La tecnologia AEM, nata in Italia nel 2009, non richiede iridio e ha già un produttore commerciale di riferimento
Chi oggi valuta l’acquisto di un elettrolizzatore per produrre idrogeno verde parte da una domanda molto concreta: quanto costa? La risposta lo porta presto a un metallo raro di cui si parla poco, l’iridio. L’elettrolisi PEM, uno dei metodi principali per ottenere idrogeno verde, dipende dall’iridio e, secondo una stima di Enapter, l’offerta globale basterebbe al massimo per 30 GW di capacità produttiva di elettrolizzatori PEM. Ma c’è un’altra strada. In un articolo di SciTechDaily pubblicato il 7 settembre 2026 si racconta un elettrodo sviluppato da ricercatori cinesi che combina cinque metalli e punta a ridurre la dipendenza dall’iridio.
Il paradosso dell’iridio
Per chi produce idrogeno verde, il problema non è solo quanto costa l’elettrolizzatore oggi, ma quanto potrà costare domani se la materia prima chiave scarseggia. L’elettrolisi PEM richiede iridio; secondo la stessa stima di Enapter, la capacità globale di fornitura ne consentirebbe al massimo 30 GW di capacità produttiva di elettrolizzatori PEM. Tradotto in pratica, chi vuole crescere in fretta rischia di scontrarsi con un limite di fornitura prima ancora che con un problema di prezzo. La domanda che ne segue è semplice: e se si potesse produrre idrogeno verde senza iridio?
Cinque metalli al posto dell’iridio
Una possibile risposta arriva da un laboratorio di Hefei, in Cina. I ricercatori della Chinese Academy of Sciences hanno messo a punto un elettrodo che combina cinque metalli in una struttura ad alta entropia chiamata antiperovskite. Il lavoro, guidato da Guowen Meng e Bin Chen dell’Institute of Solid State Physics presso gli Hefei Institutes of Physical Science, è stato pubblicato su ACS Nano il 29 giugno 2026. I numeri sono da laboratorio, ma meritano attenzione: in un elettrolita alcalino l’elettrodo ha richiesto un sovrapotenziale di 279 millivolt per raggiungere 100 milliampere per centimetro quadrato. Installato in un elettrolizzatore AEM, ha erogato 500 milliampere per centimetro quadrato a una tensione di cella di 1,662 volt, restando stabile per più di 400 ore con poco deterioramento.
Per un lettore non tecnico, un sovrapotenziale basso significa meno energia sprecata per far partire la reazione. I milliampere per centimetro quadrato indicano quanta corrente passa per unità di superficie: più alta è la densità, più idrogeno si produce a parità di area di elettrodo. La stabilità di oltre 400 ore, con poco deterioramento, è un dato utile perché i grandi impianti a idrogeno devono funzionare a piena potenza senza dover sostituire spesso il catalizzatore. Non sono ancora i dati di un impianto commerciale, ma indicano che l’elettrolisi AEM può fare a meno di metalli rari senza crollare nelle prestazioni, almeno in laboratorio. Resta da capire se qualcuno produce già con questa tecnologia.
Nata in Italia, oggi sul mercato
Quei numeri non cadono nel vuoto. La tecnologia degli elettrolizzatori AEM è nata nel 2009 grazie all’azienda italiana di ricerca e sviluppo ACTA S.p.A.. Nel 2017 Enapter ha rilevato tecnologia core, brevetti e team di elettrochimica. Rispetto agli elettrolizzatori PEM, quelli AEM non richiedono protezione dalla corrosione in titanio né costoso iridio. Enapter è il principale produttore commercializzato di elettrolizzatori AEM, e questo rende l’alternativa concreta per chi valuta un impianto. Resta da capire se i costi reali convinceranno anche le imprese più prudenti.
Chi oggi produce o compra idrogeno verde può iniziare a fare una domanda semplice: questo sistema usa iridio? E, a parità di prestazioni, quanto costa davvero un elettrolizzatore AEM? La ricerca cinese non fornisce ancora un prezzo di listino, ma aggiunge un tassello: l’alternativa all’iridio non è più solo teorica.




