Bruxelles approva 780 milioni per 400 MW, ma i target nazionali scendono da 4 GW a 1,2 GW entro il 2030.
Avete presente chi rimanda l’acquisto di una caldaia o di un’auto elettrica perché «tanto fra poco costa meno»? Anche l’idrogeno verde vive di promesse che slittano. Il 6 agosto Bruxelles ha autorizzato un regime di aiuti di Stato olandese da 780 milioni di euro per sostenere fino a 400 MW di capacità di produzione di idrogeno verde. Ma dietro la cifra tonda c’è una storia di obiettivi che si spostano, e forse non è il semaforo verde che sembra.
Una promessa da 780 milioni, con paletti precisi
Il pacchetto non è un assegno unico: i finanziamenti saranno assegnati entro l’inizio del 2027 tramite una procedura di gara competitiva. I progetti selezionati riceveranno sussidi variabili per ogni chilogrammo di idrogeno per dieci anni e sovvenzioni dirette fino all’80% dei costi di investimento. In più, l’idrogeno prodotto dovrà rispettare i criteri europei per i combustibili rinnovabili di origine non biologica, i cosiddetti RFNBO.
Per chi sta valutando se entrare, non è una questione da poco: un contributo fino all’80% sui costi di investimento può cambiare i tempi di rientro di un impianto. Ma il contributo non arriva domani, e il bando competitivo significa che non tutti i progetti presentati vinceranno. La promessa è concreta, ma con paletti e con un orizzonte al 2027. Chi deve decidere oggi non può confrontare soltanto la cifra con i costi di un elettrolizzatore: deve capire se il proprio progetto può reggere una gara e produrre idrogeno conforme per un decennio.
I conti che non tornano: 4 GW diventano 1,2
Questa approvazione non nasce dal nulla. Già a luglio 2024 la Commissione europea aveva autorizzato un regime di aiuti olandese da 998 milioni di euro per elettrolizzatori da almeno 200 MW. In quel momento i Paesi Bassi puntavano a raggiungere 500 MW di capacità di elettrolizzatori entro il 2025 e 3-4 GW entro il 2030.
Nei mesi successivi, però, il quadro si è ridimensionato. Lo scorso settembre i Paesi Bassi hanno rinviato l’obiettivo di installare 3-4 GW di capacità di elettrolisi dal 2030 al 2035. Adesso il governo olandese prevede che entro il 2030 saranno in funzione solo circa 1,2 GW. In pratica, l’obiettivo che fino a poco tempo fa era fissato al 2030 oggi vale circa un terzo, e la data è slittata di cinque anni.
Questo divario è la parte più utile da leggere per chi deve decidere. Un nuovo regime da 780 milioni per 400 MW non riporta l’orologio indietro: si inserisce in un percorso che ha già frenato. Quando i target nazionali scendono, anche la domanda attesa di idrogeno e di elettrolizzatori va ricalcolata con prudenza. Non è un’accusa alle istituzioni: è un promemoria per chi mette i propri soldi. Il numero scritto nei comunicati serve meno del numero che si può realisticamente portare a casa.
Cosa conviene fare davvero, e cosa no
Quindi non si tratta soltanto di quanti milioni sono in palio. Contano le condizioni: criteri RFNBO, sussidio variabile per chilogrammo per dieci anni, sovvenzione fino all’80% dei costi e scadenza della gara all’inizio del 2027. Per un’impresa o un operatore, la scelta informata non sta nel titolo «780 milioni», ma nel capire se il proprio progetto può reggere un bando competitivo e produrre idrogeno conforme per un decennio.
Chi deciderà di partecipare avrà un quadro più chiaro, ma dovrà fare i conti con una promessa che, per ora, vale meno di quanto annunciato. Non conviene né aspettare la prossima notizia, né correre dietro al sussidio: conviene guardare ai criteri e ai tempi. Se i conti nazionali scendono da 4 GW a 1,2 GW, anche il conto economico di un singolo impianto va rifatto con numeri più prudenti. La scelta sull’idrogeno verde olandese, pur con aiuti appena approvati, resta una scommessa a medio termine: l’importo del sussidio conta, ma la coerenza tra regole, scadenze e obiettivi reali conta di più.




