Un impianto da 15 MW, pari a quasi metà della capacità dei primi tre progetti britannici a idrogeno.
Lo scorso 5 agosto, come si legge nell’annuncio ufficiale di Protium, il Highland Council ha concesso il permesso di pianificazione per il Cromarty Green Hydrogen Production Facility (CGHPF), un impianto di elettrolisi da 15 MW situato ad Alness, vicino a Inverness. La cifra, presa da sola, è piccola: non è dai megawatt che il progetto si distingue, ma dall’architettura contrattuale che lo sorregge.
Il CGHPF è l’unico progetto di idrogeno in Scozia con un contratto per differenza, selezionato nell’ambito del Hydrogen Allocation Round 1 (HAR1) del governo britannico. Secondo Protium, il sostegno finanziario di Westminster serve ad abbassare direttamente i costi energetici del combustibile a zero emissioni prodotto in loco. In altre parole, l’impianto non arriva sul mercato senza rete: ha già una copertura pubblica sulla differenza di prezzo.
Perché 15 MW ad Alness contano più della loro taglia
Quindici megawatt di elettrolisi non sono molti in termini assoluti, ma il punto è che Cromarty appartiene a una prima ondata molto ristretta. Secondo i dati pubblicati da Storegga, Cromarty è uno dei primi tre progetti nel Regno Unito ad assicurarsi un contratto Hydrogen Business Model, insieme a Whitelee e West Wales, con una capacità combinata di 31,8 MW. Da solo, Cromarty ne vale quasi la metà: un dato che racconta quanto sia ancora precoce la fase commerciale dell’idrogeno verde, più vicina a un banco di prova industriale che a una capacità di generazione matura.
Protium ha acquisito il progetto da Storegga nel maggio 2026, ereditando quel contratto. L’acquisizione ha portato l’azienda a modellare la strategia di offtake dell’idrogeno per massimizzare l’efficienza energetica, riducendo al contempo traffico locale, rumore e impatto visivo sul paesaggio circostante. Il dettaglio non è secondario: un impianto che vuole inserirsi in un territorio già sotto pressione deve dimostrare di non scaricare costi ambientali sulla comunità.
Ma un contratto non genera domanda da solo. Cosa resta concretamente sul territorio?
Trenta posti verdi e una promessa al 2045
Se il contratto è la base, il primo effetto visibile è sul lavoro. L’impianto dovrebbe ancorare circa trenta posti di lavoro verdi permanenti e apprendistati a Cromarty, oltre a ruoli locali immediati nella fase di costruzione. Sono numeri contenuti, lontani da qualsiasi retorica di riconversione di massa, ma sufficienti a radicare competenze tecniche in un’area che punta a posizionarsi come centro di eccellenza per la transizione energetica. Il progetto sostiene inoltre l’obiettivo del Highland Council di raggiungere zero emissioni nette entro il 2045. Tuttavia, trenta posti e una data al 2045 raccontano solo metà della storia.
Il paradosso dei trasporti: la domanda frena mentre l’impianto avanza
L’altra metà arriva dal mercato. Proprio mentre l’impianto otteneva i permessi, la domanda di idrogeno nel trasporto è diminuita, perché produttori e operatori preferiscono sempre più i veicoli elettrici. È un paradosso: l’offerta si consolida sul piano contrattuale e amministrativo, ma il segmento che dovrebbe assorbire l’idrogeno prodotto localmente non sta tirando. Il CGHPF dovrà quindi dimostrare di avere acquirenti oltre il trasporto, oppure di potersi ritagliare spazio in una nicchia che si restringe. La vera prova non è il via libera, ma la domanda finale.
Il permesso e il contratto ci sono; la vera incognita non è produrre idrogeno, ma chi lo userà. Chi installa oggi deve guardare oltre il supporto contrattuale.




