L’aumento dei costi riflette l’adeguamento delle catene di fornitura a commesse più ampie e concrete

Apri la bolletta della luce di luglio e, tra oneri di sistema e voci poco trasparenti, ti ritrovi ancora la zavorra del gas naturale a determinare il prezzo finale. Viene da chiedersi se tutta questa storia dell’eolico non sia, letteralmente, aria fritta. Poi leggi i numeri appena aggiornati sulla Scozia e qualcosa di solido inizia a muoversi, sotto i tuoi piedi e sopra la tua testa. Il 15 luglio, secondo l’analisi di EY Parthenon diffusa dagli sviluppatori di ScotWind, la spesa media prevista per ogni progetto eolico offshore in acque scozzesi è salita a 1,6 miliardi di sterline. Un aumento che porta la cifra complessiva dei sedici progetti presi in esame a 25,5 miliardi di sterline. Non parliamo di auspici, ma di contratti e catene di fornitura che si stanno già attrezzando.

Bolletta cara, vento forte: i conti dell’eolico scozzese

Per capire se quei miliardi arriveranno mai a fare il solletico alla tua spesa quotidiana, serve un paragone concreto. Quando nel 2023 gli stessi progetti avevano aggiornato le loro previsioni, la spesa media si fermava a 1,5 miliardi a progetto (e prima ancora, a 1,4 miliardi). In pratica, in poco più di due anni la filiera ha alzato le stime di investimento del 14% circa. Non per un sovrapprezzo imprevisto del materiale, ma perché la portata delle commesse si è fatta più nitida e le aziende stanno scommettendo più forte.

Il totale di 25,5 miliardi di sterline – quasi 30 miliardi di euro al cambio odierno – non è una cifra astratta lanciata in un comunicato. Dietro ci sono turbine, cavidotti, piattaforme, banchine portuali da ampliare, decine di migliaia di ore di progettazione e saldature. E soprattutto, c’è una scommessa già vinta a monte: ScotWind è stato il primo round di leasing eolico offshore in acque scozzesi dopo un decennio di silenzio, e ha assegnato 20 progetti per una capacità complessiva di quasi 30 GW. Una potenza che, quando entrerà in esercizio, coprirà una fetta consistente del fabbisogno britannico e potrebbe fare concorrenza al gas anche sui mercati all’ingrosso. Oggi la tua bolletta è ancora legata al metano, ma ogni gigawatt di vento in più riduce il peso di quella catena.

Dai giacimenti di petrolio ai campi di turbine: i conti tornano

A questo punto viene spontaneo chiedersi: ma tutto questo si farà davvero, oppure i soliti intoppi faranno deragliare l’operazione? Qui arriva la parte più sorprendente. I venti contrari sono noti e sono quattro: aumento generale dei costi delle materie prime e della manodopera; ritardi nell’allacciamento alla rete elettrica; strozzature nelle fabbriche che producono componenti chiave; e una cronica carenza di personale specializzato. Eppure, nonostante questi quattro schiaffi, gli impegni di spesa sono stati mantenuti. Lo stesso aggiornamento di EY Parthenon, riportato anche da Crown Estate Scotland, sottolinea che non c’è stato alcun arretramento: i 25,5 miliardi restano in piedi, esattamente come preventivati prima dell’impennata inflattiva.

Come è possibile? La risposta sta in un vantaggio che poche altre regioni del mondo possiedono: decenni di esperienza maturata nei settori oil & gas del Mare del Nord. Piattaforme, navi posatubi, ingegneri abituati a lavorare con onde di dieci metri e saldature a profondità abissali. Quella stessa manodopera e quelle stesse aziende stanno virando verso l’eolico, portandosi dietro un know-how che riduce i tempi di adattamento e contiene le lievitazioni di costo. La Scozia non parte da zero: sta convertendo una supply chain già rodata.

A rafforzare il quadro c’è anche INTOG, un secondo round di leasing pensato per progetti eolici che riducono direttamente le emissioni delle piattaforme oil & gas ancora attive, tagliando i consumi di diesel e metano. Insieme, ScotWind e INTOG formano un mosaico che non ha eguali nel mondo per varietà di applicazioni. Significa che la domanda di lavoro specializzato sarà continua e differenziata, non legata a un unico tipo di commessa.

Cosa spetta a me: lavoro, bolletta, futuro

Fin qui i grandi numeri e le strategie. Ma se sei un cittadino che fa la spesa al supermercato o un piccolo imprenditore con un capannone in periferia, la domanda rimane: quando vedrò il vantaggio? I tempi dell’energia sono lunghi, ma qualche segnale concreto già c’è. Prendi il progetto Buchan Offshore Wind, quasi 1 GW di potenza. Sta lavorando per produrre le prime fondazioni galleggianti in calcestruzzo mai realizzate in Scozia. Non pezzi importati dall’Asia, ma manufatti che dovrebbero essere costruiti in stabilimenti locali, con ricadute dirette su posti di lavoro e indotto. Se l’operazione funziona, il costo delle fondazioni – una delle voci più pesanti di un parco eolico offshore – scende linearmente, avvicinando il giorno in cui l’elettricità dal vento costerà meno di quella da gas anche senza sussidi.

La prossima volta che esci di casa e una folata di vento ti scompiglia i capelli, puoi pensare che quei 25,5 miliardi stanno lavorando anche per te, in mezzo al mare.