La tecnologia ha superato onde di 20 metri e raffiche a 139 chilometri orari senza danni
Vi ricordate della tempesta Ciaran? Era il novembre del 2023, e su buona parte dell’Europa occidentale si abbattevano venti furiosi. Al largo del Portogallo, le raffiche toccavano i 139 chilometri orari e sollevavano onde alte fino a 20 metri. Per chiunque, il pensiero di una turbina eolica piantata in mezzo al mare in quelle condizioni evocava lo scenario peggiore, quello del disastro annunciato. Invece no: le piattaforme WindFloat, installate proprio in quell’angolo di Oceano Atlantico, non hanno subito un graffio. Una solidità che nei giorni scorsi si è trasformata in un contratto concreto nel Mediterraneo, perché è successo qualcosa che segna uno spartiacque: quella tecnologia ha smesso di essere una scommessa sperimentale per diventare un servizio su cui fare affidamento.
La tempesta che non ha fatto danni
Per anni, tra gli addetti ai lavori il principale spauracchio non era la produzione intermittente, ma il rischio fisico. La domanda era semplice: quanto dura una turbina galleggiante in mezzo a una burrasca atlantica? La risposta è arrivata proprio con Ciaran. Il progetto WindFloat Atlantic, situato a 20 chilometri dalla costa di Viana do Castelo, era già operativo, e le unità hanno resistito a onde di 20 metri e a quelle raffiche da 139 chilometri orari senza alcun danno strutturale. Non è stato un colpo di fortuna passato inosservato: quei dati hanno cominciato a circolare, diventando la prova provata che la tecnologia funziona anche quando il meteo fa sul serio.
Ma resistere alle intemperie è solo il primo passo. Il vero banco di prova per un impianto di questo tipo è la costanza con cui produce energia e la capacità di reggere il ciclo operativo completo. Sempre il parco eolico portoghese, da 25 megawatt di potenza, ha chiuso i primi quattro anni di esercizio generando 320 gigawattora di energia pulita. Un risultato che già a dicembre 2024 aveva convinto il gestore, Ocean Winds, a rinnovare il contratto di manutenzione a lungo termine con Principle Power. E se qualcuno pensava che l’Atlantico fosse un caso isolato, il passo successivo sarebbe arrivato molto più vicino a casa nostra.
La manutenzione che vale un contratto
Dalla forza dimostrata nelle tempeste nasce una fiducia che si misura in contratti. Lo scorso 14 luglio, Principle Power ha annunciato di essersi aggiudicata il contratto di gestione e manutenzione per il progetto Éoliennes Flottantes du Golfe du Lion (EFGL), un parco eolico galleggiante da 30 megawatt nel Mediterraneo francese. Qui non ci sono le onde dell’Atlantico, ma la posta in gioco è altissima, perché l’impianto ospita tre turbine Vestas V164 da 10 megawatt l’una: le più potenti mai installate su fondazioni galleggianti fino a oggi.
Con questa nuova operazione, Principle Power, che è un’azienda specializzata proprio nella progettazione delle piattaforme WindFloat, porta a 105 megawatt la capacità complessiva installata con la sua tecnologia. Tradotto in termini pratici, vuol dire che rispettare un cronoprogramma di manutenzione su queste strutture non è più un esercizio teorico ma un servizio regolato da un contratto. Il progetto EFGL da solo coprirà il fabbisogno annuale di elettricità di oltre 50.000 abitanti. Non è più un test: è una fornitura di energia che si inserisce nel mix energetico di un intero territorio.
Bollette stabili, lavoro nuovo: il futuro è a galla
A questo punto la domanda è d’obbligo: questa tecnologia, oltre che affidabile, conviene davvero agli italiani? Senza scomodare proclami, guardiamo la geografia. Il parco eolico EFGL sorge nel Mediterraneo, lo stesso mare che bagna la nostra costa occidentale. Avere pale eoliche che non hanno bisogno di essere piantate sul fondale a centinaia di metri di profondità, ma che galleggiano e possono essere installate anche al largo della Sardegna o della Sicilia, è un vantaggio concreto.
Quando il prezzo del gas schizza sui mercati internazionali, come abbiamo imparato a nostre spese negli inverni passati, disporre di energia prodotta a costo zero di combustibile proprio fuori dalla nostra porta di casa smette di essere un vezzo ambientalista e diventa una scelta di portafoglio. Avere fonti rinnovabili affidabili e non soggette a stop forzati per colpa delle onde significa poter contare su una stabilità dei prezzi molto maggiore. E non è solo Principle Power a muoversi: già a marzo 2024 Acteon, un altro colosso internazionale, aveva ottenuto lavori di manutenzione e monitoraggio strutturale per il parco galleggiante di Kincardine. Segno evidente che attorno a questa tecnologia sta nascendo un’intera filiera: ingegneri, tecnici specializzati in operazioni subacquee, centri di controllo da remoto.
Certo, gli investimenti iniziali per costruire questi colossi galleggianti restano alti, e i tempi di rientro per un privato che volesse investire non sono immediati. Sarebbe disonesto dipingerla come una soluzione magica e istantanea per il caro bollette di domattina. Ma per il sistema Paese la direzione è chiara: se i contratti di manutenzione si allungano e la tecnologia dimostra di reggere le peggiori tempeste che l’inverno ci possa scaraventare contro, allora abbiamo di fronte un asset industriale su cui vale la pena scommettere. E i dati del Portogallo prima, e del Mediterraneo francese oggi, sono lì a dimostrarlo.
La prossima volta che sentirete parlare di pale eoliche in mare, non pensate a un esperimento fragile. È una tecnologia che ha affrontato le onde di 20 metri e venti che avrebbero spazzato via qualsiasi struttura improvvisata, che sta già creando lavoro indotto e che promette bollette più stabili. Il futuro dell’energia è letteralmente a galla, e l’Italia, con i suoi 8.000 chilometri di costa, può salire a bordo senza paura di affondare.




