dei consumi finali di energia entro il 2040.

Non è solo una strategia energetica. Meno gas, petrolio e carbone importati significa meno esposizione ai prezzi internazionali che poi ritroviamo in bolletta. Il piano, pubblicato il 17 luglio, punta a rendere l’Europa il primo continente elettrificato: per ora è una direzione dichiarata, non un impegno già scritto nelle norme.

La bolletta che finanzia le importazioni

Oggi l’elettricità rappresenta solo il 23% del consumo finale di energia nell’UE. Il resto dei consumi dipende ancora da combustibili fossili, che l’Unione continua in gran parte a importare. E la dipendenza non è neutra per i conti pubblici: già nel 2024 i sussidi ai combustibili fossili nell’UE ammontavano a 97 miliardi di euro. In pratica, mentre le famiglie pagano il gas, una parte della spesa pubblica continua a sostenere il sistema che le espone ai rincari.

Il piano di elettrificazione nasce proprio qui. Se l’obiettivo del 46% venisse raggiunto, la Commissione stima che l’UE potrebbe risparmiare 260 miliardi di euro all’anno di importazioni di combustibili fossili. Una cifra che aiuta a capire la posta in gioco: non si tratta solo di emissioni, ma di bollette più stabili e di minore dipendenza da fornitori esterni.

Resta però una domanda: basterà un obiettivo indicativo? Il 46% dovrà essere valutato nell’ambito del pacchetto Energy Union per il prossimo decennio, atteso nell’ultimo trimestre del 2026. Fino ad allora è una promessa di direzione, non ancora un vincolo.

Il raddoppio necessario (e i suoi paradossi)

Passare dal 23% al 46% significa raddoppiare l’attuale tasso di elettrificazione: lo nota anche SolarPower Europe, secondo cui il target Ue raddoppia i tassi di elettrificazione attuali. Non è una corsa solitaria. A livello globale, secondo il percorso di transizione di IRENA, la quota di elettricità sul consumo finale passerà dal 23% attuale al 35% entro il 2035. L’Europa punta più in alto della media mondiale.

Qui emerge il paradosso. Da un lato l’elettrificazione è la strada più diretta per tagliare la dipendenza dai combustibili fossili. Dall’altro, servono competenze che oggi scarseggiano. Secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA), l’UE ha bisogno di 500.000 lavoratori qualificati per installare pompe di calore, rispetto ai 165.000 del 2024. Significa più che triplicare la forza lavoro disponibile, proprio in un settore dove i tecnici specializzati mancano già. L’ambizione cresce, ma il collo di bottiglia è umano prima ancora che tecnologico.

Anche a livello internazionale il ritmo sta accelerando: a fine giugno è stata lanciata Electrify Now, una piattaforma globale per accelerare l’elettrificazione dell’economia mondiale. Il segnale è chiaro: l’elettrificazione sta uscendo dal perimetro delle politiche ambientali per diventare una questione di competitività e di costi.

Cosa significa per famiglie e imprese

Per chi deve decidere se investire, però, il piano non offre ancora certezze operative. L’obiettivo del 46% è indicativo e sarà valutato solo nell’ambito del pacchetto Energy Union post-2030, quindi serviranno mesi per capire se arriveranno incentivi, obblighi o nuove regole. Nel frattempo restano barriere note: i costi iniziali e i tempi di installazione, resi più lunghi dalla carenza di personale qualificato. La forbice tra 165.000 e 500.000 lavoratori si traduce, per chi vuole una pompa di calore, in attese più lunghe e potenzialmente in preventivi più alti.

Non è una scelta da fare a cuor leggero. Per chi ha una caldaia funzionante e relativamente recente, elettrificare subito potrebbe non essere la mossa più conveniente, perché i costi iniziali restano una barriera e i tempi di installazione possono allungarsi. Chi decide oggi, però, potrebbe trovarsi in vantaggio domani, se il quadro normativo si muoverà nella direzione indicata. Il punto è realistico: l’elettrificazione conviene di più quando l’alternativa fossile è vecchia o già da sostituire, non quando è stata appena rinnovata.

Il percorso è tracciato: meno dipendenza dai combustibili fossili, più elettricità pulita. Nei prossimi mesi, chi decide di investire in una pompa di calore o in altri interventi di elettrificazione potrebbe trovare condizioni più favorevoli; chi aspetta rischia di pagare ancora di più la prossima bolletta.